Cose che dovrei dire più spesso a voce alta.

Facciamo un paio di premesse.

Non sono una persona malleabile, come si usa dire. Sono scontrosa, piuttosto permalosa, un po’ totalitaria in certi casi. Non credo sia un mistero per nessuno.

Aggiungiamo a questo mio avere un carattere abbastanza di merda il problema principale degli ultimi due anni, ossia una mancanza di lavoro che magari all’inizio non è così pressante, ma a lungo andare logora il cervello e tutto il resto.

Sì, sto studiando, è vero. Non capisco molto bene perché lo sto facendo, considerando che prendere un patentino di guida turistica a Roma è un’impresa, non solo per la mole di roba da imparare ma per l’esame stesso e per la successiva incertezza del futuro come guida turistica una volta preso il patentino, considerando anche che c’è un numero spropositato di persone che sta già facendo questo lavoro da anni e un altro numero non ben precisato che vorrebbe farlo.

Però studio lo stesso perché pare che non sia nella condizione fortunata di potermi permettere di non lavorare e non fare un cazzo nella vita. E in assenza di lavoro devo avere qualcosa che non mi manda i neuroni a puttane.

Sì, potrei scrivere. Purtroppo la scrittura ha un problema non indifferente, per me. Quando sono nervosa, stanca, con crisi d’ansia e di panico che arrivano soprattutto di notte, non vuole saperne di collaborare. Sì, parlo della scrittura creativa, quella roba che permette di immaginarsi un mondo in cui si muovono dei personaggi che fanno delle cose e muovono una storia. Ecco, quella, quando sono in queste condizioni, non mi viene. Probabilmente è perché non riesco a immaginare nulla che possa muovere il pantano in cui mi trovo, non lo so, ma di raccontare storie, in questo momento, non ho voglia o non mi riesce. Forse è la stessa identica cosa.

Ed è un problema, perché questa incapacità di raccontarmi storie, che potrebbe pure coincidere con un ‘vedrai che non piove merda per sempre’, mi potrei pure accontentare, mi logora.

A parte gli attacchi di ansia e di panico, la notte mi sveglio in lacrime. Ho questa cosa addosso che pesa come se ci fosse tipo un ciclope che mi si siede sul petto. Poi dopo un po’ passa, ma non prima di avermi ricordato tutta la merda che mi sento addosso per tutta la giornata. E dopo non è che dorma così bene.

Ho anche un altro sacchetto di preoccupazioni di cui a voi non deve fregare una beneamata che si aggiungono al pacchetto completo.

Nel complesso, quindi, non si può dire che stia una favola. Al contrario.

Quindi abbiate pazienza se il mio umore tendenzialmente schifoso sta peggiorando, se rispondo in modo acido, se ogni tanto sembro nevrotica (probabilmente lo sono), se mi incazzo molto più di prima (per i miei standard mi sto incazzando molto meno di quanto dovrei, spesso non ho proprio voglia, di incazzarmi, e per me, credetemi sulla parola, non è una roba sana).

Per quanto mi riguarda è già abbastanza evitare di dare retta alle minchiate che mi vengono a trovare di notte.

Se a voi non piace quello che scrivo perché sono acida, incazzata, irragionevole e tutte quelle belle cose che generalmente pensate della gente che non posta foto di gattini o che non sprizza ottimismo da tutti i pori tutti i santi giorni, mi dispiace. Sul serio.

Però ho troppo da fare per tenermi in piedi, non mi posso preoccupare anche di non irritarvi. Quindi, facciamo che se vi infastidisco con le mie risposte potete tranquillamente mettermi in hide o smettere di seguirmi.

Non me la prenderò. Spero che non ve la prendiate nemmeno voi.

Buon proseguimento.

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6 thoughts on “Cose che dovrei dire più spesso a voce alta.

  1. Ok, hai reso l’idea! Riconosco i sintomi, li trovo in una persona molto cara che da diverso tempo versa in situazioni similmente merdifere (nel senso letterale di “portare merda”) e dalle quali non vede via d’uscita. Ti mando un abbraccio virtuale, per quanto possa contare… 🙂

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