A proposito di #fertilityday

È un po’ tutto il giorno che la mia bacheca facebook è impestata di discussioni e immagini della campagna promossa dal Ministero della salute con a capo la Ministra Lorenzin (googlate, se non sapete ancora chi è. Non fatemi cercare le sue schifezze, per cortesia) per la promozione di una gestione responsabile della capacità riproduttiva delle donne. Sì, non è proprio così, che recita la campagna, però è quello che ho capito io.

Che di suo non sarebbe stato nemmeno così terribile, non fosse che a leggere l’inizio delle 137 pagine messe a disposizione dal Ministero per questa iniziativa sembra di trovarsi davanti a un testo redatto direttamente da qualche responsabile del MinCulPop di fascista memoria. E non scherzo.

Quando ho letto le prime didascalie ho pensato alla battaglia del grano, ci mancava un Mussolini che invece di mietere il grano in mezzo al campo si preparava a ingravidare una serie di donne felici di donare la propria fertilità per il bene della Patria.

Ecco, questo è un problema, per dire. Non so se incazzarmi o ridere di questa campagna, un po’ mi fa incazzare ma un po’ mi fa venire voglia di percularla in pieno stile Fascisti su Marte.

Epperò non è una cosa su cui scherzare troppo, considerando che a un problema serio come la natalità infantile sempre più bassa e l’età sempre più avanzata delle coppie che riescono a trovarsi in condizioni decenti per pensare di mettere al mondo molto spesso un solo figlio (perché poi l’età che aumenta è quel che è, e lasciando perdere la questione della fertilità il vero problema è che i figli crescono con genitori magari mentalmente giovani, ma con corpi così avanti negli anni da non riuscire a star loro dietro proprio fisicamente. Credetemi, so di cosa parlo. I miei genitori sono di una generazione presessantottina, e sono comunque stati due precursori della procreazione in età non più giovane. Si parla di persone che dovrebbero avviarsi verso il ruolo di nonni comodamente costrette a rimettersi in gioco non tanto da un punto di vista mentale ma fisico come genitori. Non è semplice. Si fa, eh. Tutto si fa. Ma non è semplice. E se non credete a me parlatene con qualche primipara che si trova con figli piccoli dopo i 40. O con uomini che sono diventati padri dopo i 45. Sono contenti di essere genitori, e ci mancherebbe, più voluto di così un figlio non può essere, ma non è una passeggiata di salute. Considerando che non lo sarebbe stata nemmeno venti anni prima, facciamo che ci siamo capiti) il Ministero riesce a rispondere solo con un ennesimo tentativo di pressione sociale esercitato, al solito, sulla donna.

Perché è chiaro che si parla della fertilità femminile. Perché in ogni pagina si sente l’esaltazione nemmeno troppo velata del ruolo di mamma. Perché ci sono di nuovo tentativi di demonizzare la procreazione assistita, roba anche vergognosa. Perché non c’è un cenno che sia uno sulle politiche realmente necessarie per poter parlare in modo serio di possibilità di mettere al mondo figli anche senza aspettare una stabilità economica sempre più distante nel tempo: asili nido accessibili a tutte le fasce economiche e soprattutto diffusi capillarmente sul territorio italiano, reali misure a protezione delle donne lavoratrici che decidono di avere figli, politiche di sostegno previste anche per le tante libere professioniste, ma politiche vere, non solo il sussidio economico o le settimane di maternità obbligatoria che potranno essere accumulate per il calcolo della pensione. E chi la vedrà la pensione, di questo passo?

No, quel che serve è garantire alle future madri una sicurezza, che è quella di poter lasciare i propri figli in luoghi sicuri e raggiungibili soprattutto durante i primi mesi, sapere che c’è qualcuno di fidato che se ne prende cura, così da farle lavorare tranquillamente. Anche pensare a nidi aziendali diffusi poteva essere una buona idea, porca miseria, perché nei tabacchifici del ventennio fascista, dove lavoravano soprattutto donne, erano previsti i nidi e noi non siamo nemmeno in grado di pensare a misure di questo tipo?

Ovviamente queste cose, che sarebbero utili, necessitano di soldi. Che o non ci sono o per qualche motivo non si è disposti a spendere per una cosa del genere che garantirebbe davvero una diminuzione della disparità tra uomo e donna nella società italiana (a proposito, un’altra bella idea sarebbe cominciare a mettere in testa a tutti, madri, padri, figlie e figli, per tacer dei nonni e delle nonne, che i figli si fanno in due e si curano in due, non è che la donna è deputata alla cura amorevole dei figli e quindi è lei che li nutre quando finisce il periodo dell’allattamento al seno, ove presente, che si alza di notte, che è responsabile della loro pulizia, che si occupa di tutto quello che esiste di materiale, incluso stare a casa dal lavoro quando sono malati, ma esistendo anche un padre è bene che ci si divida questo aspetto equamente. sì, lo so che Costanza Miriano non sarà contenta, ma a noi di quel che pensa Costanza Miriano non ci frega un cazzo. Il problema è che siamo sempre in pochi, a non interessarcene. Ma vogliamo mettere la tranquillità psicologica con cui una donna potrebbe pensare di mettere al mondo un figlio anche prima dei 35 anni se avesse anche questo aiuto mentale dalla sua?)

Quindi è più facile organizzare campagne a favore della fertilità, sovraccaricare le donne di una responsabilità che non è più solo individuale ma collettiva, e siamo tutti contenti. Abbiamo il capro espiatorio per eccellenza.

E insomma, io su questa cosa credo che dovrò tornarci, nei prossimi tempi, perché a dirla tutta l’idea che non solo non mi viene ancora riconosciuta una completa autonomia nelle scelte che mi riguardano, ma addirittura qualcuno vorrebbe stabilire che la mia fertilità addirittura è un bene comune su cui chiunque ha voce in capitolo, un po’, mi manda ai matti.

Se avessi 20 anni starei andando a spaccare i vetri alle finestre di Beatrice Lorenzin. E non sto scherzando.

 

Aggiornamento

Qui potete leggere una lettera aperta alla Ministra, scritta da un gruppo di psicologi e psicologhe, che spiega bene il problema della campagna promossa nei termini scelti.

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