A chi hai detto baggiano? (ovvero di cose che incontri rileggendo I Promessi Sposi*)

Allora, sono sempre di questo mondo e scrivo poco (sul blog. Altrove scrivo pure troppo). In compenso mi sto facendo una cultura e sto rileggendo.

Tra le riletture, mi sono messa in testa di rileggere I Promessi Sposi, che erano anni che non.

Un po’ per colpa delle amiche e un po’ per colpa di Giulio Mozzi, che dice che chi scrive dovrebbe rileggerlo almeno una volta al mese.

Ecco, non so se andrebbe riletto una volta al mese, ma almeno una volta senza la rotture di palle dell’analisi del testo, quella sì. Fa bene alla salute. Poi ti toglie di dosso quella sensazione sgradevole di libro dup alle che ti costringono a leggere e quindi devi odiarlo per forza, perché tutto quello che leggi a scuola va odiato per forza. Poi non è mica vero, io ho amato un sacco di libri letti a scuola, e li amo tuttora. Però i Promessi Sposi, forse perché era un po’ il personaggio di Manzoni a essere ingombrante, impari a odiarli e poi non è che ti viene spontaneo rileggerli.

Com’è come non è. Me li sto rileggendo. La storia me la ricordo e non me la ricordo. Ci sono cose che so a memoria e altre che avevo dimenticato. Poi dell’esperienza della rilettura riparlerò meglio alla fine, magari sul Macchiato. Oggi invece volevo lasciare un dialogo tra Renzo e il cugino Bortolo (lo trovate alla fine del capitolo XVII) a uso e consumo di noi nati nel Milanese:

Ma prima di tutto, bisogna che t’avverta d’una cosa. Sai come ci chiamano in questo paese, noi altri dello stato di Milano?

– Come ci chiamano?

– Ci chiaman baggiani.

– Non è un bel nome.

– Tant’è: chi è nato nel milanese, e vuol vivere nel bergamasco, bisogna prenderselo in santa pace. Per questa gente, dar del baggiano a un milanese, è come dar dell’illustrissimo a un cavaliere.

– Lo diranno, m’immagino, a chi se lo vorrà lasciar dire.

– Figliuolo mio, se tu non sei disposto a succiarti del baggiano a tutto pasto, non far conto di poter viver qui. Bisognerebbe esser sempre col coltello in mano: e quando, supponiamo, tu n’avessi ammazzati due, tre, quattro, verrebbe poi quello che ammazzerebbe te: e allora, che bel gusto di comparire al tribunal di Dio, con tre o quattro omicidi sull’anima!

– E un milanese che abbia un po’ di….– e qui picchiò la fronte col dito, come aveva fatto nell’osteria della luna piena. – Voglio dire, uno che sappia bene il suo mestiere?

– Tutt’uno: qui è un baggiano anche lui. Sai come dice il mio padrone, quando parla di me co’ suoi amici? «Quel baggiano è stato la man di Dio, per il mio negozio; se non avessi quel baggiano, sarei ben impicciato». L’è usanza cosí.

– L’è un’usanza sciocca. E vedendo quello che sappiam fare (ché finalmente chi ha portata qui quest’arte, e chi la fa andare, siamo noi), possibile che non si sian corretti?

– Finora no: col tempo può essere; i ragazzi che vengon su; ma gli uomini fatti, non c’è rimedio: hanno preso quel vizio; non lo smetton piú.

Ecco, io da qui ho capito che  noi nati nel Milanese siamo permalosi, da morire, fin dal 1600. Ma ho pure capito che farci chiamare baggiani da gente che viene da Bergamo, ecco, insomma, come dire…

Che poi. A me che ho letto Harry Potter, un po’, baggiano mi fa l’effetto di babbano, e non è una bella cosa.

(nessun bergamasco è stato maltrattato durante la scrittura di questo post, sia chiaro)

*L’edizione scelta è quella Einaudi, che comprende la Storia della Colonna Infame. Naturalmente in formato kindle, perché va bene tutto ma Manzoni la schiena me l’ha spaccata già anni fa. Può bastare.

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One thought on “A chi hai detto baggiano? (ovvero di cose che incontri rileggendo I Promessi Sposi*)

  1. Non è da escludere che la Masini (traduttrice di Harry Potter) e Manzoniana convinta, con “babbano” pensasse proprio al “baggiano” del nostro.

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