L’unica malattia è l’omofobia

Allora, si sperava di cominciare il 2015 con qualcosa di bello. E invece no, tocca sempre stare a occuparsi di cose non belle. Tipo. Quelle emerite teste di vitello che governano la Regione Lombardia. Ossia Maroni e soci.

Ora, io lo so, che questo Paese ha ancora dei serissimi problemi, con la questione diritti dei gay, e che mai come in questo periodo la questione è diventata importante. Come al solito, quando si parla di estendere un diritto, tipo quello a sposarsi, o ad avere un riconoscimento in quanto coppia, per non parlare del diritto di adottare figli, scoppiano casini inenarrabili.

Sì, d’accordo. Lo so pure io.

Siamo ormai nel 2015 e ci sono stati dove ci si sposa tra persone dello stesso sesso e si adottano addirittura figli, come coppie gay, da eoni. In Italia no, e questa roba già da sola dovrebbe far rizzare i capelli in testa. Se ci aggiungiamo che ci sono simpatici individui che utilizzano un sistema passivo-aggressivo tipo mettersi in piedi a leggere libri nelle meglio piazze d’Italia allo scopo di esercitare il loro diritto di odiare chi è gay (non raccontiamo la stronzata che sono a favore della famiglia naturale, ossia eterosessuale, perché nessuno, dico NESSUNO, si sta sognando di mettere in discussione la legittimità delle famiglie formate da coppie etero. A parte i cervelli bacati di questi omofobi che devono aver paura, che ne so, che se guardano una coppia omosessuale allora OPS! diventano gay pure loro) direi che il quadro è abbastanza fosco.

Certo. Rispetto a quando ero io alle medie le cose sono cambiate, e parecchio. Per esempio 25 anni fa di omosessualità non si parlava, nelle normali famiglie etero che frequentavo, a casa mia nemmeno si nominava la parola. Ora se ne parla. Si dice ad alta voce che esistono anche i gay, e vivaddio, così pure quei genitori teste di vitello che aborrono l’idea di trovarsi dei figli gay, manco essere gay significasse avere la peste, sono costretti a nominarla, l’omosessualità. Perché i loro figli la incontrano tutti i giorni. Dove non ne sentono parlare a scuola perché ci sono mandrie intere di genitori teste di vitello che vogliono impedire agli insegnanti anche solo di nominarla, sta benedetta omosessualità, la troveranno nei film che vedono, nei discorsi in cui incappano per strada, cresceranno e se non passeranno la loro esistenza in luoghi ultraprotetti e sterilizzati dalla sola possibilità di incappare in qualche gay (ma non ci contate, neppure le parrocchie ne sono sprovviste. Io stessa conosco un ragazzo gay dichiarato che ha pure recitato la parte di San Francesco in una rivisitazione del musical Forza venite gente. Veniva a messa tutte le domeniche e da bambino è stato chierichetto. Ditelo ai genitori che non vogliono far sapere ai loro virgulti che esistono i gay e magari vanno in chiesa da quando Costantino ha promulgato l’Editto di Milano), non scamperanno in nessun modo.

Quindi non sarà possibile non prendere atto che i gay esistono, sono tra noi e soprattutto potrebbero essere i loro compagni di banco delle medie e superiori, o i compagni di università, o i colleghi di lavoro, e via di seguito. Potrebbero addirittura avere degli zii o dei cugini gay. A volte persino dei fratelli. O delle sorelle. Ogni tanto anche dei genitori, eh sì, mica sarebbe una roba tanto strana. PENSA DOVE TI SI INSINUANO, QUESTI OMOSESSUALI.

Come? C’è il problema del come ne sentiranno parlare?

Eh, lo so. Questo non è un problema da poco. Anche perché ci sono ancora individui convinti, nonostante il parere contrario dell’OMS, che l’omosessualità sia una malattia. Curabile.

Alcuni di questi tizi convinti che l’omosessualità si curi terranno un convegno, patrocinato dalla Regione Lombardia, il 17 gennaio 2015. Sì,  la Regione Lombardia è quella di cui stavo parlando una trentina di righe fa. E patrocina un convegno dal titolo “Difendere la famiglia per difendere la comunità”. 

Ribadisco intanto, se ce ne fosse bisogno, che no, la famiglia non è in pericolo.

Nessuno sta minacciando la gente che si vuole sposare. Nessuno va in giro a distruggere le partecipazioni, a devastare le sale allestite per i banchetti, le chiese e le sale del comune dove vengono celebrati matrimoni religiosi e civili.

Non. Sta. Succedendo. Nulla. Del. Genere.

