Roma Pride 2014

Oggi a Roma c’è il Gay Pride.

Penso che ci andrò, come faccio ogni anno da un po’ di tempo. Lo scorso anno era Milano, due anni fa sempre Roma, magari uno di questi anni vado anche a Londra.

Ora, la domanda potrebbe pure sorgere spontanea. Cosa vado a fare, io, etero, al Gay Pride? Tanto i miei diritti sono garantiti, se mi voglio sposare posso farlo, anche in Comune dove non ci sarà nessuna morale cattolica a rompermi gli zebedei perché per anni ho vissuto ‘nel peccato’, e se volessi adottare figli una volta sposata nessuno avrebbe granché da ridire.

Nessuno trova da ridire sulle mie abitudini sessuali, che sono accettate o magari tollerate ma non vengono messe all’indice come diverse e non conformi alla mentalità comune.

Nessuno avrà da ridire se un giorno dovessi godere della pensione di reversibilità (sì, vabbé, ridete pure. In teoria se mi sposassi potrei averne diritto).

Nessuno mi verrebbe mai a chiedere ragione dei miei rapporti sessuali nel caso in cui volessi donare il sangue, sostenendo che il mio potrebbe essere più a rischio, perché si sa, noi etero non siamo promiscui.

Nessuno mi rivolgerà mai domande assurde sul quando ho capito di essere etero (anche se in realtà potrebbero farlo,  considerando che in adolescenza qualche compagnuccio di merende aveva avanzato, nei tipici modi dei ragazzini delle medie, l’accusa di lesbismo nei miei confronti. Io nemmeno sapevo cosa fosse, in verità, ma una volta che l’ho scoperto mi sono posta una serie di domande, perché ve lo dico, non è così scontato che tutti si sappia esattamente se piacciono gli uomini o le donne, a una certa età. Ci arrivi dopo. Poi se voi siete sempre stati sicuri di questa cosa, beati voi, eh)

E insomma, pare che io non abbia, o quasi, motivi per partecipare a un Gay Pride, e nemmeno per apprezzarne il senso.

Invece ci vado. Sono anche molto contrariata con me stessa per aver deciso tardi di parteciparvi ogni volta che ce n’era uno a distanza di metro da dove vivo, guardando la cosa a posteriori.

Il motivo per cui ci vado è un po’ più complicato di un ‘ho degli amici gay, mio fratello è gay, qualcuno dei miei cugini potrebbe essere gay, e insomma, ci vado per loro’.

In realtà ci vado per me.  Magari quest’anno non ci andrò per tutto il tempo ma lo faccio per me.

Perché è intollerabile che io debba godere di diritti della persona e diritti civili che a qualcuno vengono negati. Non so come spiegarlo, ma non mi fa dormire tranquilla la notte.

E soprattutto mi rovina lo stomaco sapere che da qualche parte ci sono adolescenti che come unica alternativa ai bulli e alle vessazioni trovano solo il buttarsi da una finestra.

Ecco, questa è una roba che mi manda davvero ai matti.

Quindi io oggi penso che un giro in Piazza della Repubblica lo farò.

Se per il prossimo anno vi va, ci organizziamo per quello di Londra.

(oh, a proposito, non è che non sappia che essendo donna ci sono altre discriminazioni in corso, eh. Ma è un’altra storia e la si racconta un’altra volta)

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