Nanetti* milanesi

In quel tempo era l’era Albertini. Frequentavo ancora l’Università Statale, in Festa del Perdono.

Ora, quando sei tendenzialmente fancazzista come me, appena hai un paio di ore buche tra una lezione e l’altra ti vai a fare un giro in centro e ne approfitti per scendere alla Feltrinelli in Galleria (dall’altra parte Mondadori non c’era ancora, potevo giusto andare al Virgin Megastore, ma non aveva i libri) e sfogliare quello che ti pare e piace.

Quindi ero davanti a Feltrinelli, indecisa se entrare o no. Guardavo quanta gente ci fosse, perché a me troppa gente provoca  sempre qualche scompenso, come me li provocano i rumori forti.

E mentre guardavo nelle vetrine sento un colpo terribile dietro le spalle, poco sotto la chiappa destra. Un dolore che mi fa vedere le stelle. O meglio. Che mi fa vedere bianco. Ci ho messo un paio di minuti per ricordarmi dov’ero. Nel mentre arriva uno degli omini della sicurezza dell’Autogrill che mi chiede se sto bene.

A parte la Via  Lattea che mi passava davanti agli occhi, stavo bene. E gliel’ho detto. L’omino, rassicurato, si dirige verso un tizio che io non avevo nemmeno notato, coi capelli lunghi, piuttosto scalcagnato. Potremmo definirlo uno spostato.

Lo blocca. Io non sto capendo moltissimo, ma il poco che capisco è che il colpo terribile arrivava dal signore, senza nessun motivo apparente.

Ci vuole poco perché arrivi un poliziotto e gli immancabili signori della Milano bene, di una certa età, un uomo e una donna, l’uomo col cappotto di buona fattura, color cammello. La donna non me la ricordo ma è indifferente perché l’indignazione dell’uomo era sufficiente per riempire la piazza.

E insomma, ci sono lì quattro persone, di cui una spostata, che cominciano a parlare, e l’idea sarebbe che io me ne andassi alla polizia a sporgere denuncia.

Io guardo lo spostato. Guardo il signore con il cappotto color cammello. Sapete che c’è? A me tra i due faceva più paura il signore col cappotto color cammello, perché il tizio del colpo improvviso non stava evidentemente bene, ma il signore della Milano bene, che motivi aveva per vomitare rabbia? Alla fine il colpo l’avevo preso io.

E allora dico a questa banda di persone pronte a fare una gita in questura che non ho intenzione di sporgere denuncia, ne ho facoltà. Non ho proprio detto così, ma insomma, si capiva.

L’omino dell’Autogrill mi chiede se sono sicura. Il poliziotto (sapete che non mi ricordo se era una donna? Ci penso bene…) ripete la domanda. Confermo le mie intenzioni.

Ecco, non credo di avere mai sentito tanto disprezzo nella mia vita come quello che ha espresso il signore con il cappotto color cammello, perché pare che se certa gente circola a piede libero è colpa di quelli come me.

Io me ne fotto, comunque. Chiuso l’argomento, me ne vado per la mia strada.

Non so perché mi è tornato in mente proprio oggi. Sarà colpa delle discussioni sul Comune che userà dei fondi UE destinati alle politiche di integrazione dei Rom per la costruzione di villette in una zona specifica, con l’accordo degli abitanti. Un programma a lunga durata.

Ecco, a leggere le invettive contro il comune, gli insulti razzisti, la gente che vuole bruciare i rom, le cazzate dietro cui stanno nascondendo il loro razzismo e la loro xenofobia, ho pensato che forse non è per colpa di quelli come me, se siamo nella merda.

Ma per colpa dei signori con il cappotto color cammello.

*Nanetti sta per aneddoti.

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