Una cosa che ho visto oggi

Oggi che è stata una giornata di quelle che non ci credi nemmeno se te la raccontano, eppure è successa per un sacco di gente, visto che un sacco di gente ne ha parlato. Pure a sproposito. Ma è quello che succede quando succede una roba come quella di Parigi, no? Tutti parlano, qualcuno vomita odio, tu leggi facebook e ringrazi che nella tua bacheca non ci sia gente che inneggia alla guerra santa contro l’Islam.

E insomma, a me ha detto anche culo che non ho la gentaglia su facebook e che conosco gente con un po’ di testa, però non è che siccome mi ha detto culo va bene così. Ci sono cose per cui stare davanti a facebook a dirsi solo che i tuoi contatti sono belli e bravi non basta, e quindi oggi sono andata con un po’ di milanesi, francesi, islamici moderati, e altre persone a cui non ho chiesto la carta di identità a commemorare quelli che ieri a Parigi sono morti.

A Milano prima si è pensato di andare davanti al consolato. Poi per motivi di sicurezza il luogo è cambiato. A un certo punto i luoghi sembravano due, la Darsena e Piazza Fontana, poi il luogo è diventato uno, come in effetti era abbastanza logico. Cosa fai, commemori in due posti diversi?

Quindi sono andata in Piazza Fontana. C’era un po’ di gente. Non tantissima, eh, ma neppure poca.

Io ve lo dico, andare in Piazza Fontana un giorno di novembre che è proprio novembre, non come quelli scorsi che erano di sole, un giorno di novembre con quel clima uggioso che è talmente umido che sembra che piove ma non sta piovendo, e star lì con gente che mediamente sta zitta (insomma, parlavano, ma mica erano caciaroni, il problema semmai è che gli altoparlanti del PD non funzionavano e non potevi sentire quello che diceva la gente che parlava), con i fiori in mano, perché l’idea era portare dei fiori per i morti, ti fa pensare alla storia di quella piazza, e insomma fa impressione, star lì a commemorare i morti di Parigi in Piazza Fontana.

Ma eravamo lì, a non sentire quello che dicevano al microfono perché non si sentiva niente, e a un certo punto poi è partita, un po’ troppo lontano, la Marsigliese. Che in effetti era strana, in Piazza Fontana a Milano, ma era l’unica cosa sensata da sentire, oggi, più che quelle cose che non si capivano dall’altoparlante.

Sì, poi abbiamo cantato anche Bella Ciao, solo che quella l’abbiam cantata più forte. Si vede che il problema della Marsigliese, che è tipo un signor inno nazionale, è l’essere in francese, e noi però eravamo a Milano, e per cantare un inno in francese tutti insieme non eravamo proprio nella città giusta, ma va bene lo stesso.

Poi quelli che avevano portato i fiori li hanno messi sulla fontana, con i lumini. Un sacco di lumini sulla fontana di marmo. Ed era un po’ come se ci fosse un cimitero improvvisato, ma a me i cimiteri non danno fastidio, a dire il vero.

Poi han cominciato a parlare altre persone, con un megafono, di quelli tipo anni ’70, e un po’ pure le parole sembravano di un comizio degli anni ’70. Quelle si sentivano.

Piazza Fontana l’abbiam lasciata che era ancora un po’ piena di gente, perché va bene che han cancellato il presidio davanti al consolato, ma c’era il ragazzo alla pari francese di un’amica, lì, e voleva andare al consolato a portare i fiori e accendere i lumini.

E quindi siamo andati al consolato. Che secondo me in effetti aveva più senso.

Poi ho capito perché per motivi di ordine pubblico non l’han fatto lì davanti. Intanto il consolato francese a Milano è più nascosto di Diagon Alley. Poi non c’è spazio per fare niente, lì davanti. E insomma, va bene che non era tantissima la gente in piazza Fontana, però non ci stava, tutta lì.

Al consolato c’era già stata un po’ di gente. Era pieno di fiori. E di disegni dei bambini. Che di suo era già commovente, più che ascoltare gente che non si sa cosa sta dicendo perché gli altoparlanti sono scarsi. C’era un sacco di silenzio, un sacco di fiori, un sacco di lumini e un sacco di disegni.

E qui è successa una cosa che non so se posso dire che è stata bella, perché insomma, non c’è niente di bello in questi giorni.

Ma è stata toccante. Allora, il ragazzo alla pari della mia amica era lì in piedi, in silenzio, non so se pregava, forse sì, ma son fatti anche un po’ suoi, però stava lì, davanti ai fiori, poi ha acceso un lumino, ed era tutto abbastanza surreale, con quei disegni, i fiori, il silenzio e noi che comunque facevamo foto, perché in effetti di foto ne abbiamo fatte tante, tutti quanti.

A un certo punto gli si avvicina un altro, probabilmente francese* anche lui. Credo si siano detti un paio di parole, poi l’altro l’ha abbracciato e ha cominciato a piangere. Non si conoscevano, probabilmente se si conoscessero, se si leggessero anche su facebook, potrebbero trovarsi pure cordialmente antipatici, Eppure uno era lì che piangeva sulle spalle di uno sconosciuto perché ieri a Parigi, Francia, ci sono stati 127 morti di terrorismo.  A unirli c’era solo questa cosa di essere tutti  e due francesi e di essere lì davanti al consolato entrambi in quel momento.

A me un po’ veniva da piangere, invecchiando piango un po’ troppo spesso, mi rendo conto. Però era una cosa che non so se io farei mai. Non lo so, se mi metterei a piangere sulle spalle di uno sconosciuto in un altro paese perché gente che con me ha in comune la nazionalità e non si sa che altro è morta di terrorismo il giorno prima.

Non so nemmeno se riesco a capire esattamente perché qualcuno fa una cosa del genere, forse è senso di appartenenza a un luogo, una nazione, una identità, che è una roba che a me probabilmente manca.

Chissà, forse gliela invidio anche un po’, questa roba qui.

*Pare che lo sconosciuto francese in realtà fosse uno sconosciuto italiano. Lo ha scoperto la mia amica. La cosa, se possibile, mi sembra anche più commovente. Ma abbiamo già stabilito che di questi tempi mi commuovo per un sacco di cose. Starò davvero invecchiando, non si spiega altrimenti.

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