Sensi di colpa

Devo dire la verità, ogni tanto mi arrivano messaggi che notificano qualcuno che segue il blog e io mi vorrei sotterrare perché mi sorprende.

Non aggiorno da un sacco di tempo, per i miei standard, e sono sempre più distratta da sei milioni di cose.

Sì, è vero, continuo a mantenere le mie marcate opinioni, per dire, prenderei Renzi e tutti gli ammiratori del suo job act e dell’eliminazione dell’articolo 18 e li butterei nel Tevere molto volentieri, anche se non si può dire perché pare essere reato, allora mi limito a pensare che mi piacerebbe che tutti questi che non vedono l’ora di vedere l’articolo 18 eliminato, come se non fosse bastato l’intervento della Fornero a renderlo una roba inefficace, si trovassero nella condizione di dovere usufruire di una tutela per un licenziamento illegittimo e OPS. TE L’ABBIAMO TOLTA DA SOTTO IL NASO. (ciao, io sono stata spesso precaria e attualmente sono disoccupata, e a me l’articolo 18 non è mai servito per nessuno dei miei contratti, e no, non penso proprio che la sua eliminazione mi porterà qualche tipo di soddisfazione emotiva perché gli altri lavoratori che prima potevano goderne adesso sono uguali a me. Così, tanto per ribadirlo). Queste cose non si dovrebbero augurare a nessuno ma una volta tanto mi permetto un’eccezione.

Ho altri di questi pensieri brillanti, soprattutto nei confronti di omofobi e razzisti, ma me li tengo per facebook, perché a dirla tutta qui sul blog mi sarebbe piaciuto scrivere qualcosa di bello, magari una volta sola.

Però di bello non ho granché, in questo periodo. Un sacco e una sporta d’ansia, un romanzo che pare davvero non interessare a nessuno (me lo immaginavo, ma insomma, come al solito una cosa è quello che ti immagini e un’altra quello che succede nel mondo reale), un po’ di preoccupazione per l’esame per il patentino di guida turistica che pare sempre più lontano anche ora che la Provincia di Roma ha detto ‘sì, lo facciamo, tu intanto iscriviti e paga e poi con comodo ti diciamo quando vieni a fare il test’, ancora più preoccupazione ogni volta che apro i libri perché in questa città c’è veramente troppa roba e se tutti gli antichi invasori e saccheggiatori e terremoti e piemontesi e fascisti avessero avuto un po’ di pietà per me non ne avrebbero lasciata così tanta in piedi (insomma, figuriamoci che cosa avrei dovuto studiare se qui ci fosse stata una secolare pace e armonia corredata dal rispetto per tutte le strutture architettoniche precedenti. Scusatemi, lo so che a voi piacciono tanto le chiese, i fori, i ruderi, i quadri, ma a me in questo momento stanno uscendo dagli occhi. Prima o poi però mi passa).

Quindi non scrivo.

Poi mi arrivano le notifiche della gente che comincia a leggere il blog, e io mi sento in colpa.

Mi dispiace, se passavate due anni fa ero bella arzilla, oddio, magari non proprio arzilla, ma scrivevo di più. Ora dovete accontentarvi. Magari prima o poi riprendo, ma per ora va così.

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