Il problema non è la preghiera

Che io non ami Costanza Miriano è abbastanza risaputo.

La trovo ignorante, supponente, tirannica (nonostante faccia finta di raccontare che la forza delle donne è la sottomissione. Se lei è sottomessa io sono Napoleone, ma tant’è, mi risponderebbe che è una peccatrice, autoassolvendosi nel nome del suo Dio, e quindi pure a farle notare le discrepanze tra ciò che predica e ciò che dimostra nei fatti è scopare il mare, quindi meglio lasciar perdere), e retrograda. È una che ci farebbe tornare a prima dell’eliminazione del delitto d’onore dal codice penale, se solo gliene dessimo la facoltà.

Però.

Nel caso del terremoto che ha colpito la zona tra il Marchigiano e il Reatino non lo stava facendo sbagliato. Aveva cominciato con alcuni post di servizio, che per quelli che la seguono sono comunque importanti. Se pure sei una pessima persona in fatto di diritti ma riesci a dare indicazioni utili ai retrogradi come te, hai una tua utilità e la sfrutti bene.

Pure sulla storia del pregare per le vittime del terremoto, so che sto per dire qualcosa di impopolare tra i miei amici atei, ma la preghiera pubblica non è sciacallaggio. La preghiera è sempre stata parte integrante della vita dei cattolici, anche in altri secoli. Per chi crede (ovvio che chi non crede non se ne fa nulla) è importante affidare le anime a Dio, e non è visto come scandaloso farlo pubblicamente. E sì, anche l’annuncio della preghiera attraverso facebook non è una cosa deprecabile. Sempre per chi ci crede. La chiesa ha sempre usato i mezzi a sua disposizione per arrivare a tutti quelli che potevano essere convertiti, o a cui poteva essere annunciata la buona novella.

A dire il vero una preghiera non fa mai male a nessuno, pure a chi non crede. Non la senti, una preghiera. Non ti leva la pelle. Non ti uccide.

Pure la questione delle indulgenze esiste e continuerà a esistere, soprattutto in presenza di anni santi, e questo grazie o per colpa di Papa Francesco lo è.

Quindi nulla di strano che una cattolica praticante, per quanto antipatica possa starci, voglia chiedere l’indulgenza per le anime dei morti nel terremoto.

Il problema, per quanto mi riguarda, è la personalizzazione che ne sta facendo. Oh, magari è un problema mio, eh. Magari non c’è nulla di male, magari è che mi sta davvero sulle palle lei. Ma trovo davvero sgradevole prendere i nomi delle vittime, uno a uno, e invitare ad autoassegnarsene una ciascuno per chiedere un’indulgenza ad personam.

Voglio dire, non basta la preghiera collettiva? Non basta un rosario? Non puoi organizzarlo senza scomodare i nomi e cognomi, quindi le storie, di persone che non conosci e che per quanto tu possa saperne magari ti avrebbero presa a calci nel fondoschiena se avessi provato a pregare per loro?

A me viene in mente mio nonno, che per anni ha cercato di evitare il prete del paese in cui è nato e in cui negli ultimi anni trascorreva le vacanze come villeggiante, che scappava appena il Don Federico andava a dare la benedizione alle case dei villeggianti, appunto.

Insomma, il nonno scappava dal prete e invece se lo è trovato davanti quando è morto, perché come è ovvio ha avuto un funerale in chiesa. Perché è la tradizione. Perché un funerale non si nega a nessuno.

Ecco, se tra quella gente ci fossero persone che non volevano assolutamente parlare di Dio, ma perché devono essere prese a forza pure dopo morte, una a una, e nominate pubblicamente per ricevere un’indulgenza?

Questo è il problema. Non la preghiera collettiva, o pubblica, che non urta. Non infastidisce. Manco la senti.

Questa richiesta di indulgenza ad personam è troppo ostentata per non avere il sapore dello sciacallaggio. Perché si riesce a essere sciacalli pure nel nome di Dio. Lo sappiamo tutti e lo sappiamo da secoli.

Ed è un peccato.

Perché per una volta lo stava facendo bene. Evidentemente non ce la può fare.

(non la linko e nemmeno la screenshotto, tanto sapete dove trovarla)

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