Riflessioni intorno al natale (dove natale è il 25 aprile)

Quindi il settantesimo dalla liberazione è passato. E io c’ero.

Insomma, da un po’ di tempo (credo dal ’94, ma non ci giurerei tantissimo) ci sono, almeno con la testa, tutti gli anni. È diventata la festa che aspetto tutto l’anno, il 25 aprile. Il natale, proprio. E mica perché ti arriva un regalo che trovi la mattina sotto l’albero. No. Il regalo ce l’han fatto un sacco di tempo fa.

Pure che dopo un po’ di anni sembra un po’ sbiadito. Pure che c’è sempre qualcuno che viene lì e ti dice che no, lui non ha niente da festeggiare, il 25 aprile. Pure che i ragni neri che incombono ancora, dio santo, ci sono ancora ragni neri, a volte si camuffano pure di verde, sti ragni, e vengono a dirti, i ragni neri o verdi, che quando c’era il fascismo era meglio, e che questa qui è una festa comunista, e che la storia la scrivono quelli che la vincono e tu dovresti leggere libri diversi, mica solo quelli comunisti (chissà se De Felice basta o per loro è troppo a sinistra).

Pure se ti trovi intorno gente che non è un ragno nero ma ti dice che comunque il 25 aprile è una festa comunista, e tu vorresti dirgli ‘Alcide De Gasperi e Luigi Einaudi’, ma non lo fai perché poi alla fine chi ti dice che il 25 aprile è una festa comunista non ha mica voglia di sapere che sta dicendo una cazzata. È che per qualche motivo che conosce solo lui il 25 aprile non gli interessa.

E sta bene, eh. Mica è un obbligo pensare che il 25 aprile è una roba che ti compete. Dopo il 25 aprile c’è stata quella roba che si chiama democrazia per cui se non hai voglia di partecipare ai cortei e alle commemorazioni non sei mica obbligato. Che poi è una delle differenze con quell’altra roba per cui noi festeggiamo il 25 aprile. Tipo che se c’era ancora, quella roba, e non arrivava la guerra, l’armistizio, la liberazione, adesso noi eravamo ancora lì col sabato fascista, e mica potevi dire ‘no, per me il sabato fascista non è una cosa importante, non mi riguarda’. Te lo facevano riguardare per forza.

Però siccome non è un obbligo esserci, a festeggiare, suona parecchio strano che ci siano quelli che devono dirti che loro non festeggiano e che pure tu non dovresti perché non c’è niente da festeggiare. Perché la mafia, perché pure i comunsti (aridanghete coi comunisti, sta cosa che il 25 aprile è festa dei comunisti ha rotto il cazzo, scusate il francesismo) erano così, perché ‘e allora le foibe?’, perché ‘finché non tornano i marò noi non festeggiamo’, perché tutte le cazzate che avete letto pure voi in questi giorni.

Che poi c’è questa cosa di fondo, che irrita. Ora io non ho nessun problema a dirmi comunista, anche se la cosa sembra avere sempre meno senso da un punto di vista semantico. Soprattutto perché quello che mi piace del comunismo non è necessariamente ascrivibile al comunismo propriamente detto. Ci sono quelle questioncine irrilevanti di libertà dell’individuo, eguaglianza sociale, pari opportunità per tutti quanti a prescindere da razza, sesso, nazionalità, genere, estrazione sociale, e soprattutto antifascismo, che non sono proprietà esclusiva del comunismo (un’altra volta parlo di quelle che invece lo sono, ascrivibili al comunismo propriamente detto, e che lo hanno reso in effetti impossibile da praticare, più che altro perché troppo utopico. Ma ora sto parlando d’altro, di quello che non è solo comunista).

Ecco, non so come sia successo che tutte queste cose, che secondo me dovrebbero stare tipo alla base del corredo umano con cui ti presenti in mezzo alla gente quando muovi i primi passi nel mondo dei grandi, da un po’ di tempo vengano scambiate per comunismo.

Soprattutto l’antifascismo. Oh, ma io ci ho litigato con gente che era davvero comunista, perché l’antifascismo non poteva essere visto come un valore di parte. L’antifascismo è alla base della Repubblica Italiana e della Costituzione. Senza l’antifascismo non esisteremmo noi e non esisterebbero nemmeno quelli che non ci si riconoscono,  nell’antifascismo. Non potrebbero esserci perché ci sarebbe solo il fascismo. E solo il fascismo, santa polenta, ma che razza di incubo è? Un’ideologia che prevede un unico partito, privilegi basati su censo o appartenenza a corporazioni, l’esaltazione della guerra e della conquista di nuovi territori, l’idea di superiorità della razza italica (la razza italica, quale emerita cazzata). Ah, già, noi abbiamo studiato la Storia sui libri dei vincitori. Peccato che le leggi razziali del 1938 non se le siano inventate i vincitori. Nemmeno le persecuzioni ai dissidenti. Nemmeno Ventotene, quel posto dove andavi a passare le vacanze. Potrei continuare ma credo di essermi spiegata.

E insomma, alla fine il settantesimo è passato, sono stata in corteo, è stato bello nonostante altri ragni di specie diversa che hanno reso orribile la manifestazione a qualcuno dei partecipanti, perché ci sta pure chi vorrebbe stabilire chi sono, quelli che possono stare in un corteo antifascista. Una roba che ti manda i neuroni a puttane perché è ovvio che quelli che non ci dovrebbero stare sono solo quelli che non si riconoscono nell’antifascismo. E quelli in genere bofonchiano ben lontani dalla piazza.

Ma è andata anche quest’anno, e andrà l’anno prossimo, e gli anni successivi, perché magari i colori della liberazione sembrano essersi sbiaditi, con il tempo che passa, ma vanno sempre ravvivati. E mai come di questi tempi vanno tirati fuori tutti i santi giorni. Perché ci sono davvero troppi ragni scuri in circolazione.

(qui sotto ci sono le poche foto che sono riuscita a scattare in corteo. Il problema di esserci, in corteo, ed esserci sul serio, è che mentre sei in mezzo partecipi al corteo e non ti metti a fare foto, ma va bene così)

Genti da #25aprile

Gente in corteoik #25aprile #sentinellidimilano#25aprile #sentinellidimilano#25aprile  #sentinellidimilanoA cantare  Bread and roses il #25aprile

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