Prima o poi ci arrivo anche io

Con calma, perché ci metto sempre un po’ più del necessario.

In genere succede quando ho la testa sgombra da roba come monumenti romani e tombe etrusche, o quando comincia a fregarmene il giusto della calata di Annibale sull’Italia con gli elefanti (poi questa cosa qui tra un po’ ricomincerà a fregarmi parecchio, ma sono in fase di decompressione. Non ve l’ho detto, il famoso scritto a cui c’eravamo iscritti in 4670 o una roba del genere l’ho passato e mi aspetta l’orale, ma ne riparliamo in un altro momento).

Una volta capitava quando avevo finito di scrivere una sceneggiatura. O un’altra roba lunga. Sono specializzata nel trovare roba lunga per procrastinare il momento di quiete in cui ti guardi in faccia e ti dici ‘e adesso pensiamo a come cazzo stanno andando le cose’.

Le cose serie. Tipo la serenità, la salute, il tizio che dorme dal lato del letto che guarda verso la porta, perché quello verso la finestra è il mio.

E le cose serie stanno andando un po’ di merda.

C’è voluto un po’ di tempo per tirare  fuori nove parole. Mi sa che non lavorerò mai come copy in pubblicità.

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