Cose che stavano in un cassetto e sono spuntate fuori

Avevo un’altra vita, prima di internet. In realtà mi ero ripromessa di non parlarne, sull’internet, perché son fatti miei, poi succede che la vita ti tira i cazzotti e decidi che è il momento.

Allora, avevo un’altra vita, prima di internet, e questa vita non mi piaceva moltissimo per molti versi. All’epoca avevo tra i venti e i 25 anni, più verso i 25, a dirla tutta, frequentavo l’università senza molto profitto, frequentavo ancora una parrocchia con un sacco di dubbi intorno al padreterno ma non ci avevo ancora litigato di brutto.

E un giorno una compagna di università, che per qualche tempo mi ha fatto da mamma (lo sapete come vanno queste cose, noi bambine che non sappiamo se grattarci l’orologio o caricarci il culo ogni tanto abbiamo bisogno della mamma che ci sveglia. A qualcuna non capita. A me sì, e adesso che mamma Daunia ha la sua bambina vera che ha tutto il diritto di essere bambina penso ‘che culo che ha la bambina di Daunia’. sì, si chiama Daunia davvero. No, non ci saranno pics) prende e mi dice ‘andiamo qui’.

Qui era l’Associazione dei Volontari per i Disabili. Che stava in Statale. La stanzetta giusto di fianco alla CUEM. Chi ha frequentato la statale in Festa del Perdono negli anni tra il ’95 e il ‘2000 probabilmente sa di cosa sto parlando. Anche se non è detto che sia entrat* a curiosare. In effetti lì ci passavi perché sapevi cosa stavi facendo o per puro caso. Per puro caso di gente ne ho vista poca, in quel paio d’anni di frequentazione.

Ora, non ero digiuna di gente con problemi grandi come una casa. Dopo anni passati tra oratorio, bambini con più o meno problemi, gente con ritardi mentali che però non frequentavo moltissimo, avendo io dei limiti (una cosa che ho imparato all’oratorio era che non tutti eravamo adatti a fare la stessa cosa, e soprattutto che io con alcune persone non avevo la pazienza necessaria. Quella che invece avevo con i bambini, anzi, con loro me ne avanzava pure) avevo imparato, se non altro in teoria, che al mondo ci stavano persone con necessità e problematiche variegate.

Però una cosa è la teoria. Finire in un posto dove prendi e accompagni gente a lezione o ovunque debba andare nel raggio d’azione di Festa del Perdono o via del Conservatorio dove stava scienze politiche, che sia  cieca (dico cieca perché me l’hanno insegnato loro, a chiamarli ciechi), su una sedia a rotelle, senza dita e quindi impossibilitata ad aprire anche una bottiglia d’acqua, e starci per due anni, tanto che a un certo punto entri nella stanzetta dell’associazione la mattina e non ne esci più fino al pomeriggio inoltrato, ecco, è un’altra roba.

Non sto a raccontare tutto quello che è capitato in quei due anni. Che sono solo due non perché io mi sia stufata, non credo che mi sarei mai stufata, a dire il vero. Ma a un certo punto, siccome quando ti succedono delle cose importanti e incontri della bella gente che ti da qualcosa di fondamentale per la tua vita cominci a rifletterci, sulla tua vita, e scopri che vuoi farne un’altra cosa, ho lasciato l’università.

Per andare a fare altro. Sempre roba bella, eh, una scuola di cinema di fatto è una cosa bella. soprattutto se poi provi a farlo, il cinema, e ti trasferisci pure a Roma per colpa del cinema, ma questa è un’altra storia.

In questa storia ci sono un sacco di persone che in uno dei periodi più insignificanti della mia vita mi hanno fatto sentire una persona decente, bella magari no, perché insomma, ce ne vuole perché mi senta una bella persona.

Però in quei due anni c’è stato un carico emotivo e umano per la mia esistenza che se non proprio tutti i giorni almeno una volta a settimana succede che mi fermi a pensarci, a tutta questa gente che è stata così importante e probabilmente nemmeno lo sa perché non gliel’ho mai detto.

È una cosa che ho raccontato poco su internet perché è una di quelle cose di cui sono molto gelosa e darla in pasto a chiunque mi faceva brutto. Fino a ieri pomeriggio.

Ieri pomeriggio ho saputo qualcosa su un’altra persona che ho conosciuto anni fa, anche lei molto bella, di quelle che se non le avete incontrate e non avete letto quello che scrivono e soprattutto non avete passato con loro una mezz’ora seduti sui sedili della sua auto dopo aver rischiato di stramazzare su Via Emanuele Filiberto,  a sentirvi raccontare qualche brandello della loro vita (che pure nei brandelli era una vita che pareva bella), ecco, secondo me ci avete perso parecchio. Tra l’altro, dicevo che su internet i fatti miei non li racconto, ma a lui quella sera, un po’ per lo spavento, un po’ per il vino in corpo, li ho raccontati. Credo di avergli raccontato anche quelli che sto raccontando qui sopra. E non ha fatto una piega. Gli son sembrati addirittura normali.

Anche lui è uno a cui ho voluto molto bene a distanza, dico che gli ho voluto molto bene perché poi a un certo punto la cosa si affievolisce, le persone, se non le vedi tutti i giorni, rimangono sullo sfondo, poi a un certo punto ci pensi, ogni tanto, sono bei ricordi, ma quella roba che ti faceva tanto piacere anni fa un po’ smette di farti effetto.

E insomma ieri è successo che il Correttore, che lo conosce, mi ha chiesto se avevo visto questo.

E lì ho saputo che ha la sclerosi multipla. E la cosa mi ha fatto tipo l’effetto di un cazzotto.

E poi ho visto il video. E ho cominciato a ridere. E credo che anche voi dovreste vederlo, questo video, e ridere, tantissimo.

E poi però a un certo punto ho cominciato a piangere. Ed ero veramente incazzata. C’è di buono che col padreterno mi sono incazzata già anni fa, perché sarebbe stato un buon momento per mandarlo affanculo. Ma avevo già dato.

Poi sono uscita e ho visto gente che lo conosce, perché come te sbagli, quando scopri una roba su qualcuno di cui non senti parlare da anni sarà il momento in cui incontrerai gente che lo conosce, e ti troverai a parlarne. Questa è legge di Murphy e non si scappa.

Poi sono tornata a casa, e ci ho dormito sopra. Poi mi sono svegliata e ho pianto ancora un po’.

E poi ho pensato ‘adesso do il mio 5 per mille all’AISM‘, ma io manco ho lavorato l’anno scorso, cosa vuoi che do all’AISM, e così aperto internet e ho mandato una donazione all’AISM.

E ho deciso che dovevo raccontarvi questo brandello di cazzi miei pure se farà un po’ ridere i cinici. Le belle persone fanno sempre ridere i cinici. Chissà perché.

(questo post non nasce con l’intenzione di farvi fare una donazione all’AISM, ma se per caso vi passa per la testa, ecco, credo ne abbiano sempre bisogno)

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