Quei lunedì più lunedì del solito

Son qui a casa, col mal di testa, il mal di denti e l’acidità di stomaco a mille.

No, non è che a una il lunedì sta antipatico più degli altri giorni per partito preso. È  che il lunedì riattivi la settimana, e riattivare la settimana dopo due giorni di fine settimana non è semplice. Pure se sei disoccupata, intendo.

Soprattutto quando decidi di riattivare la settimana andando in posta per sistemare quella questioncina sulla carta Postepay che sta per scadere. Le mie in scadenza addirittura sono due, per una botta di culo due carte Postepay acquistate in due periodi diversi, pure a distanza di anni, riescono a scadere lo stesso mese dello stesso anno. E son pure di due circuiti diversi, udite udite.

Comunque non sarebbe nemmeno una cosa troppo faticosa se oggi non fosse lunedì, e per colmo di sventura il lunedì dell’ultima settimana per pagare la mini IMU prevista dal Comune di Roma a carico dei fortunati possessori di prima casa.

Qualcosa insomma me lo diceva, di non andare in posta proprio stamattina. Ma non ho voluto ascoltarlo. Così sono andata e ho trovato Cocoon. Sì, perché erano tutti i vecchi del mondo, quelli che stamattina stavano in posta. Chi volete che ci vada, a intasare gli uffici postali per pagare qualcosa? I vecchi che non sanno usare internet.

Quelli che sparano qualunquismo in ogni frase, gli stessi che on line cerco sempre di scansare come la peste. Oggi stavano tutti lì. O meglio, i loro genitori stavano tutti lì, in versione 1.0, in tutto il loro afrore di anziani (l’afrore di anziano, se non lo conoscete, non è gradevole. Quindi evito di descrivervelo, magari avete appena finito di bere il caffè e ve lo mando di traverso. Ah, lo so che un giorno emanerò pure io lo stesso afrore, se supererò la soglia della settantina. Niente buonismi inutili, che non ce n’è bisogno. La pietà riserviamola  a chi la merita. Questi non sono nel numero. Tra poco si capirà perché).

Tutti impegnati a farsi la loro attesa e tutti a commentare i tempi di attesa, i minuti di tempo che gli operatori trascorrevano in bagno lasciando la loro postazione (‘ma quanto ci mette?” ‘ma non va più avanti?’ ‘ma quanto è lungo questo bagno?’, e così via).

A un certo punto avevo pure trovato posto. Quindi mi sono seduta, con i miei numeretti. Essendo titolare di Bancoposta avevo due scelte, per la mia operazione. Anche se gli sportelli dedicati al Bancoposta sono sempre i più lenti.

Poi si è seduta una signora corpulenta, di quelle che occupano il loro sedile e parte del tuo, e che senza chiedere a o bah si mettono a chiedere ‘lei che numero ha?’ guardandoti direttamente il numero, senza aspettare che tu risponda. L’educazione, questa sconosciuta.

Così prima ho ripiegato i miei numeretti, ché lo dico a chi mi pare, a che punto sto della fila, non alle cafone. E poi mi sono alzata, perché la signora era davvero troppo ingombrante. Pure per me.

La signora comunque non ha smesso di ingombrare, almeno con la voce, perché dal punto in cui mi sono messa sentivo perfettamente il suo comizietto improvvisato sulla necessità di avere due partiti unici in questo Paese e sulla mancanza di intelligenza di chi non si accorge che questi non fanno niente, e insomma imparassero a pensare con la loro testa, e paghiamo troppa gente che non serve e cose così che di sicuro voi che passate più tempo di me nel mondo 1.0 sentite tutti i giorni.

A farle sponda c’era un altro di questi gegni che sparava qualunquismo a manetta, e a un certo punto, così dal nulla, è partito un ‘noi dobbiamo solo pagare le tasse, ma il 730, vi rendete conto, i sindacati lo fanno pagare 20 euro, dovrebbero farlo gratis’.

E via con la denigrazione del lavoro dei CAF che sì, fanno pagare i servizi, e pure poco perché un commercialista costerebbe molto di più, ma insomma, non è che tu devi andare per forza  al CAF per compilare il 730 o qualunque altro modulo, eh. Se sei capace, te lo compili da solo. Esistono anche dei comodi manuali per la compilazione, sono disponibili on line. Quindi se non vuoi pagare un servizio, fai per i cazzi tuoi. Ma è evidente che quello che parla non ha una pallida idea di come compilare un 730 e deve andare al CAF. E però glielo dovrebbero fare gratis. Perché lo studio dei ragazzi che compilano i 730 e sono pagati a progetto per tre mesi dai sindacati in fondo è una roba inutile. Uno si fa anni di economia e commercio, magari, e poi deve  fare gratis il 730 al primo che passa, perché è diritto del primo che passa vedersi fare gratis un 730. Per questo uno si fa il culo: per studiare roba che al vecchio lamentoso perché sborsa 20 euro non interessa minimamente, o è troppo complicata. Per servire il vecchio che non capisce una fava di 730 e poi si deve lamentare perché paga una competenza.

Troppo complicato da spiegare, ve’? Meglio starsene in disparte ad ascoltarlo, il mondo reale. A volerci interagire finisce che lo stomaco ti si affloscia su se stesso.

Intanto che questo tirava palate di qualunquismo in mezzo a gente che gli dava ragione annuendo in silenzio, si avvicinava il mio numero.

