Cose da giornate un po’ piovose e un po’ no

Stamattina camminavo su via Ripamonti. Ora, l’università sta da quelle parti, o meglio, sta lì la sede distaccata di beni culturali e discipline dello spettacolo, quelle robe da fancazzisti, insomma, ché gli studenti seri, quelli che passano per studiosi veri, stanno in Festa del Perdono dove ci stanno i chiostri belli e in due minuti arrivi in centro. Dalla Ripamonti in centro ci arrivi col 24 se ti va bene in 20 minuti, ma da casa mia arrivare all’università è mezz’ora di autobus se va molto male e in Cermenate c’è coda. (io le code in Cermenate le conosco bene, erano più o meno le stesse quando andavo a scuola. Anzi, qualcosa è pure migliorato, da quando andavo a scuola, ci si mette meno tempo. Oppure me ne frega di meno e allora mi sembra meno tempo).

Allora, dicevo che stamattina camminavo su via Ripamonti, sembrava che dovesse piovere e invece no, è comparso pure un po’ di cielo azzurro. Poi ha piovuto nel pomeriggio ma alle otto c’era il cielo azzurro, giuro. E insomma, mentre camminavo pensavo che finalmente mi son tolta di dosso un po’ di cose che mi davano fastidio.

E che dopo un bel po’ di giorni che mi sentivo abbastanza da schifo perché alla fine da qualunque parte la guardi la mia vita non è che sia questo grande spettacolo, in questi giorni sto cercando di metterci dentro cose che mi piacciono. Tipo quando prendi e sei in una stanza che va ridipinta daccapo, che ti fa venir voglia di scappare il più lontano possibile perché no, non ci puoi vivere lì dentro, ma siccome non hai un altro posto dove andare cominci a spazzare il pavimento per togliere i calcinacci, rifai l’intonaco nuovo, ridipingi, e cominci a mettere cose che ti piacciono nella stanza dove devi dormire.

Insomma io sto cercando di mettere delle cose che mi piacciono nella mia vita. Tipo andare a vedere un museo dove non andavo da quando ero bambina, come il Poldi Pezzoli. A pensarci bene non lo so mica, se c’ero stata da bambina. Ma non importa perché ci sono stata un paio di domeniche fa, e se non l’avete visto ve lo consiglio, perché è un bel posto e soprattutto non è intasato di gente. Sì, per carità, bello che i musei siano pieni, vuol dire che la gente li visita eccetera eccetera. Però si vedono meglio quando non c’è troppa gente, è un dato di fatto. Quindi magari andateci una domenica mentre la gente riempie tutti gli altri musei milanesi o scazzotta per entrare in Duomo, che sembra sempre che c’è solo quello, a Milano, e invece no.

Poi sono andata in un altro posto dove non ero ancora andata, eppure qui ci vivo da anni. Avevo questo ingresso gratuito in Triennale, per vedere la mostra Arts & Foods. E ci sono andata. Quella era un po’ piena, ma ne valeva la pena. Pure lì, se vi avanza un biglietto di Expo andateci perché entrate gratis. Fino al 1 novembre, eh. Ma andateci. Io a Expo ci son stata un po’ di volte, ho visto parecchi padiglioni, non tutti, prima che ci fosse il pienone, e non mi sentirete parlar male di Expo nemmeno sotto tortura, ma se vi dico che la mostra è il miglior padiglione di Expo (infatti è l’unico padiglione Expo in città, ve lo dice pure la locandina della mostra) fidatevi. Però prendetevi un po’ di ore, perché è lunga. Pure se non c’è gente, dico. C’è un sacco di roba da vedere. Io ho perso il giardino, per dire, e ho comunque visto fin troppo.

Insieme alla mostra Arts & Foods ce n’è un’altra, Cucine e Ultracorpi, sempre inclusa in quell’ingresso gratuito a cui avete diritto se andate col biglietto Expo. Se avete bambini, portateli perché non si annoiano. Oppure sì, dopo un po’ si saranno rotti le palle perché è lunga, però diciamo che vi andrà meglio che in altri posti.

Di Aperti per Voi avevo già accennato, e insomma, adesso vediamo se posso fare la volontaria sul serio (accidenti se sono seri quelli del Touring). Però grazie ad Aperti per Voi ho scoperto un’altra chiesa dove non ho mai messo piede prima. Sant’Antonio Abate. Che sta in Via Sant’Antonio, e oggi mentre pioveva che dio la mandava e io ho scelto proprio il momento di massima pioggia di tutto il pomeriggio per andare alla libreria Cortina a procacciarmi i libri per l’esame di archeologia ci sono entrata. Oh, pioveva. Le chiese mica servivano da riparo ai derelitti, un tempo? Ecco, io ero una derelitta pure un po’ inumidita.

Peccato che fosse un po’ buio, quindi non ho visto molto.Ma adesso ho imparato la strada, forse riesco a tornarci. Ah, è una chiesa rifatta in epoca barocca. Se vi piace il romanico, per dire, mettetelo in conto.

Nei prossimi giorni provvederò a tornare ai musei del Castello Sforzesco, che manco da una delle ultime domeniche a piedi della gestione Pisapia. Ci devo tornare per forza, pare che per arte medievale sia consigliata la conoscenza delle collezioni del castello. Che posso dire, sarà un sacrificio ma se tocca, tocca.

Tornerò pure al museo archeologico, quello in Corso Magenta. Pare che mi toccherà rivedermi pure Sant’Ambrogio, San Lorenzo, San Nazzaro, Sant’Eustorgio e qualche abbazia.

Mi aspetta una vita grama.

Nel mentre, con anni di ritardo, ho pure cominciato a vedermi Sherlock Holmes. Con sottotitoli in italiano. Per ora.  Sì, lo so, l’hanno già visto tutti, ma come dire, almeno non devo preoccuparmi degli spoiler.

E insomma. Per ora ci sono queste cose. Poi ci sono altre cose, che sono fatti miei quindi me li tengo per me. Però diciamo che sto facendo spazio tra le macerie e mi sto tenendo solo lo stretto indispensabile.

Una cosa magari mi manca un po’. Non scrivo e non leggo romanzi. Però l’altro giorno ho visto un film, al cinema. Ne ho visti tre, a dire il vero. Due erano film di animazione. Quello dell’altro giorno era The martian. E a parte la troppa disco music e il mio imprecare contro i maledetti nerd più o meno continuo, una delle cose che mi ha lasciato Ridley Scott è stata quella voglia che ogni tanto, sempre più raramente, fa capolino quando vedo un bel film al cinema. Tipo di scrivere una sceneggiatura degna di questo nome.

La voglia tornerà nel posto da dove è stata riesumata molto presto, ma è stato bello ricordarsi cosa volevo fare nella vita per una decina di minuti e pensare ‘cazzo, che voglia di fare cinema’.

E adesso vado a fare i compiti di inglese.

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