*Che poi io gli ho pure voluto bene.*

A Philip Seymour Hoffman.

Non nel senso che era uno di quelli di cui ti tieni il poster in camera. Ché non era un figo da paura, sia chiaro. Ci sono quelli che sono degli attori fantastici e una sola volta nella vita gli danno una parte dove davvero sono fighi e te li faresti.

Era capitato in I love Radio Rock, lì ero uscita dal cinema pensando ‘cazzo, son riusciti a rendere un gran figo Philip Seymour Hoffman, allora è vero che il cinema può fare tutto’ (un po’ come quando qualcuno mi fece credere che Bob Hopkins potesse sul serio essere così sexi da piacere a Cher in Sirene, ma è un’altra storia)

Però non era nemmeno lì, che gli ho voluto bene.

A dirla tutta è stato in Hollywood, Vermont. Perché era lo sceneggiatore, e io mi ci ero immedesimata così tanto, in quello sceneggiatore con tutte le frustrazioni della terra, che addirittura si vede togliere dalla sceneggiatura il mulino che alla sceneggiatura dà il titolo, e non ci può fare un cazzo, e ridevo, e mi prendeva il magone perché pensavo ‘e se io un giorno lo faccio, questo mestiere, mi toglieranno il mulino che dà il titolo alla mia storia e io potrò solo fare quella faccia basita senza dire un cazzo?’

Ecco, io lì gli ho voluto bene sul serio.

E stasera un po’ mi viene da piangere.

*L’avevo scritto ieri sera, poi mi sono un po’ vergognata. E insomma, non ho mica capito perché mi dovevo vergognare.

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