Quello che si chiede che avvenga in futuro è che ANCHE persone dello stesso sesso che si amano possano sposarsi, o avere un riconoscimento ufficiale da parte dello Stato italiano (perché di andare all’estero siam capaci tutti, ma non si capisce come mai se uno è cittadino italiano non debba potersi sposare nel suo Paese a meno di non essere eterosessuale).

Per quanto riguarda me si chiede pure che possano adottare figli, tra l’altro spesso sono coppie in cui un* dei/delle  partner ha già un figlio, e ci sono già situazioni in cui di fatto la famiglia allargata è composta da una coppia dello stesso sesso. Pure senza un riconoscimento ufficiale. Quindi, quale potrebbe essere il problema? (domanda retorica, non venite a scrivere ‘allora perché non consentire i matrimoni tra esseri umani e animali?’ perché non solo vi banno ma vi vengo a prendere a casa e vi riempio di calci)

Non mi pare una cosa così trascendentale. Come possono le famiglie eterosessuali sentirsi offese da questo diritto che non tange minimamente le loro prerogative, non lo comprendo proprio. Anche se ho qualche sospetto.

Comunque. Ammettiamo anche solo per ipotesi che la famiglia abbia bisogno di essere difesa.

Tra gli organizzatori di questo convegno che, ripeto, gode del patrocinio della Regione Lombardia, per non parlare del logo EXPO che campeggia nelle comunicazioni ufficiali che circolano sul convegno stesso, oltre a una serie di gruppi cattolici c’è un’associazione che si chiama OBIETTIVO CHAIRE.

Se non riuscite a entrare nel link che porta direttamente al loro ‘chi siamo’, vi copincollo una frase abbastanza chiarificatrice su quelle che sono le idee della suddetta associazione:

“Le persone che frequentano Obiettivo Chaire impegnano parte del loro tempo per questa causa, la cui importanza è espressa da tanti segnali; tra questi, la presenza di persone che pur avvertendo tendenze e pulsioni omosessuali, rifiutano la logica militante dell’attivismo gay e chiedono di essere accompagnati ad articolare e a superare il loro disagio, ritrovando il disegno originario di Dio sulla loro vita.”

Se non avete capito cosa intendono dire, ve lo spiego io. Questi sono quelli convinti che l’omosessualità sia una malattia, e che possa essere guarita.

Il tutto, come dicevo, in barba all’OMS.

Ora. La faccenda è grave. Non rompete il cazzo con il ‘ci sono cose più importanti’. Qui c’è un ente territoriale che rappresenta lo Stato italiano, la Regione Lombardia, che avalla un’iniziativa a cui parteciperà un’associazione che va in giro a raccogliere proseliti raccontando che l’omosessualità è una malattia da cui si guarisce.

Non credo di avere bisogno di spiegare perché non si può deliberatamente raccontare una balla che mette in pessima luce persone dall’orientamento sessuale che si discosta dall’eterosessualità utilizzando una motivazione che nemmeno la scienza e la comunità medica internazionale accetta più, e da anni. Ci potete arrivare da soli.

Se non ci arrivate, facciamo così.

Mettiamo che voi siate biondi e che domani arrivi qualcuno a dire che i biondi non sono persone come tutte le altre perché a renderle bionde è stata una malattia. E che in base a questo comincino a prendervi in giro, bullizzarvi, magari discriminarvi in quanto biondi, che vi picchino per strada additandovi come biondi di merda, e cose così. Il tutto, badate bene, finché non decidiate di prendere e tingervi i capelli di un colore accettabile. Allora sì, che potreste godere dei diritti di tutti gli altri.

Magari non è l’esempio migliore, potevo parlare dell’essere donna, ma insomma, sappiamo benissimo che non è un grande esempio perché questo paese non ha solo un problema con l’omofobia. Ce l’ha pure con la questione femminile. Non parliamo nemmeno di questioni etniche. Peggio che andar di notte. Lasciamo la biondezza che è meglio.

Comunque, forse, se non siete Sentinelle in piedi, Costanza Miriano, Mario Adinolfi o Roberto Maroni, potete capire pure voi cosa significa andare incontro a una serie di vessazioni solo perché non siete come loro si aspettano che siate.

Per questo da un paio di giorni, su suggerimento dei Sentinelli di Milano (un gruppo di gente milanese che ha preso spunto da un altro gruppo sardo, verso ottobre-novembre, per cominciare a sbeffeggiare prima su facebook e poi direttamente nelle meglio piazze di Milano le Sentinelle in piedi. Il tutto senza alzare un dito sulle Sentinelle ma organizzando delle contromanifestazioni con cartelli perculanti. Vi consiglio di seguirli), stiamo mandando mail a EXPO. Diciamocelo. Scrivere alla Regione mette nel serio imbarazzo di ritrovarsi qualcuno che non capisce il testo della mail, e poi la Regione è ben felice di avallare questa porcata di convegno.

