Roba di cui potenzialmente non vi importa una fava.

Allora, facevo finta di studiare, un paio di minuti fa, ché ogni tanto mi succede di non riuscire a trovare la voglia perché la vita, le paturnie, quelle cose lì che non ti fanno aprire una pagina nemmeno se paghi, e allora faccio finta e a furia di far finta finisce che trovo delle robe che non conoscevo e allora comincio a studiare per davvero.

Quindi, stavo facendo finta e ho trovato una di queste robe che non conoscevo e mi sono fermata per ricapitolare un po’. Roba di Donatello, sapete. Pare che a Roma ci sia passato persino lui. Ha marcato il territorio a Santa Maria in Aracoeli e pure a San Pietro, ma questo lo sapevo. Invece mi mancava la marcatura in Santa Maria Sopra Minerva, una roba scoperta di recente, manco 10 anni. Ora mi toccherà pure capire cosa fosse e dove fosse la cappella di Santa Caterina, ma prima o poi la trovo.

E niente, stavo un po’ tirando le fila con quel senso di vertigine che mi prende ogni volta che mi ricordo quanta roba c’è dal ritorno del papato a Roma in poi (un sacco e una sporta, ve lo dico io), così mi sono fermata e ho letto una cosa da Claudia su facebook.

Diceva che le era venuta la voglia di scrivere un post, ma che poi, anche a lei, è capitata la vita. Quella degli altri, ma sempre vita era (ciao Claudia, so che vuoi saperlo, a Roma ha smesso di piovere).

Allora è tornato in mente a me un post che ho pensato stanotte, e che poi in realtà non ho scritto perché quando mi sono svegliata, come capita un sacco di volte in questo periodo, il post non sembrava più tanto urgente.

Solo che stavolta, un po’, urgeva. Quindi, siccome i post che urgono prima o poi ritornano, è tornato, e ora ve lo scrivo. La premessa non serviva ma la lascio lo stesso. Ho poche soddisfazioni di questi tempi, e la logorrea è una. Quindi attaccatevi, se avete deciso che in fondo vi importava due fave leggere questo post. Io vi avevo avvertiti nel titolo.

Abbiamo stabilito, un po’ di giorni fa, che non è un bel periodo, che dormo male di notte perché ho un ciclope sul petto (il ciclope sul petto ogni tanto è ansia, un paio di volte direttamente attacchi di panico, quelle robe che ti svegli, ti sudano le mani e pensi ‘oddio adesso muoio’ e in realtà no, non muori, perché era solo panico. Ti spaventi giusto un bel po’ e speri che non ti ricapiti più per un bel po’ di tempo, quello sì. Lasciam perdere la speranza che fine fa), che scoppio a piangere invece di dormire.

Stanotte, evitando l’attacco di panico, è stata una di quelle notti. Allora, quando succede questa cosa penso le peggio cose, pure se non sono convinta che sto per morire e invece no.

Oh, se vi dà fastidio sentir parlare di morire perché la morte è una cosa seria, potete smettere di leggere e odiarmi tranquillamente, eh. Non voglio offendere la sensibilità di nessuno, per quello ho scritto che son cose di cui potenzialmente non vi interessa una fava. Se non mi odiate, vado avanti come mi pare.

E quindi, dicevo, stanotte ero lì che continuavo a piangere perché, non so se succede pure a voi, mi sentivo tipo la peggior persona che c’è sulla faccia della terra. Sì, penso della roba orrenda di notte. Non so come mi viene in mente. Mi sveglio e mi faccio schifo. Il bello è che mi ripeto ‘ma porca miseria, c’è gente che dice senza vergognarsi che brucerebbe gli zingari o che i clandestini devono morire, che manifesta per avere il diritto di pensare che i gay fanno schifo e sono diversi dal resto degli esseri umani, e quelli di notte dormono tranquilli perché sono convinti pure di avere ragione, ma perché tu ti senti una merda perché non hai un lavoro e ti viene il dubbio di aver preso tutte le strade sbagliate da quando sei nata fino a oggi? Insomma, sì, non è bello, ma non è che hai provocato danni all’umanità. Che cazzo piangi?’

E niente. Non funzionava. Non funziona mai. Perché il sentirsi una merda come mi sento in quei momenti ha questo problema: puoi ripeterti un milione di volte che non fai così tanto schifo, ma non ci credi.

Ecco, se non ci avete mai provato, ve lo sconsiglio, perché non è divertente.

A un certo punto ero così stanca di piangere che speravo sul serio di morire. Del tipo ‘che cazzo, finiamola qui, così non mi devo più preoccupare di svegliare il palazzo’ (perché c’è anche questa controindicazione, quando piango di notte. Che a un certo punto comincio a singhiozzare così forte che se non mi hanno ancora bussato alle pareti è solo perché qui a Roma devono farsi perdonare certe di quelle urla durante le partite della Roma che rompere il cazzo a me perché singhiozzo sarebbe un po’ fuori luogo. Il problema reale rimane il rischio umidità nel letto, stranamente nessuno in questa casa soffre di reumatismi. Ancora).

Allora, mentre ero lì con i miei pensieri allegri mi è venuta in mente una cosa.

Non sono mai stata a vedere il Palazzo Farnese di Caprarola.

Ecco, lo so che è idiota. So anche che sto parlando una lingua che sta tra il sanscrito e l’ostrogoto, ma pure se sapeste cos’è il Palazzo Farnese di Caprarola probabilmente verreste a prendermi con una camicia di forza.

Eppure questa roba mi ha calmata. Ho pensato ‘ma come cazzo faccio a morire se non ho ancora visto un decimo delle cose che voglio vedere?’

Dopo l’elenco delle cose che non ho visto, tra cui ai primi posti stava Castel del Monte, una roba tipo desiderio dalle medie, il duomo di Monreale, la valle dei templi di Agrigento, e altre cosette che stanno a Roma e non ho ancora avuto il tempo di vedere, ho iniziato a elencare tutte le cose che devo rivedere. Tipo i Musei Vaticani. Tipo il Mausoleo di Adriano, che non ci torno da quando ero bambina. Tipo Mantova. Ma che, si può morire senza aver rivisto almeno la quarta volta la Caduta dei Giganti di Palazzo Te?

Non lo so com’è stato. Man mano che mi venivano in mente cose che devo vedere o rivedere questa roba che avevo sul petto si scioglieva un po’. Cominciavo a visualizzare, invece delle nefandezze che avrei commesso in quanto brutta persona che di fatto non ha combinato un cazzo nella vita, tutta questa roba. Oddio, in effetti la Caduta dei Giganti non è che tranquillizzi tanto, però la volta della Sistina sì. Sì, va bene, ho scelto gli esempi sbagliati, facciamo le pale del Bellini e siamo a posto? Oh, grazie. (per inciso, mi manca ancora San Maurizio al Monastero, ricordatemelo quando torno a Milano).

E insomma, non è che tutti adesso vivono felici e contenti perché io dopo aver elencato tutto quello che non ho visto finalmente ho smesso di piangere e mi sono rimessa a dormire. Ho ancora un po’ di strascico addosso, in fondo ho dormito maluccio.

Però mi sa che la prossima volta me lo segno. Appena ti cominci a sentire una persona orrenda comincia a focalizzare una roba che devi vedere. Chissà, magari la smetto subito e non rischiamo di morire annegati o coi reumatismi.

Sì, va bene, ora la smetto di parlare di morte e cose simili. Uhm. Facciamo che smetto per un po’, ma se mi capita un Cristo deposto mi sa che vi dovete attaccare.

 

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