Di anni santi e di altri demoni

Che poi è chiaro, se stai a Roma e il Papa ha appena annunciato che vuol fare un Anno Santo straordinario che comincia dalla fine di questo e nemmeno una settimana dopo ti arriva la notizia che a Tunisi dei terroristi di matrice, pare, fondamentalista, entrano in un museo, prendono in ostaggio gente e ci scappano i morti, un po’ ci pensi, a sta cosa dell’Anno Santo.

Ieri ci ha pensato un mio ex collega, a dire che non è molto opportuno, proprio adesso e con questa situazione.

E io un po’ posso pure capire da dove gli viene, sta cosa. Però ce ne sono tante altre, che mi vengono in mente e mi frullano per la testa da un po’.

La prima, per esempio, è che tutta questa paura improvvisa io non riesco a sentirla.

Ora, non è che sia incosciente, eh. Non è che non lo so, che potrebbe esserci qualche attentato di matrice fondamentalista. Non è che non so cosa sia il terrorismo. La paura che un giorno ci sia quella roba imprevista che ti manda in panico perché magari eri passata in quel punto il giorno prima e il giorno prima non era successo niente e il giorno dopo invece il patatrac. E non perché è successo un incidente. No. Perché qualcuno deliberatamente ha deciso che doveva colpire.

Sta cosa la conosco da anni e anni. Ci sono cose che un po’ per memoria collettiva, un po’ perché a me interessavano e sembravano non interessare a un sacco di gente che mi sta intorno e me le sono studiate, un po’ perché sono successe quando avevo la testa per capirle, o anche quando non l’avevo, tipo la bomba di natale del 23 dicembre di non ricordo bene che anno, forse ’84, che era sul treno Roma-Milano, e su quel treno poteva esserci mia zia tranquillamente, ma mia zia partiva il giorno dopo e quindi per culo non c’era, però, ecco, ci sono cose che per quanto mi riguarda potrebbero succedere.

E a dire il vero han cominciato a essere legate al fondamentalismo da molto prima delle ultime minacce dell’ISIS. Per quanto mi riguarda le cose sono cambiate dall’11 settembre 2001. Che dici, e vabbé, così son buoni tutti.

Però è così. E non è che dopo l’attentato la cosa è diminuita. Dopo l’attentato a me è capitato di trasferirmi a Roma. E da quando mi sono trasferita a Roma comunque son successe altre cose. Nel 2005 per esempio. A Londra, va bene. Ma a Londra ci stava una mia amica in quei giorni, e a me era preso il panico.

Nel 2006 poi qui a Roma è successa un’altra cosa, che forse proviamo a dimenticarci sempre, ma a ripensarci un po’ il panico prende. Era quel giorno dell’incidente sotto la metro a Vittorio Emanuele. Ci sta ancora una targa in memoria della ragazza morta nello scontro. Ecco, lì abbiamo tutti pensato, subito, a un attentato. E quello invece non lo era. Ma per qualche minuto ci è venuto in mente, a tutti quanti.

Abbiamo avuto giornate di emergenza in cui comunque mettevi sempre in un angolo l’idea che se qualcuno avesse voluto dare un segnale avrebbe potuto farlo tranquillamente. Un papa morto, migliaia di pellegrini in piazza San Pietro per le esequie e non uno ma due conclavi, negli ultimi 14 anni. Che poi a San Pietro appena ci arrivi le vedi, eh, le misure di sicurezza. Ci stanno le file ai varchi. Oddio, qualche anno fa erano più ordinate, ma io a San Pietro non ci torno da prima che l’ISIS annunciasse che ha tanta voglia di far saltare roba delle città occidentali, Roma inclusa, e perché è la capitale della cristianità, mica perché non hanno niente di meglio da fare e allora se faccio un attentato, toh, facciamolo a Roma perché tanto tutte le strade portano lì, di sicuro ci arrivo (avanti, fuori la battuta del GRA, che la sto aspettando).

E insomma, stare a Roma ti mette già di suo nella prospettiva che qualcosa potrebbe succedere. Lo lasci lì, eviti di pensarci perché sennò diventi come tutti quelli che vorrebbero chiudere le frontiere, le città, i negozi agli stranieri, al vicino di casa, a chiunque non sia una persona che conoscono da quando sono nati. E tu non hai voglia, di diventare come quelli, anche se è sempre più complicato e ti trovi a dover dire le cose più banali davanti ai vomitatori di odio a prescindere, perché dopo un po’ veramente sbrocchi, a sentire vomitare odio di continuo.

Però ci pensi, non è che non ci pensi. Ci pensi e vai avanti, e insomma, ora ti arriva il Papa con questa storia dell’Anno Santo, e ti trovi pure a sentire robe che un po’ le capisci.

Perché sì, magari è vero, non è il caso di fare un Anno Santo, adesso. Ma non è mica per la minaccia dell’ISIS. Se vuol colpire, l’ISIS, basta che prende un momento di routine. Ce lo hanno insegnato i vignettisti di Charlie Hebdo e ce lo sta insegnando pure l’attentato al museo di Tunisi, pure che ancora i giornali esteri mi pare che non hanno detto che è dell’ISIS, l’operazione.

Però, ecco, quelli di Charlie Hebdo stavano lavorando come tutti i giorni. E il museo di Tunisi era aperto come tutti i giorni. E tu vai mai a pensare che un museo sia un luogo dove potrebbe esserci un attacco terroristico? I musei mica sono luoghi di guerra.

Invece no. Sta cosa è successa proprio lì.

Allora, se queste cose succedono nei posti dove le cose accadono normalmente, il punto non è nemmeno che non devi fare robe straordinarie. Dovresti cominciare a pensare di abolire quelle ordinarie.

Ma davvero dobbiamo stare qui a pensare di abolire le cose ordinarie? Insomma, stiamo scherzando? Ci bariamo in casa subito?

Quindi sta cosa dell’Anno Santo che non si deve fare per paura dell’ISIS, a me, sembra una roba che non sta né in cielo né in terra. A dirla tutta ci sono validissimi motivi per non farlo senza scomodare il terrorismo. E in effetti io devo chiacchierare un attimo con Papa Francesco, e chiedergli se gli è capitato di pensare a come caspita stiamo stretti noi romani adesso, senza pellegrini, quando all’ora di punta prendiamo autobus e metro.

Altro che terrorismo. A me pare un miracolo che non moriamo nella calca solo per prendere una metropolitana. Ecco, di quello, io, ho davvero paura. Che questa città non avrà mai abbastanza spazio sui mezzi per i pellegrini in arrivo.

Altro che ISIS e terrorismo. Basta l’ATAC, a spaventarmi. Avanza pure.

(ah, volevo dire una cosa anche a Mattarella, che dice che noi italiani non abbiamo paura. Volevo dirgli di parlare per sé, perché qui di paura ne abbiamo. Casomai siamo in grado, e non tutti, di tenerla sotto controllo e non farci paralizzare. Ma la paura esiste, e se non se n’è accorto c’è un problema grande quanto il Quirinale e oltre)

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