Precisazioni doverose

Che poi una si rompe pure le palle di ribadirle, certe cose, ma insomma, è necessario.

Ora, continuo a leggere gente che difende la protesta in piazza perché in piazza stanno lottando per i precari e quelli che non hanno una casa.

Ve lo dico gentilmente ma con fermezza. Io sono precaria, non ho un lavoro in questo momento, non so quando ne avrò un altro, spero presto, ma di fatto faccio da anni l’altalena tra un posto e l’altro. Non ho nemmeno una casa mia, nel senso che non è di proprietà il posto in cui vivo. Non ho grandi prospettive per il futuro, mi arrangio, mi invento cose per evitare di sentirmi con l’acqua alla gola.

Ecco, il fatto è che quelli che sono in piazza, per quanto possano ripeterlo quanto gli pare, non stanno lottando per me. Le  mie lotte me le faccio da sola, in genere. E quando le faccio in compagnia, le faccio con la compagnia che mi somiglia.

E la gente che mi somiglia non è gente che sta in piazza lamentandosi perché non vuole pagare le tasse. Io, quando lavoro, le tasse le pago. Poi l’IRPEF spesso mi viene restituita, perché guadagno così poco che persino il fisco dice ‘forse non è il caso’. Però io le tasse, quando avrò uno stipendio decente che non mi faccia pensare ‘oddio come arrivo a fine mese’, le pagherò senza battere ciglio come ho sempre fatto. Perché è una roba civica, e a me hanno insegnato che si è cittadini pure quando ci sono dei doveri. Oltretutto quelle tasse servono per dare a tutti la possibilità di studiare, di avere servizi comuni, di avere una sanità. Non si sa per quanto, ma ci sono ancora. Quindi le mie tasse, per quanto possano infastidire in busta paga, tornano indietro in qualche modo.

Poi la gente che è in piazza pretende che tutti protestino come sta protestando lei, va in giro a obbligare i negozianti a chiudere. Ecco, io tutte le volte che sono stata in manifestazione (perché le manifestazioni di noi che siamo precari e non abbiamo un cazzo o dobbiamo difendere quello che abbiamo, so che è incredibile, esistono da prima del 9 dicembre 2013. Ci chiamavate terroristi e zecche rosse, ve ne ricordate? Eravate ben contenti quando i poliziotti manganellavano, chissà perché adesso che in piazza ci son quelli che non vogliono pagare le tasse siete contenti se non manganellano, ma non volevo polemizzare e adesso smetto) non mi è mai venuto in mente di dire ai commercianti ‘chiudete i negozi’. Anzi, mi faceva persino brutto non vedere i negozi aperti quando manifestavamo, perché era un clima di terrore e invece no, manifestare era un diritto, e per certi versi era pure bello vedere la gente in piazza, quando il corteo era tranquillo. Quindi nemmeno in questo mi rappresentano, quelli in piazza adesso. Soprattutto quando vanno in giro a urlare di bruciare i libri. Lì proprio siamo su due pianeti diversi.

Ancora, la gente che è in piazza adesso dice che è colpa degli immigrati, che ci portano via lavoro, se siamo messi così, e che i soldi invece di darli a loro dovrebbero darli a noi. Non si sa a noi chi. Noi italiani? Noi bianchi? Noi che siamo più belli? Pure qui, io di manifestazioni ne ho fatte anche con gli immigrati, perché quando la gente arriva nel mio paese non ho l’abitudine di pensare che siccome non ha la mia stessa cittadinanza allora deve stare peggio di me. Per quanto mi riguarda le persone non scelgono il posto dove nascono, e quando arrivano qui sono persone come lo sono io. Soprattutto se poi si trovano un lavoro e rispettano le mie stesse leggi. A dirla tutta se fosse per me  non dovrebbe avere i miei diritti chiunque non rispetti le mie stesse leggi, a partire dai miei connazionali. E vi va bene che non comandi io. Quindi, ecco, nemmeno in questo chi è in piazza adesso mi rappresenta.

Per finire, l’altro giorno ho sentito che in piazza manifesta gente convinta che se c’è la crisi è colpa dei ricchi ebrei, e che dalla Sicilia vorrebbero fare la marcia su Roma. Su questo mi sono già pronunciata. Questa roba per me è fascismo, e io il fascismo non lo voglio proprio incontrare per strada, tanto che quando devo passare davanti alla sede di Casa Pound se per caso passo per la zona di Piazza Vittorio o per la stazione, cambio marciapiede. E quindi pure qui, non ci siamo, non stanno rappresentando me, proprio per nulla.

Quindi, vorrei che questi che sono in piazza mi facessero un piacere. Vorrei che la piantassero di dire che manifestano per i precari e per quelli che non hanno casa, come se noi non fossimo in grado di farlo da soli. Manifestassero per i loro beceri motivi, senza scomodare i nostri.

A manifestare ci pensiamo da soli. Anzi, ci pensiamo già da anni. E quelli in piazza in questi giorni mica li abbiamo mai visti. Dove cazzo erano prima del 9 dicembre?

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8 thoughts on “Precisazioni doverose

  1. L’ha ribloggato su BarneyPanofskye ha commentato:
    Nell’attesa spasmodica di Danilo “Jaguar” Calvani, che domani dovrebbe appalesarsi al presidio dei forcoglioni lucchesi, vi faccio leggere Julka che sull’argomento la pensa parecchio uguale a come la penso io, pero’ scrive con meno fronzoli. B.

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