Come sopravvivere a un esaurimento nervoso*

*questo post è vecchio di qualche mese. Più precisamente, del 7 luglio. L’avevo scritto altrove, e in questi giorni ci ripenso spesso. Quindi lo riposto in pubblico. Così non pensate che mi sono scordata di avere un blog. Ho solo un sacco di pensieri e un sacco di stanchezza addosso. Prima o poi passano. Spero.

Non so come la pensiate voi sul potere catartico della scrittura. Io sono arrivata a pensarla o meno come la mia prima analista, donna molto in gamba che mi spiace non avere più potuto frequentare per problemi economici (non interrompete mai l’analisi per problemi economici perché è una cosa bruttissima. Rischiate di trascinarvi roba per anni e anni prima di poter trovare un altr* analista in gamba, e la vostra vita ne potrebbe risentire. Ma questa è un’altra storia).

Lei mi disse, dopo un paio di mesi di sedute, che a me aveva salvato la pelle, in senso metaforico, proprio la scrittura. Ora, devo dire che negli anni ho preso con le molle questa definizione. Ci sono stati momenti in cui la scrittura mi sembrava un mero esercizio di stile, o un modo per poter campare percependo un compenso, e in quel senso fisico in effetti mi aveva un po’ salvato la pelle, salvo diventare un peso per un po’ di tempo.

Ho capito cosa intendesse dire nell’ultima settimana, quando sia nella vita reale che nella storia dei miei personaggi ho riaffrontato per l’ennesima volta la morte di qualcuno che conosco.

Non sto a spiegarvi chi è morto, vi interesserebbe poco. Vi basti sapere che è una persona che è stata importante per parecchio tempo, quando ero adolescente, e le persone che si conoscono in adolescenza, quando mancano, riassumono la stessa importanza che avevano quando eri adolescente. Ti sembra che il tempo torni indietro e che non siano passati anni, che non ci sia stata nessuna crescita, che tutte le razionalizzazioni fatte intorno alla morte da quando non sapevi se grattarti l’orologio o caricarti il culo se ne vadano un po’ a puttane.

Non conta più nulla. Conta solo che qualcuno che conoscevi all’improvviso è finito contro un camion e tu ogni due per tre cominci a provare una rabbia che ti manda ai matti e ti fa svegliare in piena notte in lacrime. Se avessi un qualche padre eterno a disposizione probabilmente lo prenderesti a pugni, ma questo è impossibile perché hai stabilito che un padre eterno che fa schiantare qualcuno che conosci, una brava persona, contro un camion non può esistere. Perché se esiste è un’entità inutile o carogna. Allora è meglio che non ci sia.

Ecco, in questa settimana di pianti e di incazzature io non avevo altro da fare (grazie pure alla disoccupazione che continua imperterrita) a parte scrivere e rivedere paragrafi.

E la sfiga, o la fortuna, ha voluto che si trattasse proprio dei paragrafi in cui andava affrontata la malattia e la morte. Il che implica affrontare il dolore della protagonista.

Forse dovrei avere un po’ di pudore, prima di scrivere questa cosa. Ma tanto siamo in quattro a leggere questo blog, e scriviamo tutti e quattro. Sticazzi il pudore.

Ho buttato tutto quello che avevo addosso nella scrittura. Era come riscrivere daccapo il finale della storia. A dire il vero un po’ lo sto riscrivendo, perché c’è una differenza tra il momento in cui l’ho scritta, anni fa, e adesso. Allora non avevo una pallida idea di quello che ti succede quando muore qualcuno e tu stai a guardare senza poterci fare un cazzo.

Adesso sì.

E a furia di scrivere e riscrivere, piangere (c’è stato un pomeriggio in cui dopo aver rivisto un intero paragrafo, stravolgendolo, ho cominciato a piangere sulle spalle del Correttore) e vivere con i miei personaggi il dolore reale si attenuava. Si è attenuato così tanto che ora le mie crisi di nervi sono sparite.

Resta un po’ di incazzatura, ogni tanto mi spunta qualche lacrima, ma non ho più la sensazione che mi stiano strappando pezzi di pelle di dosso.

L’ho lasciata al romanzo. Non so se il romanzo ci abbia guadagnato, ma se questa cosa mi ha risparmiato un esaurimento nervoso ne è valsa la pena, comunque.

E insomma, credo proprio che la scrittura salvi la pelle, e che la mia analista avesse tutte le ragioni della Terra.

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One thought on “Come sopravvivere a un esaurimento nervoso*

  1. le persone che si conoscono in adolescenza, quando mancano, riassumono la stessa importanza che avevano quando eri adolescente.

    già…

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