Avevo espresso qualche riserva sulla compattezza del mondo cattolico sul gender

Per inciso, quella compattezza millantata da Adinolfi  & c. dopo la manifestazione di Piazza San Giovanni (il cosiddetto milione di persone dichiarato solo dai partecipanti, numero impossibile ripetuto all’infinito perché si sa che una bugia ripetuta un milione di volte diventa verità).

Ecco, sembra che un gruppo di donne cattoliche di Parma abbia deciso di esprimersi con una lettera ufficiale sull’argomento. E quello che si capisce è, ohibò, che non solo i cattolici in piazza quel giorno parlano per sé, ma che altri cattolici paiono avere visioni diametralmente opposte sulla modalità con cui si sta ‘combattendo’ questa guerra che vede in campo i ‘difensori della famiglia tradizionale’ da questi brutti cattivoni anche un po’ esibizionisti e persino malati, che vorrebbero imporre di insegnare ai bambini dell’asilo la masturbazione (!) e affittare uteri allo scopo di OMMIODDIOH AVERE BANBYNI, NESSUNO PENSA AI BANBYNI. Ossia il mondo LGTB.

Queste donne cattoliche di Parma hanno riassunto in quattro punti il loro disagio e dissenso per quanto sta accadendo da mesi a questa parte. Vi riporto i quattro punti,  molto chiari, estratti direttamente dalla loro lettera aperta:

1. La logica “amico/nemico” sta alla base della violenza e noi la rifiutiamo decisamente. Crediamo che si possa esprimere il più netto dissenso sulle idee senza per questo demonizzare o descrivere in modo caricaturale chi le sostiene, e che si debbano riferire correttamente le posizioni a cui ci si oppone: un’attenzione spesso disattesa in molti interventi che abbiamo letto e ascoltato in questi mesi.

2. Abbiamo notato che molto spesso si confondono i piani al punto che non si capisce più di che cosa si sta discutendo: un conto è discutere del ddl “Scalfarotto” il cui intento dichiarato è combattere le discriminazioni contro le persone omosessuali, o del ddl “Cirinnà”, altro è discutere del gender in filosofia, altro ancora ragionare di gender studies; un conto è parlare degli “Standard dell’OMS per l’Educazione Sessuale in Europa”, altro è confrontarsi con chi ritiene che sia rovinoso per la famiglia mettere in discussione i tradizionali ruoli maschili e femminili e impegnarsi nella decostruzione degli stereotipi.

3. Abbiamo notato anche che spesso si evocano documenti normativi – additandoli come pericolosi – senza citarli in modo corretto, a volte addirittura falsificandoli, a volte estrapolando le frasi dal loro contesto. Basti qui pensare, oltre alla campagna contro i già citati Standard OMS, alle polemiche prima sul ddl “Fedeli” e ora sul comma 16 dell’art. 1 della legge 107 del 13 luglio 2015 (“Buona scuola”), che non ha altra finalità se non quella di promuovere il principio di pari opportunità e di prevenire e contrastare ogni forma di discriminazione e di violenza basata sul sesso e sull’orientamento sessuale: si tratta di un’applicazione degli art. 3 e 51 della Costituzione e quindi stupiscono la contrarietà con cui è stato accolto e le interpretazioni distorte di cui è stato oggetto.

4. Osserviamo infine che riguardo a tutti i temi che vengono evocati quando si parla di “ideologia gender” ci sono – crediamo legittimamente – pareri diversi tra persone e gruppi che pure hanno la stessa fede cattolica, sia nel merito che nel metodo individuato per intervenire nel dibattito in corso nella società civile. Le posizioni e i linguaggi espressi nella manifestazione svoltasi il 20 giugno a Roma, per esempio, non erano rappresentativi dell’intero mondo cattolico, e diverse associazioni ecclesiali hanno deciso di non prendervi parte. Tuttavia, anche al netto di una certa malafede per esigenze di “audience”, qualcosa nella comunicazione di questo pluralismo non deve aver funzionato, se i mass media hanno spesso sintetizzato, e continuano a farlo, con titoli come “Cattolici in piazza contro…”.

Direi che qualche cattolico in grado di dire cose sensate sull’argomento esiste ancora e che sarebbe bene cominciare a dare spazio, parecchio, anche alle sue istanze, invece di fossilizzarsi sempre e solo su quelle delle Sentinelle in Piedi, di Manif pour Tous e di Adonolfi & C. (per tacere di Costanza Miriano che tra le altre cose fa pure abbastanza inorridire qualunque tipo di donna convinta dell’importanza dell’emancipazione femminile)

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