Gente che stalkera Zerocalcare (ma è per una buona causa)

Allora, avevo già detto che io a Zerocalcare voglio bene. Non perché lo conosco ma perché è uno che dice delle cose che mi piacciono e mi fa pure ridere e piangere quando le dice come sa dirle solo lui.

Poi ha questa cosa che è una persona gentile, dopotutto. Insomma, come la definiamo una persona che si mette a fare disegni sui suoi libri a tutti quelli che vanno alle sue presentazioni e fino a quando non ha fatto l’ultimo non se ne torna a dormire?

(sì, va  bene, qualcuno direbbe che è disadattamento, ma io faccio parte con orgoglio del #teamdisadattati, quindi per me va bene così).

Poi dopo che è stato a Kobane e ha raccontato quello che sta succedendo da quelle parti come non ce l’ha raccontato ancora nessuno (per carità, qualcuno di sicuro ci avrà scritto saggi molto interessanti che però a me non sono capitati sotto mano, poi io ho bisogno di qualcuno che mi spieghi le cose come se avessi quattro anni, chiedo venia alla gente seria) gli voglio anche più bene.

Quindi, quando ho saputo che sarebbe passato a Milano, in Feltrinelli, per presentare Kobane Calling e già che c’era fare disegnini a oltranza su tutte le copie dei suoi fumetti che i fan sfegatati gli avrebbero portato, ho avuto la pensata di portargli qualcosa io, visto che è una persona gentile (o disadattata, vedetela come vi pare).

E siccome eravamo nel pieno della propaganda delle magliette per la raccolta fondi da destinare al reparto pediatrico in Siria l’idea è venuta da sola: PORTIAMOGLI UNA MAGLIETTA!

Allora dovete sapere che non bisogna MAI avere di queste idee quando si ha Lucia come amica, perché tu lo scrivi e lei provvede a ordinare la maglietta, chiedendoti qual è la taglia.

Insomma, abbiamo fatto una maglietta da regalare a Zerocalcare.

Per qualche ora abbiamo anche dubitato di poterla consegnare in tempo, perché il giorno 9 la maglietta non era pronta e il giorno 10 sarebbe stata pronta ma la mattina presto in un posto dimenticato non dico da Dio ma dai mezzi pubblici.

Poi alla fine, siccome quando ti metti in testa una cosa il modo di farla lo trovi, e siccome quel mattino non avevo impegni (cosa che a volte è un po’ fastidiosa, ma in questi casi torna utile), siamo riuscite a trovare il modo di recapitarmi la maglietta.

E questa è la parte facile.

La parte difficile è stata sopravvivere a una presentazione di Zerocalcare in mezzo a una massa di persone in attesa di una dedica.

Procediamo con ordine. La presentazione cominciava alle 17.O meglio. Alle 17 lui avrebbe cominciato a fare i suoi disegni sui libri dei fan.

Sono arrivata in Feltrinelli alle 16.40. Consegnavano dei numeretti a tutti quelli che volevano la dedica. Eravamo più o meno al 400, quando sono arrivata.

A me il disegno non serviva. Ho dato con Un polpo alla gola, e va bene il feticismo ma posso accontentarmi. Ho anche un fantastico video di Zerocalcare che disegna il mio armadillo, che altro posso chiedere alla vita?

Solo che quella calca mi pareva insormontabile. Pensa che ti ripensa, mentre mi trovavo un posto accanto al bancone del bar di Feltrinelli, mi è venuta la grande idea.

Mi sono detta ‘se dobbiamo fare una figura di merda, facciamola completa. Appena daranno la possibilità di fare domande, prendo la parola e gli dico che non ho una domanda ma una cosa da dargli’. Che in effetti messa così…

Quindi mi siedo, con pazienza. Nel mentre continuiamo a mandare messaggi sul nostro privatissimo gruppo facebook dedicato al brainstorming sulle magliette, ed è privatissimo perché non volete sapere cosa possono scrivere delle donne che organizzano cose come raccolte fondi per i bambini siriani. Probabilmente vi passerebbe la voglia di contribuire.

