Recensioni, forse – Nient’altro che amare (Amneris Di Cesare)

Ho deciso. Faccio una nuova rubrica rigorosamente in disordine sparso, e ci scrivo delle recensioni, forse. Anche perché qui si accumulano i libri di cui ho deciso che vi parlerò, e se non li recensisco forse non so come parlarvene. Intanto continuiamo con la seconda di cui accennavo un po’ di tempo fa.

Amneris Di Cesare io la conoscevo virtualmente, qualche anno fa. Nel senso che l’avevo incrociata mentre bazzicavo un forum, ma l’ho incrociata quando lei non c’era più. Quindi per poco non ci siamo incrociate sul serio.

C’è voluto lo Starbooks, galeotto fu quel bar e chi lo aprì, perché ci si cominciasse a parlare, sempre virtualmente.

Amneris è una scrittrice esordiente. Ha pubblicato un romanzo con un piccolo editore, sempre non a pagamento. Il romanzo si intitola Nient’altro che amare.

L’ho comprato con fatica, questo romanzo. Non perché non riuscissi a trovarlo, ma perché ho dovuto ordinarlo su Amazon. E io da un po’ cerco di non ordinarli, i romanzi su Amazon. Perché c’è quella rottura di palle dell’attendere i libri che arrivano per posta, e poi c’è lo spazio in casa che latita, ma soprattutto in questo caso c’è che il romanzo è solo cartaceo e io coi romanzi che sono solo cartacei ho ancora quella voglia di prendere in mano, sfogliare, leggere la quarta di copertina, decidere che l’edizione mi piace e comprare. Questa cosa con i piccoli editori non si può sempre fare, voglio dire, non li trovi sempre in libreria, anzi, certi non li trovi mai. Ti salvi se vai alla fiera della piccola editoria, e allora impari che certe edizioni ti piacciono. Ti fidi, e se esce un altro libro di quelle edizioni non hai più le remore date dalla mancata esplorazione della carta. Il libro di carta, quando è di carta, ti deve piacere pure mentre lo tieni in mano. Non ce n’è. Sennò davvero, perché non ti compri il formato ebook? Se non te ne frega di quello che stai toccando e che tieni in mano, intendo dire. Se non ti piace. Se non lo trovi fatto bene.

Però l’editore di Amneris (Centoautori, se vi interessa saperlo), quest’anno, in fiera, non c’era. Non tutti gli editori ci vanno, in fiera. Pare che sia antieconomico. Ma questa è un’altra storia.

E quindi mi sono fidata sulla parola. Ho comprato il libro di Amneris.

È stato il secondo libro che ho letto quest’anno.

Allora, il libro parla di amore.

Che scoperta, lo dice il titolo. Il problema è che è un amore strano. È in prima persona, e la protagonista non è molto colta. Pure se legge. Ma ha imparato e continuato a leggere a fatica, perché arriva da un paese e da un’epoca storica in cui le donne non sta bene che leggano, se sono di cattiva famiglia. Dove per cattiva si intende povera, mica cattiva nel vero senso della parola.

Questa donna, oltre a essere una donna di cattiva famiglia in un’epoca che non è granché per le donne di cattiva famiglia, ha pure dei genitori che non sono granché. Nel vero senso della parola. Il padre glie mena. La madre non la ama, e tra l’altro le affibbia un soprannome, a’ Zannuta che si porta dietro per tutta la vita. Perché ha i denti e pure l’espressione da coniglio.

Questo è il presupposto, ci sono tutti gli elementi per una di quelle storie alla Verga che a furia di leggerle ti fanno venire voglia di prendere e scaraventare il buon autore giù per le scale perché ti dici ‘cazzo, no, questo è troppo’.

C’è una crudeltà nel mondo che viene raccontato, soprattutto nelle donne, che a tratti è insopportabile.

E io che i libri di carta li leggo in metropolitana (oddio, non solo quelli di carta, pure quelli digitali, ma l’ebook rider non è che lo puoi scaraventare, perché si rompe) ogni tanto il libro lo dovevo chiudere.

Perché questa donna era persino irritante. Le andava bene tutto. Si incazzava solo quando le toccavano i figli.

Che poi in effetti non è una cosa strana, ma a me faceva strano. Perché di donne così per fortuna non ne conosco. Pure se so che esistono.

Devo dire che c’è stato un momento in cui quello che le stava capitando sembrava pure troppo. In sceneggiatura un nostro insegnante lo chiamava effetto Paperino, e per fortuna che non era un film, perché in un film non sarebbe stato accettabile. Sarebbe passato qualcuno a dire ‘no, sta diventando troppo’.

Invece nei libri si può.  Alla fine pure se a te sembra troppo, dopo un po’ cominci a capire che il personaggio in realtà non può fare diversamente. Perché non è l’epoca in cui può fare diversamente, molto semplice. Allora sta lì, si arrangia, cresce  i suoi figli, e che strano, non odia nessuno. La cosa più fastidiosa, in un certo senso.

Però il romanzo regge, eh. Pure se lo butti via incazzata diciotto milioni di volte, in fondo sei pur sempre cresciuta in Italia, la patria di Verga, e mica solo sua. Pure i neorealisti non ci hanno scherzato tanto. Sei scafata. Anzi, continui a leggere aspettando che il peggio sia dietro l’angolo.

E invece il peggio non arriva. Arriva il meglio. In vecchiaia. A mo’ di ricompensa divina.

Posso essere onesta fino in fondo? A me, il meglio arrivato in vecchiaia, mi ha delusa. Perché arriva all’improvviso. Completamente inaspettato. E insomma, mi sono incazzata, perché non si può essere così crudeli con un personaggio, che è pure un bel personaggio, massacrarlo con le peggio cose per tutta la storia, o almeno finché non è troppo vecchio, e poi arriva la ricompensa divina quando è tardi per potersela godere, questa ricompensa divina.

Se devo trovare un difetto (l’effetto Paperino alla fine si sopporta, fa parte del gioco) è proprio il finale.

Però il romanzo si fa leggere. In effetti non vuol dire niente, si fa leggere. Diciamo che Maria a’ Zannuta o ti piace o la detesti e non ti frega niente di sapere come va a finire. Di sicuro non ti lascia indifferente.

Quindi io consiglierei di cercarlo, il romanzo di Amneris, e di leggerlo.

Come al solito mi riservo il diritto di sbagliare.

Ci vediamo alla prossima recensione. Forse.

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3 thoughts on “Recensioni, forse – Nient’altro che amare (Amneris Di Cesare)

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