Aggiornamenti veloci (che poi non sono tanto veloci).

Quindi ho un nuovo lavoro, almeno per questo mese.

Per il prossimo non si sa, ché noi che abbiamo superato la data di scadenza dei 30 anni non abbiamo una pallida idea di quello che succede alla scadenza dei nostri contratti, si sa. D’altra parte abbiamo voluto superare i 30 e adesso sono cazzi nostri, Monti ce l’aveva già detto l’anno scorso, che non potevano pensare a tutti, ma noi imperterriti non abbiamo trovato il kit per eliminarci e allora siamo qui ad aspettare le scadenze dei contratti, come d’autunno gli alberi le foglie. O quelli erano i soldati?

Bah. Comunque non volevo deprimermi già alle nove del mattino, eh. Sono pure contenta di avere finalmente sbloccato questo periodo lunghissimo di disoccupazione non richiesta, ché la faccenda rischiava di diventare deprimente, tra annunci inesistenti, offerte ai limiti della decenza e il rischio sempre rimandato ma non ancora scongiurato del tutto di dover tornare a cercare lavoro a Milano.

Per carità, eh, io voglio bene a Milano, e voglio bene pure ai miei amici, vorrei vedere più spesso tutti i miei nipotini acquisiti, pure quelli nuovi che mancano all’appello, devo anche visitare un sacco di posti per il romanzo nuovo che sto scrivendo, ma la sola idea di tornare a casa da papà e mamma e lasciare il Correttore da solo a Roma, più la mancanza del Parco degli Acquedotti, della vista su San Giovanni Bosco tutte le mattine, delle gite occasionali a visitare chiese o vecchi ruderi di quei tizi dell’Antica Roma, tipo le mura serviane, e altre cosette che alla fine mi piacciono da queste parti… ecco, diciamo che non è proprio cosa, per il momento.

Quindi almeno per ora sono qui. A fare come al solito assistenza clienti, ma chissenefrega. Il posto è raggiungibile, non proprio vicinissimo a casa ma è un posto dove non devo cambiare con la metro B. Salto su sotto casa e scendo a Cornelia, se proprio non voglio farmi un pezzo a piedi, e prendo un autobus. Oppure a Battistini, se mi viene voglia di camminare. (non ho tanta voglia dio camminare, di solito. Soprattutto quando torno dal lavoro).

È ricominciata pure la solita trafila dei turni, questa è l’unica rottura di palle. Non avere orari fissi che permettono di organizzarsi una vita oltre al lavoro. Ma almeno per ora ho liberi sia il sabato e la domenica (se per caso ci saranno altri rinnovi mi resterà libera solo la domenica. Quando capiterà di trovarmi a lavorare anche nei turni fino a mezzanotte sarà il momento di pensare ad altro perché non potrò più tornare a casa, ma ci penseremo quando dovesse capitare).

Poi tra un paio di settimane vedrò il mio avvocato, perché nel frattempo è stata pure fissata la data per la vertenza. Ecco, se c’è una cosa che ho imparato in questi lunghi mesi di disoccupazione è che non farò mai più una vertenza a un’azienda. Non perché ho paura di perdere o cose simili, ma perché i tempi di una vertenza sono lunghi e logorano, soprattutto se nel frattempo non riesci a trovare un nuovo lavoro. Quando ti fissano un’udienza il 1 ottobre  e tu hai avviato la pratica a novembre dell’anno precedente è uno stillicidio, perché magari i giudici hanno altre cause in corso e ti piazzano le udienze nel primo giorno disponibile, ma tu hai solo quella, a cui pensare. E ti fai un sacco di paranoie, aspetti, ti deprimi, soprattutto non hai una pallida idea di come andrà, perché non hai la certezza matematica che il giudice ti darà ragione, e se ti desse torto potresti dover pagare un botto di soldi, come è capitato a Torino recentemente.

Però non è nemmeno per la questione del rischio di dover pagare. È proprio una questione di logoramento psichico. Non so se sono contenta di avere fatto vertenza, pure se mi sembra ancora l’unica decisione da prendere dopo la conclusione del mio ultimo rapporto di lavoro. È che una dovrebbe avere voglia di essere incazzata come era incazzata alla scadenza dell’ultimo contratto per troppo tempo. Io tutto questo tempo per essere incazzata mica lo posso perdere. Ho da fare altre cose.

Devo scrivere, devo bisticciare con i cretini che dicono idiozia su facebook, devo leggere un sacco di libri, devo giocare con un sacco di nipotini acquisiti, devo vedere monumenti e studiare l’antica Roma, devo avere un altro lavoro e ore impegnate e soprattutto devo dormire la notte. E chi ce la fa a stare sempre, perennemente incazzata con una sola azienda che alla fine non vede più?

Perciò una volta che sarà finita questa roba, provata l’ebrezza di far valere i miei diritti e di essermi sentita ripetere a destra e a sinistra che non vale la pena fare vertenze per questo e questo e quest’altro motivo, spero di non dovermi più trovare nella condizione di scegliere di fare una vertenza a chicchessia.

Piuttosto lancerò sampietrini.

E adesso vado a scrivere, ché ho una intera mattina libera e ho già stirato. Ho il tempo per altre cose.

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3 thoughts on “Aggiornamenti veloci (che poi non sono tanto veloci).

  1. sono passato per una vertenza anche io, ormai dieci anni fa, credo di capirti. Per il resto, sono quei periodi che poi ci pensi dopo qualche anno, perché nel frattempo tutto si è risolto, e ti batti la mano sulla spalla da sola e ti fai i complimenti.

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