Ed è arrivato il mio turno. Sono andata allo sportello, ho battibeccato un attimo con l’impiegata, che voleva farmi fare la pratica col numero verde perché non avrei pagato 5 euro, ma io volevo farla allo sportello, i 5 euro non erano un problema (che è sta fregola di far fare le pratiche al numero verde? Ho detto che ti voglio pagare, perché rompi? L’ho detto che non era una buona giornata, sì?), abbiamo dato il via al tutto.

Lì ho cominciato a calmare i nervi. Anche solo firmare qualcosa quando sei in posta aiuta, dopo un sacco di tempo che stai seduta ad aspettare. Avvicina sempre di più  il momento in cui uscirai e manderai affanculo l’ufficio postale fino alla prossima volta.

Poi è risuccesso qualcos’altro. Hanno chiamato il numero 117, tre numeri dopo il mio, e una ragazza si è avvicinata al mio sportello. Non ho fatto in tempo a chiederle di spostarsi e aspettare dietro (poi in verità manco ci doveva stare lì, ma vabbé) che il tizio dei CAF che si fanno pagare troppo le ha urlato che il 117 stava in un altro posto.

Lei si è sposata, e siccome era di colore il tizio dalla simpatia sfrenata ha pensato bene di aggiungere il corollario: “ma dico io, perché devono valere quanto valiamo noi?” Cazzo, questi stranieri, vengono a rubarci addirittura il posto in fila alle poste, dico io, dove andremo a finire.

A quel punto lo stomaco ha cominciato a vacillare definitivamente. Non vedevo l’ora di uscire. Tra l’altro dovrò tornare, in posta, perché me ne hanno cambiata una sola, la Visa. La NewGift non ce l’hanno dappertutto, lo scrivo casomai qualcuno ne avesse una da cambiare. Ecco, cercate negli uffici più grandi.  Non in quelli piccoletti. Sennò fate la fila per niente.

Comunque abbiamo finito l’operazione, e mentre stavo per uscire ho sentito qualcuno dire ‘chiamate il 118’.

C’era un signore che si stava sentendo male. L’hanno fatto entrare per metterlo a sedere, e non stava nemmeno seduto.

La cosa che si fa in questi casi, come minimo per educazione, è accertarsi che stiano chiamando il 118. Sì, lo stavano chiamando. E il 118 suonava libero. Oh, abbiamo cominciato a provarci in cinque. Suonava libero a tutti. A un certo punto un ragazzo, di quelli tra i primi a rendersi conto che il vecchio stava male, si è avvicinato a uno degli sportelli, e a una domanda imprecisa di un’impiegata ha risposto ‘potreste provare a chiamarlo anche voi’.

Ricevendo uno ‘sto facendo una raccomandata’ di rimando. Il che ha in effetti una logica. Sei lì, sul tuo posto di lavoro, ti dicono che una persona si sta sentendo male e c’è bisogno di un’ambulanza, e la tua prima preoccupazione è finire la raccomandata che stai mandando.

Ci pensassero gli altri. Oh, non è stata l’unica, eh. Va detto che anche il solito tizio del 730 e del CAF era lì in piedi come un piffero a dire ‘chiamate un’ambulanza’, perché si vede che usare le dita sul proprio cellulare è troppo faticoso.

Alla fine il 118 ha risposto. Pare che non sia così strano che il 118 ci metta tanto a rispondere. Non so da cosa dipende, se dal taglio dei fondi alla sanità, o dal centralino che smista le chiamate, o vattelapesca. Però è un fatto: se chiami un’ambulanza è meglio che tu non sia in fin di vita, a Roma. Perché potresti morirci.

Per fortuna il nostro signore si è ripreso da solo, perché l’ambulanza è arrivata dopo 20 minuti.

Se lo sono portato via, per gli accertamenti. E poi era in posta da solo, aveva una certa età, suo figlio stava al lavoro e dove caspita voleva andare?

Una volta che l’ambulanza è ripartita, e solo allora, me ne sono andata verso casa.

Però, io, un altro lunedì così, non lo voglio più vedere. Quindi in posta d’ora in poi si va dal martedì al sabato. Il lunedì  è troppo.

Sperando che ci siano solo i qualunquisti senza gente che si sente male. A dirla tutta, se si estinguessero pure i qualunquisti sarebbe meglio, ma è come sperare che arrivino i Cylon a invadere il pianeta, e insomma, non è possibile, ve’?

Advertisements

3 thoughts on “Quei lunedì più lunedì del solito

  1. Eh, a quanto oare, hai pure scelto il lunedì peggiore dell’anno (e dubito che i ricercatori fossero al corrente di Tares e mini-Imu) 😀

    “«Blue monday», è il giorno più triste dell’anno
    Uno psicologo inglese ha messo a punto un’equazione secondo cui il terzo lunedì di gennaio è la giornata più deprimente”

    http://www.corriere.it/salute/neuroscienze/14_gennaio_20/blue-monday-giorno-piu-triste-dell-anno-9d5ce970-81d1-11e3-8a88-1094d7bd0d52.shtml

  2. da questo si vede che sei una grande scrittrice! Da una situazione brutta, ma comune, sei riuscita a tirar fuori una storia assolutamente avvincente. Hai un senso dell’umorismo fantastico. Complimenti.

Ehi, tu che stai per commentare. Sei proprio sicuro che il link al tuo blog inserito in calce al commento sia necessario?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...