Nuove disavventure nei cinema dell’Urbe (edizione 2013)

Precisazioni

Non è che non sono andata al cinema per tutto il 2013. È che per tutto il 2013 non mi erano capitate disavventure degne di nota e sconsigli sulla sala cinematografica.

Quindi ieri sera siamo stati a vedere L’arte della felicità, film di animazione italiano che ha aperto la Settimana della Critica all’ultima Mostra del Cinema di Venezia.

Naturalmente, essendo uno dei film di Venezia, ma non uno di quelli più rinomati e blasonati, e addirittura un film di animazione italiano, l’hanno messo al Nuovo Olimpia.

Ora, probabilmente i romani che vanno abitualmente a vedere film di un certo tipo (quelli che vedono i cinefili, i mestieranti del cinema  e i radical chic, in genere, più gli amici e  gli ex compagni di corso quando si tratta di un film italiano di uno degli ex del Centro Sperimentale, anche se gli ex compagni ogni tanto coincidono anche con qualche mestierante del cinema) conoscono il Nuovo Olimpia.

Per gli altri che non lo hanno mai visto, fortuna loro, il Nuovo Olimpia è un buco di due sale. Io in genere beccavo i film nella sala più piccola. Una roba rettangolare, con pochi posti, dove inevitabilmente ho trovato delle chicche o roba che mi ha segnato un po’ la vita  e i pianti. Vedi Ogni cosa è illuminata, vedi The King’s Speech in lingua originale. Insomma, una sala di merda per film meravigliosi. Sarà la dura legge del contrappasso.

Oh, non ero mai stata prima di ieri sera nella sala più grande, forse per una botta di sfortuna. Ecco, l’altra sala in effetti ha più le dimensioni da sala cinematografica, e ha pure le poltroncine messe ad anfiteatro, molto comode.

Probabilmente vi state chiedendo perché tutto ciò deve essere annoverato tra le disavventure (ancora più probabilmente non ve ne frega un cazzo perché avete smesso di leggere alla parola ‘film per radical chic e cinefili, ma non importa).

Il fatto è che abbiamo fatto i biglietti e ci siamo addentrati in questa sala, controllando la numerazione (da biglietto pare che i posti fossero numerati). I nostri biglietti dicevano ‘Fila K’.

Abbiamo cercato, siamo arrivati alla I, si passava direttamente alla L. E insomma, se l’alfabeto non è un opinione, e non lo è, la fila K non ci stava. Anche perché alla L finiva proprio la sala.

Stessa disavventura è capitata a un paio di persone che cercavano la fila J. Nemmeno la fila J ci stava.

Ora. Io non so come vi sentiate voi quando avete un biglietto numerato e la fila del vostro posto non esiste. Anzi, non so nemmeno se vi sia mai capitata una cosa del genere. Non è bello, ma insomma, una soluzione va trovata.

Sono andata a chiedere che fine avessero fatto le file.

La simpatica signorina che ci aveva indicato l’entrata della sala ha risposto ‘la numerazione non vale, sedetevi dove vi pare’.

Ah. Quindi la numerazione non vale. Quindi ci sediamo dove ci pare. E dirlo prima?

Comunque c’era una fila decente (mi pare la F) e ci siamo accaparrati dei posti decenti. A saperlo prima, che la numerazione non vale, ci saremmo accaparrati la fila dietro, che era pure più comoda, battendo sul tempo gente entrata dopo di noi. Ma non si può avere tutto dalla vita.

È finita qui? Tutto è bene quel che finisce bene? E allora dov’è la disavventura?

Non è finita qui, perché noi eravamo in anticipo e ci siamo accomodati, ma siccome nei cinema la gente arriva anche a mezzo secondo dall’inizio del film  questa triste storia di file inesistenti si è protratta, creando anche un certo imbarazzo nelle persone che arrivavano reclamando legittimamente i loro posti.

in tutto ciò, pensate che la simpatica signorina che indicava l’ingresso in sala abbia provveduto a spiegare agli ignari spettatori ligi alla numerazione che potevano fare a ‘ndo cojo, cojo? Manco per idea.

Così è toccato a noi che ci eravamo appropriati all’apparenza dei posti di cui erano legittimi proprietari per 86 minuti che no, in realtà eravamo stati autorizzati in quanto la sala non disponeva di un paio di file vendute e che la numerazione era di bellezza.

E insomma, non si fa così. Non è che tu vendi biglietti numerati per posti che non esistono e poi quando te lo fanno notare dici ‘sedetevi dove vi pare’ ma non provvedi ad avvertire chi compra il biglietto che non deve tenere conto della numerazione.

Perché io personalmente non ci tengo, a fare la figura di quella che si siede al posto degli altri. Mi è capitato di vedere gente al mio posto che non si è voluta spostare e che ha creato spiacevoli reazioni a catena, ed è imbarazzante. Anche perché io di solito mi siedo al posto che mi è stato assegnato, se è assegnato. Mi pare una roba di civiltà.

Soprattutto, dopo una roba del genere è molto probabile che ci pensi due volte prima di tornare in quel cinema, pure se ha le poltroncine comode e pure se i film che proietta nell’altra sala sono di un certo spessore e sono ancora tra i miei ricordi cinematografici migliori.

(Ah, non vi ho parlato del film. Voi che potrete vederlo fuori dalla settimana di Venezia a Roma, senza l’introduzione fastidiosa di un omino che non solo vi racconta la trama di un film visto solo da lui e vi spiega pure che cosa scoprirete alla fine del film, facendovi chiedere ‘e adesso che cazzo vedo il film a fare?’, andateci, perché magari è un po’ retorico, come film di animazione, e non è perfetto. Ma è di sicuro qualcosa da vedere, se vi piace l’animazione. E ha una bella colonna sonora.

Ecco, se odiate Napoli, i napoletani, e la cadenza napoletana magari lasciate perdere, perché potreste rimanere offesi, ma se odiate tutta questa roba potete accomodarvi con discrezione fuori da questo blog ché non vi ci voglio più nemmeno immaginare fermi davanti per qualche secondo.

Io penso che d’ora in poi, se dovrò vedere film italiani, mi dedicherò all’animazione. Per dire. Ma non andrò a vederla al Nuovo Olimpia, se posso risparmiarmelo)

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2 thoughts on “Nuove disavventure nei cinema dell’Urbe (edizione 2013)

    1. Uh, ma prego. Adesso vengo a dare un’occhiata. (c’entra niente con il film in questione ma amici del Centro Sperimentale mi hanno parlato bene anche del suo saggio, vorrei riuscire a vedere anche quello)

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