Non me l’aspettavo.

Insomma, non è che non mi è mai capitato di assistere impotente a cose che non avevano senso. In qualche anno sulla terra mi è successo di assistere impotente, a volte persino inconsapevole, ci sono arrivata anni dopo per una questione anagrafica, a bombe nelle stazioni, attentati mafiosi, bombe sparse a Milano e Roma, pestaggi in scuole a Genova, aerei entrati in due torri, attentati di ogni tipo sparsi in ogni angolo del mondo.

Ho pure vissuto a Roma, che di questi tempi non è proprio il luogo più sano, visto che ogni due per tre viene nominata dall’Isis come obbiettivo militare. Sono stata per mesi a Milano sperando che il pericolo di attentati durante Expo fosse più un’idea nostra che una prospettiva reale.

Non è che non sono preparata a pensare che potrebbe succedere qualcosa. Credevo semplicemente di avere capito come convivere con l’idea.

Credevo pure che cercare delle cause senza farsi inghiottire dal bisogno di trovare qualcuno a cui affibbiare la colpa sarebbe stato utile per prendere le distanze da questa cosa, insomma, sapere perché qualcuno decide di fare un attentato, di sparare a cittadini inermi, di sparare in un teatro, potrebbe sembrare utile.

Mi sbagliavo.

Continuo a non sentirmi in guerra e a non avere la minima intenzione di chiedere la testa di qualunque musulmano che capiti dalle mie parti, sia chiaro. Sono sempre dell’idea che non si possano colpire popolazioni intere per qualcosa che viene commesso da poche persone, e allo stato attuale l’Isis non è tutta la popolazione musulmana sulla faccia della terra. Questo per me è un punto fermo, e io la guerra santa non la faccio e nemmeno la voglio. Tantomeno sono dell’idea che si debbano cannoneggiare i profughi che arrivano in Italia per reazione di pancia a quanto accaduto a Parigi. Sono a pieno titolo in quota buonisti, se pure la parola buonista significhi qualcosa. Lo sono così tanto che quasi quasi me lo metto in curriculum, star sul culo a Salvini in quanto buonista è uno skill mica da ridere, fossi un datore di lavoro mi assumerei subito.

Però.

Perché c’è il però. Ed è che qui continuiamo tutti a ripetere, a ragione, che dobbiamo continuare a fare le nostre vite senza avere paura. Perché non possiamo smettere le nostre abitudini e chiuderci in casa.

Oh, sono d’accordo, eh. Mi sembra sacrosanto, continuare. Infatti da sabato sto uscendo anche più del solito, vero che aver cominciato a lavorare mi dà un motivo per stare fuori di casa, prendere i mezzi, mangiare fuori, girare per la città molto più spesso di prima. Addirittura se non sono troppo stanca dopo il lavoro cerco anche di fare delle cose che non avrei il tempo di fare durante la giornata o durante il fine settimana, col risultato di stare fuori ancora di più, di vedere più gente, di prendere più mezzi, di sentire un sacco di discorsi, a volte sensati, a volte meno, ma finora di autentici discorsi d’odio ne ho percepiti pochi, in mezzo alla gente, e mi deve essere anche andata di lusso (su facebook va peggio, e in effetti mi sento di dirvi che se non avete cose belle da condividere, e se ne trovano, di cose belle, a volerle cercare, chiudete facebook e uscite di casa perché a volte la gente è molto meglio di quello che vuole sembrare quando scrive uno stato o commenta un post).

Però (sì, il però è sempre qui che incombe) ho sempre questa sensazione strana, da sabato. Tipo che in realtà le cose che faccio non hanno molto senso, mentre ne avrebbe molto di più uscire di casa, prendere un autobus e andare ad abbracciare tutte le persone a cui voglio bene, una ad una, perché credo di averle abbracciate troppo poco nella vita.

È una cosa strana, è come se all’improvviso mi fossi resa conto che quando dicono che certe cose potrebbero capitare a chiunque, questa cosa sia diventata terribilmente reale.

Questo non me l’aspettavo. E non è una sensazione facile da gestire. Ci sono momenti in cui rischio di scoppiare in lacrime, così, in mezzo alla gente.

Poi magari passerà pure questa, perché passa qualunque cosa. Ci si abitua a tutto. Ma in questi giorni è un po’ come camminare sulle uova.

Se mi vedete in giro e mi conoscete, abbracciatemi, perché mi sa che ne ho bisogno. Giuro che non vi scanso.

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6 thoughts on “Non me l’aspettavo.

  1. Forse ti riconoscerei, non so; comunque abbraccerò la prima piangente che incontro, contenta?
    Ho letto tra l’altro un articolo di Cacciari. Secondo lui a Roma non succederà nulla: primo perché l’Italia non conta nella politica internazionale, secondo perché i musulmani dell’Isis sono quasi tutti sunniti e con il papa sono in ottimi rapporti.

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