Magari l’EXPO lo è meno, dato il suo carattere internazionale.

Il testo della mail è questo:

Chi vi scrive non usa questa mail come pretesto per bloccare l’evento che Milano si appresta a ospitare. Chi vi scrive, però, non ha intenzione di lasciar passare sotto silenzio un’iniziativa organizzata con il patrocinio della regione Lombardia, sabato 17 gennaio 2015, recante il logo di Expo. Il vostro logo. Si punta al successo dell’esposizione universale, e immagino che la vostra volontà sia esplicitamente tesa all’apertura verso il mondo senza discriminazione di alcun genere. E allora che cosa immaginate possano pensare migliaia di visitatori omosessuali del fatto che il vostro logo compaia in una locandina dove si annuncia in città una discussione con omofobi dichiarati, e associazioni che si pongono l’obiettivo di “curare l’omosessualità” alla stregua di una malattia? Immagino sappiate quanto fuori dai nostri confini cose del genere possano acquisire notorietà e risultare importanti. Per questo, e in nome di un principio basilare di civiltà, vi chiedo di fare quanto nelle vostre possibilità per non permettere che un tale dibattito abbia una sponda istituzionale. Se nulla dovesse succedere, sarà mio preciso dovere fare tutto quanto mi sarà possibile per denunciare un simile scandalo e contribuire a una campagna di informazione che denunci il vostro complice silenzio, con il rischio, da parte vostra, di perdere un numero significativo di visitatori, che si sentiranno non graditi in una regione che lancia, con il vostro logo sulla locandina di un convegno nel Palazzo della Regione Lombardia, un messaggio di tale chiusura.

Cordiali saluti
(nome e cognome)

Spedire a:
communication@expo2015.org
legale@expo2015.org
patrocinio@expo2015.org

Questa è la versione inglese della mail:

This is not meant to be an excuse to boycott the event that Milan is preparing to host, but I have no intention of tolerating an initiative organized for Saturday, January 17, 2015 under the patronage of the Lombardy Region and under the Expo logo. Your logo. Lombardy is hoping for a positive outcome of the World Fair, and I imagine that your will is explicitly aimed at opening up to world without discrimination of any kind. Therefore, what will thousands of homosexual visitors and their allies think of the fact that your logo appears in a poster where you promote a one-sided debate with overt homophobes and blatant homophobic associations that want to “cure homosexuality” as if it were a disease? I suppose you already know how important such matters are outside our borders and how easily such things can gain notoriety. For this, and in the name of the basic principles of civilised society, I ask you to do everything in your power not to allow such a meeting to have institutional backing. If nothing were to change, it will be my duty to do everything I possibly can to denounce such a scandal and contribute to an information campaign denouncing your cowardice. If nothing were to change, you will lose many visitors who feel unwelcome in a region that launches, with your silence complicity, a message of such closed-mindedness.
Kind regards.

(nome e cognome)

Il soggetto non è indicato perché per evitare di essere direttamente cestinati è preferibile scrivere tutti un soggetto differente. Qui c’è il post originale dei Sentinelli.

Ah, siccome le mail van bene ma andare direttamente a protestare è meglio, i Sentinelli hanno organizzato anche un evento, per il 17 gennaio. Davanti al Palazzo della Regione, naturalmente a Milano.

Non vi potete sbagliare perché l’evento porta lo stesso titolo del mio post: L’unica malattia è l’omofobia.

Io non ci sarò. Sono tornata a Roma. Ma se voi potete, andateci. Anche per me. E se non potete, condividete. Al limite mandate mail all’EXPO. Che quello non costa niente, a parte cinque minuti tra copincolla, cerca un oggetto e invia.

Se non sono abbastanza convincente, pensate una cosa. Adinolfi sta chiamando fascisti tutti quelli che si sono incazzati con la Regione e con l’EXPO chiedendo di togliere il patrocinio al convegno. O di togliere il logo EXPO da questa porcheria. Dice che gli vogliamo togliere il diritto di opinione (c’è poi da capire se questa sia un’opinione che merita il diritto a essere espressa, ma di fatto nessuno sta togliendo un diritto. Magari però l’opinione del cazzo esprimitela senza l’avallo di enti territoriali o di EXPO che riguarda un po’ tutta l’Italia, mica solo te e i tuoi compagni di merende. Soprattutto quando menti spudoratamente chiamando l’omosessualità malattia).

Io ve lo dico. Farsi chiamare fascisti proprio da uno come Adinolfi che si premura di offendere, insultare, villaneggiare i diritti dei gay (e pure la legge 194) un giorno sì e l’altro pure dalla sua pagina facebook e dal suo profilo twitter, non ha prezzo.

Fatelo almeno per questo.

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One thought on “L’unica malattia è l’omofobia

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