Sconsigli cinematografici: Il paradiso degli orchi

ATTENZIONE. CONTIENE SPOILER.

Sì, va bene. Se lo aspettavano un po’ tutti.

Ma io, quando esce la trasposizione cinematografica del romanzo che ha cambiato la mia percezione della scrittura, devo andare a vederlo. Non è che posso farmelo raccontare. Presente il fratello figlio unico di Rino Gaetano che non ha mai parlato di un film senza prima vederlo? Ecco, quella roba lì.

Calcolando pure che ho visto trasposizioni bellissime di romanzi che ho amato, e una magari non gli avrebbe dato una lira bucata (o un euro, dipende da quando le ho viste), considerando una certa mania per gli adattamenti rimasta appiccicata da quando frequentavo il corso Rai e la sceneggiatura, aggiungendoci un certo masochismo misto a curiosità insana, si capisce come non potevo risparmiarmi proprio questo film.

Posso cominciare con un appunto sulla regia, pure se è una delle cose meno irritanti? La regia sembrava un pessimo tentativo di imitare Amèlie. Che poi, io Amèlie l’ho odiato, ma dal punto di vista della regia non gli potevi dire niente. A questo dovresti dire un sacco di cose, tutte poco gradevoli. Quindi passiamo alla storia, che è roba mia.

Vi dico brevemente che in qualche punto ho riso. Di gusto, eh. Perché un lato buono del film è l’essere riuscito a rispettare la peculiarità della famiglia Malaussène*, ossia quella sensazione di stare in una gabbia di matti dove i bambini e gli adulti si fondono. Il Piccolo è Il Piccolo, Jèremy è Jèremy, Thèrese è Thèrese.  Solo che ci fermiamo qui, con le similitudini. Ah, sì, pure Verdun è Verdun, ma arriva troppo presto.

E qui cominciano le differenze.

Per esempio. Sì, c’è Louna. Ma non è Louna. Questa qui io non l’ho mai vista nella mia vita. È una sorella che non ho mai incontrato. Chi caspita è?

Manca Claire. Dov’è quella figa di Claire, quella che procura a Benjamin dei desideri incestuosi? Datemi Claire o spacco tutto. Claire non c’è.

Manca Thèo. E insomma. Perché manca Thèo? Ma stiamo scherzando?

Vogliamo parlare di Julius il cane epilettico, quello dalla puzza che lo precede? Julius non somiglia per nulla al Julius che uno si aspetta. Forse è colpa di Tardì e dei suoi disegni, ma mi aspettavo una sorta di Sansone più magro, nei panni di Julius. E invece no.

Il peggio però è quando si arriva a considerare Benjamin. Perché qui c’è qualcosa di imperdonabile. Ci ripenso da ieri sera e non riesco a capacitarmi. Benjamin nel film è uno sfigato di 33 anni. E sì, mi rendo conto che Benjamin Malaussène è uno che fa il capro espiatorio di professione (le bouc emissaire, si dice in francese). Ma in nessun momento delle mie letture e riletture, nonostante il mestiere di Benjamin, ho avuto la sensazione che fosse uno sfigato. Benjamin è un idealista, con una serie di valori riconoscibili. Non è il coglione, perdonatemi il francesismo, che è stato messo in scena.

Se qualcuno a qualcuno di voi fosse capitato di vedere Monsieur Malaussène au thèatre, ecco, Bisio è molto più Malaussène di quanto non lo sia questo attore che pure dimostra trentatré anni.  Potremmo anche chiedere perché non ci hanno messo Bisio?, ma sarebbe stato improbabile, Bisio che fa Malaussène a trentatré anni. In fondo l’ultima volta che l’ho visto a teatro era il 1997, fate un po’ i conti.

E a parte ciò. Poteva pure essere credibile. Se non fosse sembrato un incredibile sfigato gesticolante. Poi magari la colpa è del doppiaggio, ma insomma, ci sono espressioni che il doppiaggio non cambia.

Oh, non mi sono dilungata sulla trama. Perché pure sulla linea gialla, quella che Pennac ha usato come escamotage per fregare il bel mondo della cultura alta francese e scrivere il suo romanzo come gli pareva e piaceva (si sa che nel genere basta che rispetti gli stilemi, poi puoi fare quello che ti pare. A lui era venuto benissimo).

