Carne innocente* (una recensione, forse)

*questa è la prima di due recensioni in lista d’attesa. Comincio da questa perché si comincia sempre dal libro terminato prima. O no? Vabbé, io sì. 

Lo scorso anno lamentavo la latitanza di autrici femmine tra le mie letture, in questo post.  Per carità, non è che nel frattempo abbia letto tutte le donne che mi sono state consigliate all’epoca, anzi, ho continuato imperterrita a leggere soprattutto libri scritti da autori maschi.

Però quest’anno, tu vedi la coincidenza, ho cominciato con tre letture, due cartacee e una digitale, di donne. La lettura digitale la tralascio, per il momento, perché ne parlerò in uno dei miei post sui libri digitali che circolano.

Invece oggi vi racconto di Carne innocente, scritto da due donne (Laura Costantini e Loredana Falcone, che da anni ormai si incontrano per le strade impervie dell’editoria indipendente. Il romanzo in questione è stato pubblicato da Historica, una piccola casa editrice non a pagamento, e pure sulla casa editrice ci sarebbero tante cose da dire, ma è un’altra storia e la si dovrà raccontare un’altra volta, su un altro blog, magari).

È doverosa una premessa: Carne innocente è il secondo romanzo di una trilogia. Il primo romanzo, che io leggerò in disordine rigoroso, si intitola Fiume pagano. Il terzo non è ancora uscito ma lo attenderemo al varco.

Siamo nel genere giallo, e sono di scena due investigatori: Nemo, un giornalista dall’aria e dalla vita piuttosto sgangherata (vive in un B&B, tanto per dirne una, e si impatacca ogni volta che mangia un pezzo di pizza o un supplì, per dirne un”altra) e Quirino, un carabiniere dalla vita un po’ più normale. Per quanto possa essere normale la vita di una famiglia dotata di figlia adolescente, ovvio.

Ora, credo di aver chiarito che a me piace leggere romanzi gialli, ma non leggo qualunque romanzo giallo che mi capita davanti. Altrimenti starei fresca. Non uscirei più di casa.

E pure se conosco Laura Costantini in quanto frequentatrice dello Starbooks, non so se avrei letto Carne innocente, se non ci fosse stato un elemento fondamentale.

Si tratta di un racconto su due piani temporali. Un piano temporale comincia durante la deportazione degli ebrei del ghetto di Roma. Vista dagli occhi di una gentile piuttosto particolare.

Ecco, devo dire che a convincermi a reperire il romanzo è stato proprio questo elemento. Più dell’idea che si trattasse di un giallo, più della curiosità verso la scrittura di una persona che pure in modo virtuale conosco (e a dirla tutta non sempre conoscere virtualmente una persona fa venire voglia di leggere quello che scrive, ma se ne riparlerà, di nuovo, in un’altra storia), mi affascinava l’idea di leggere una storia che affonda a le sue radici in quel preciso momento storico E non solo.

Però non ho intenzione di fare un riassunto della trama. Potete leggerla tranquillamente sul sito di Historica.

Invece mi interessa parlare dei personaggi. che sono ben costruiti, e parlano in modo credibile. Mi rendo conto, è qualcosa di inverosimile, dopo tanti dialoghi che non stanno né in cielo né in terra, eppure ogni tanto capita.  Qui dentro succede.  La figlia adolescente poi risulta così terribilmente irritante nella sua adolescenza che ti fa venire voglia di tirarle un meritato ceffone, ogni tanto.

Poi in questo romanzo, se ne accorgerà chi lo legge, si mangia. E si mangia tanto. Si potrebbe dire che si mangia sempre.  E c’è pure una considerazione, sul modo di mangiare dei romani, fatta da una donna ligure,  Maristella (perché non va confusa con l’ex ministro della pubblica istruzione), che fa un paragone con i modi settentrionali: “Per noi ogni pasto non deve necessariamente sembrare l’ultimo”. Da brava settentrionale trapiantata a Roma trovo che sia la perfetta sintesi di come si sente chi arriva dal settentrione e si trova davanti a un pasto dei romani. Il paradosso è che a scriverlo sono due donne romane.

Insomma, in questo romanzo c’è un po’ di tutto. C’è il dramma inevitabile delle storie dove ci si scontra con la deportazione degli ebrei, ma c’è anche un sacco di vita quotidiana, con le tragedie minuscole che sembrano enormi degli adolescenti, con le paturnie del lavoro, con le mogli scontente, con l’indagine e il classico intreccio del giallo.

E c’è Roma, anzi, Roma straborda dalle pagine di questo romanzo. Ora, se detestate Roma avrete indubbiamente un problema, perché già alla prima comparsa di Nemo sentirete un sacco di romanità dentro e fuori dalle pagine. Quindi tralasciate di leggerlo, non sia mai che dobbiate soffrire le pene dell’inferno.

In caso contrario dategli un’opportunità. Non vi dico che poi vi rimborso se non rimarrete soddisfatti, perché diventa un po’ complicato. Però posso promettervi che appena vinco al Superenalotto vi porto a fare l’aperitivo da Panella. Vi ci porterei pure prima, ma li mortacci sua adesso vuole 15 euro…

Dimenticavo. Laura e Lory hanno anche un blog, casomai voleste farci un giro.

A sproposito, ma mica tanto. Il romanzo non mi risulta ancora reperibile per ebook, anzi, quando sarà disponibile fate un fischio.

Invece è reperibile Fiume pagano, solo come epub (dovrò bacchettare Francesco Giubilei perché su kindle non lo posso leggere…).

Quindi quelli che amano cominciare in ordine cronologico possono accomodarsi. Io ho una lunga tradizione di romanzi seriali in rigoroso disordine cronologico, da Pennac a Fred Vargas, e non mi permetterei mai di non rispettare le tradizioni. Va contro la mia religione.

Annunci

6 thoughts on “Carne innocente* (una recensione, forse)

  1. Sono molto d’accordo con la tua recensione. Soprattutto per i dialoghi che mi sembrano più verosimili di quelli di tante fiction (Laura ZG Costantini, Loredana Falcone, avete mai pensato di provare a proporre una fiction?). E aggiungo una cosa: io non sono affatto un fan di Roma, però la storia la trovo godibile ugualmente. Quindi: libro consigliato anche a chi non guarderebbe mai una puntata dei Cesaroni!

  2. Io però lo consiglierei anche a chi non ama Roma. Le masse vanno comunque educate 😉 Scherzo, non mi linciate, e grazie. Perché le forse-recensioni son sempre le migliori, perché ci prendono come poche altre.

      1. L’altro giorno si diceva, qui a Torino, che Roma è “una città faticosa”. Ecco, penso sia la migliore definizione che potrei dare 😉
        Non contesto la bellezza della città, “però non ci vivrei mai” (semicit.).

Ehi, tu che stai per commentare. Sei proprio sicuro che il link al tuo blog inserito in calce al commento sia necessario?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...