Dopo una paziente attesa in cui una trentina di persone riescono a ottenere i loro agognati disegni arriva il momento clou, quello che in caso di presentazioni di romanzi potrebbe essere una roba di una noia mortale.

Diciamo che se avete Zerocalcare che presenta un suo fumetto ridete moltissimo. Sì, anche se si tratta di un fumetto che racconta la situazione in Turchia e Siria, anche se si parla del popolo curdo, anche se la storia dei curdi non ha assolutamente nulla di divertente. Non è un male, se si riesce a trovare qualcosa per cui ridere anche quando ti raccontano storie brutte. La risata serve sempre. Serve a distenderti mentre stai raccontando qualcosa che pesa. Non è che perdi di vista la serietà della situazione, se per qualche secondo ci ridi sopra. È come leggere un fumetto di Zerocalcare, in effetti. Ti racconta di Kobane, però ti piazza nel mentre un episodio divertente che gli è capitato lì, o ti racconta delle lenticchie a colazione, e tu ridi. Non puoi farne a meno. Perché è una cosa che fa ridere.

A proposito. Io ve lo dico, siccome da quando si è occupato di Kobane pare che tutti lo vogliono come testimonial di qualunque causa umanitaria, magari evitate di chiedergli di fare da testimonial per le vostre cause umanitarie. Dice ‘e perché? Tu cos’hai fatto?’

Io siccome ho i sensi di colpa a mille nel momento esatto in cui ho sentito un macigno con scritto ACCOLLO sulla mia schiena ho pensato ‘come faccio a non farla sembrare una richiesta di essere testimonial?’

E niente, poi ve lo dico.

Allora, dopo un po’ di spiegazioni, parecchie risate davanti a un messaggio del Secco (su cui preferirei glissare) eccetera, è arrivato il momento delle domande dei lettori.

Non so come ho fatto. Sono riuscita ad alzare la mano prima di qualunque altra persona in sala.

Mi hanno portato il microfono e ho tirato fuori la miglior faccia tosta di cui mi ha dotato madre natura.

Ho spiegato che non avevo una domanda, ma avevo portato una cosa, tra l’altro particolarmente azzeccata, visto che l’editore, presente pure lui alla presentazione, sembra nato apposta per mettere Zerocalcare in imbarazzo.

Insomma, con un editore che si diverte a mettere in ridicolo tutte le tue idiosincrasie, una maglietta con scritto UNA RISPOSTA A CASO NON SI NEGA A NESSUNO secondo me è perfetta.

Ho consegnato, ho spiegato brevemente che stiamo raccogliendo dei fondi per il reparto pediatrico, non ho pubblicizzato l’associazione e soprattutto gli ho detto ‘tranquillo, non te ne devi occupare tu’.

Siccome le donne del gruppo volevano una foto di Zerocalcare con la maglietta, gli ho lanciato un ‘Però se ci vuoi ringraziare…’

‘Lo sapevo che c’era la fregatura’

‘… potresti farti una foto con la maglietta’.

La foto con la maglietta era accettabile. Ovviamente, alla fine della presentazione. ‘Aspetta, alla fine della presentazione? Non alla fine delle dediche, vero?’ (verso le due del mattino).

No, era alla fine della presentazione.

Quindi ho atteso con pazienza la fine delle domande, poi mi sono fatta largo tra la gente e nell’arco di pochi secondi ho scattato due delle foto più brutte che mi sia mai capitato di scattare, scusa, Zerocalcare, giuro che alla prossima stalkerata le faccio meglio:

IMG_20160510_192517542

E questa è stata la parte più divertente della mia settimana. Adesso voi datevi una mossa e leggete Kobane Calling,

Ovviamente la foto è stata messa anche sulla pagina di We Dare, perché insomma, è la prima maglietta consegnata, e ne siamo anche orgoglione… Orgogliose. Volevo dire orgogliose.

(seguirà un altro post in cui vi racconterò come sta andando avanti la raccolta fondi per il reparto pediatrico. Voi non prendete impegni per il 28 e 29 maggio)

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