Ecco, io mi immagino uno che entra al cinema e va a vedere Il paradiso degli orchi a scatola chiusa, senza avere una pallida idea di ciò che lo attende. Magari gli hanno detto che è un film per bambini, pure se i bambini si dovrebbero un po’ tappare le orecchie, perché il Moige potrebbe risentirsi, all’idea che dei giovani innocenti (!) possano sentire loro coetanei dare dei coglioni a destra e a manca.

Ma se poco poco uno entra al cinema pensando di andare a vedere un giallo, la storia comincia a fare acqua da tutte le parti. Soprattutto quando si arriva alla soluzione. Perché la soluzione ti arriva senza nemmeno farti capire come mai è arrivata. Non capisci da dove arriva l’illuminazione che permette di arrivare al colpevole. Eh, no, non si fa mica così.

(so che non volete che parli dello sio Stojil, quindi non ne parlo. Però nel caso di Kusturica mi riservo il diritto di esprimermi dopo averlo sentito in versione originale, ché il suo doppiaggio davvero gridava vendetta)

Ricapitolando. Devo dire che non sono pentita di averlo visto al cinema. Insomma, se me lo avessero raccontato, avrei voluto vederlo per rendermene conto con i miei occhi-

Devo dire anche un’altra cosa. Trasporre Il paradiso degli orchi, con tutta l’aspettativa che hanno i fan della famiglia Malaussène, gente che non è tenera e a volte potrebbe pure essere peggio di me (il che è tutto dire), non è un’impresa facile.

Proprio per questo era necessaria una cura maggiore. Se uno si sente preso in giro ne ha tutte le ragioni.

Pure da Pennac, eh. Perché andare alla presentazione di un film del genere, sponsorizzarlo mettendoci la tua faccia, insomma…

Comunque è andata. Credo che non vedrò il secondo. Ma che ci vado a fare, senza Claire e con Verdun che è nata anzitempo ed è pure diventata figlia di Louna? Senza Thèo? Con Benjamin che è uno sfigato? Ma che, scherziamo?

Piuttosto torno a rileggermi tutti i libri. Forse è meglio.

*sto dando per scontato che voi conosciate la storia della famiglia Malaussène, quindi non sto a raccontarla nei minimi dettagli. Se siete tra i malcapitati che leggono questa recensione senza avere mai aperto un libro della famiglia, fate una cosa.  Non proseguite nella lettura ma procuratevi Il paradiso degli orchi in libreria. Poi potete leggere la recensione e stabilire se vi interessa vedere il film. Diciamo che se non sa che è un giallo e glielo spacciano come film per bambini potrebbe pure crederci. Ve l’ho detto. Si ride. A tratti. Anche forte. Qualche battuta buona  c’è. Di sicuro non per merito della regia e della sceneggiatura, ma c’è.

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5 thoughts on “Sconsigli cinematografici: Il paradiso degli orchi

  1. “…uando esce la trasposizione cinematografica del romanzo che ha cambiato la mia percezione della scrittura, devo andare a vederlo. Non è che posso farmelo raccontare.”
    Ecco, nel mio caso penso che mi accontenterò proprio del tuo post… da brava adoratrice di Pennac mi sento già abbastanza delusa così, “per interposta persona”! 😦

    1. Io preferisco andare a vedere con i miei occhi, ma è una roba personale. D’altronde è masochismo dovuto pure a questione semiprofessionale, noi che scriviamo sceneggiature poi ci portiamo dietro il demone per tutta la vita, pure quando non scriviamo più sceneggiature da anni…

      1. Di solito quando esce qualcosa tratto da un romanzo che ho amato anche io preferisco (anzi, voglio!) vederlo di persona… infatti questo film sulla saga dei Malausséne lo stavo proprio aspettando: di carne al fuoco per fare un bel lavoro ce n’era tanta! Forse “troppa”, visto che hanno fatto una strage di personaggi chiave (che è poi il motivo principale per cui m’è passata la voglia).

  2. salve,voi che avete letto i libri mi spiegate cosa facevano ai bambini? io ho appena visto il film ma non si capisce, o almeno da quel poco che si intuisce pare i sia una spiegazione più profonda che va oltre la mera depravazione fine a se stessa o sbaglio?

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