I Colloqui Possibili

Dicevamo ieri che a breve non sarò più disoccupata, non si sa per quanto tempo. Però noi persone che sono state disoccupate e che hanno fissato due colloqui nel primi 10 giorni di agosto, passandone uno per un posto che se non è il lavoro dei sogni garantisce almeno i più elementari diritti e uno stipendio degno di questo nome come da CCNL di categoria, non rinunciamo a sentire cosa desidera l’altro datore di lavoro che ci ha contattati. Pure se dall’inizio abbiamo dei serissimi dubbi.

Premetto che la telefonata mi è giunta mentre mi trovavo alla Crypta Balbi, e non avevo internet a disposizione. Premetto che già l’annuncio doveva essere di quelli da cui fuggire, riportando nella sezione dedicata alla tipologia di contratto ‘altri contratti’ (quindi, probabilmente, co.co.pro. o peggio collaborazione). Premetto pure che l’annuncio era rivolto a operatrici. Quindi già di suo violava la legge antidiscriminazione.

Però era un back office. Quindi basta rispondere al telefono. Soprattutto era poco distante da casa, a 17 fermate di 451, poco prima di Ponte Mammolo. Vero è che il 451 soprattutto in estate diventa l’autobus più inaffidabile della terra. Ma tant’è, poi arriva l’inverno.

Quindi fisso il colloquio e nonostante abbia già di fatto sistemato la mia situazione occupazionale a partire da fine agosto ci vado comunque, a rischio di insolazione (alle 15.20 sulla Palmiro Togliatti dove prendo io l’autobus il sole picchia parecchio e la pensilina scotta)

Come previsto, il 451 salta due corse, di modo che nonostante l’anticipo sul colloquio arrivo in ritardo di un quarto d’ora.

Comunque arrivo. L’ufficio praticamente è in fase di allestimento, e già sono quelle cose che ti predispongono bene l’animo.  Però, nonostante il vuoto di mobili, chi ha deciso di aprire questa attività non ha disdegnato di riempire le sale con quei quadri motivazionali con immagini new age che riportano parole chiave e motti perfetti per le operatrici call center della Kirby descritte in Tutta la vita davanti.  Della serie: mando immediatamente un sms al Correttore per dirgli che in quell’ufficio, cascasse il mondo, non ci lavorerò mai.

A questo punto rimango perché voglio vedere come va a finire. Si prospettava un buon post per questo blog, e insomma, il seguito non è stato deludente.

Arriva il cosiddetto esaminatore, nonché direttore di non so bene che cosa. Indossa, chevvelodicoaffare, completo giacca e cravatta, esempio perfetto di abito che fa il monaco.  Prende il curriculum (che mi aveva chiesto di portare, non è che mi porto i curricula così, a buffo. Tra l’altro è morta la stampante e per stamparlo non racconto nemmeno l’impresa sostenuta) e mi dice che comunque lo aveva già, di là, più analitico. Vedi: il curriculum di Infojobs.

Mi chiede del mio ultimo posto di lavoro, che lui conosce. Mi dice pure che sua cognata ci lavora, come per cercare una qualche complicità. Ho evitato di dirgli cosa succede tra me e il mio ultimo posto di lavoro.

Ci tiene, il signore, a specificare che loro non sono un call center, diventerà un call center, ma più avanti, solo che adesso hanno un picco di lavoro e devono inserire almeno due persone, perché poi (me lo ripete 5 volte, si vede che per lui era fondamentale) dovranno aprire questo call center con 150 dipendenti.

Però il contratto sarà per settembre e basta, perché poi rientra sua moglie e rimarrà una sola risorsa. Ma tutto è da vedere, perché loro vogliono creare un call center da 150 persone.

Il lavoro sarebbe di inserimento dati, per il momento. Quindi back office. Quindi no call center. Non capisco  se le persone siano intimamente convinte che gli operatori call center nella vita non vogliano assolutamente fare altro perché sono felici di stare al telefono tutto il giorno. La diversificazione ti salva i neuroni, ma dev’essere un concetto complicato da capire.

Comunque a questo signore preme avere due risorse da mettere in due turni da 4 ore l’uno, o magari anche full time poi vediamo.

Per un lavoro di 4 ore al giorno per 5 giorni a settimana il signore offre nientepopodimenoché contratto di collaborazione (perché il primo mese è di prova, mica può fare un contratto con condizioni favorevoli al lavoratore, staremo scherzando) per la stratosferica cifra di 400 euro. Ovviamente di più, se si decide per il full time.

(rendo noto che per il mio ultimo lavoro in call center per 4 ore al giorno 5 giorni a settimana il mio stipendio oscillava tra i 580 e i 600 euro mensili netti. Più ferie pagate, tredicesima, malattia garantita, permessi retribuiti e liquidazione. Ah, e pure straordinari retribuiti. E noi stavamo al secondo livello anziché al terzo come i dipendenti diretti dell’azienda. Lo rendo noto così capite un attimo di che stiamo parlando)

A questo punto la tentazione di ridergli in faccia è stata forte. Ho evitato di ridere. Gli ho detto che sto aspettando altre risposte, quindi comunque entro domani (oggi) avrei saputo se sarei stata disponibile per il 26 agosto, per un secondo colloquio e una settimana di prova retribuita.

La sicumera dell’uomo comincia a vacillare. Mi risponde che lui deve saperlo subito, perché poi loro chiudono e (udite udite) fosse stato per lui sarebbe stato già in bermuda fuori dall’ufficio, ma c’è stato un picco di lavoro e, poverino, era costretto a soffrire le pene dell’inferno con un bel completo indosso.

Tanto per essere chiari, io in vacanza non ci vado proprio. Questo ormai da anni, perché comunque le vacanze non sono la mia priorità davanti alla necessità di mantenermi.

Ma insomma, mi stai dicendo che hai un picco di lavoro, una fretta del diavolo e però vuoi una risposta immediata perché tu la settimana prossima chiudi baracca e burattini e mica puoi aspettare i miei comodi di disoccupata, anzi, sei tu disoccupata che devi ringraziare che tu sia qui in ufficio a soffrire le pene dell’inferno per offrirmi un lavoro che sta al limite dello sfruttamento. Quasi quasi dovresti pagare tu, disoccupata, perché qualcuno vuole farti lavorare. (il sottotesto è tutto mio, eh, non ha detto nulla del genere ma si capiva alla perfezione).

E insomma, a questo punto mi sono resa conto che c’è stato un cortocircuito tra la mia comunicazione e il suo neurone funzionante, per cui non ha capito che gli ho detto ‘entro domani avrò la risposta’.

E loro oggi sono appunto aperti.

Sono uscita meditando se mandarlo affanculo appena richiamerà per dirmi cose strane o rispondergli un morbido ‘mi perdoni, mi hanno offerto un posto di lavoro dove per le stesse ore mi pagano 200 euro in più. Ho pensato di accettare. Sì, lo so, è un call center, ma  mi devo accontentare’.

A voi la palla. Cosa rispondereste al mio posto?

(va detto, a onor del vero, che ho preso queste decisioni con l’animo in pace dovuto al colloquio positivo del giorno prima. Non so se la reazione sarebbe stata tanto scanzonata, nel caso in cui fossi stata senza prospettive. So che non avrei comunque accettato, perché lo sfruttamento mi irrita sempre e comunque. Ma sarei stata molto più incazzata)

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