La settimana scorsa ero ottimista.

Venerdì con lo sciopero, durante una pausa, mi sono trovata nella saletta dedicata, quella con il distributore d’acqua, del caffè, di merendine e altre robe a base di olio di palma decisamente ingrassanti (provate i cookies, voi stolti, e poi ditemi che siete a dieta. Non ce la farete mai più) con la mia compagna di merende* e un’altra collega che non conoscevo. E di cui in effetti ancora adesso non conosco il nome.

La collega di cui non conosco il nome, ho scoperto, ha una sorella in coma da sette anni. Secondo i medici anche se si risvegliasse dal coma sarebbe comunque in stato vegetativo. La collega di cui non conosco il nome parlava di come i suoi genitori non si rassegnano. di come sarebbe giusto che questo Paese avesse finalmente una legge sull’eutanasia, perché va bene tutto, va bene che i genitori non vogliono rassegnarsi, e nessuno può dar loro torto, non sono tutti come Beppino Englaro, e probabilmente nemmeno la sorella della collega ha mai detto esplicitamente ‘smettete di curarmi se mi succede qualcosa di brutto’, ma una cosa del genere devasta chi rimane a guardare senza poter fare nient’altro che sperare in un miracolo, e i miracoli sono abbastanza rari, soprattutto se non ci credi.

E insomma, a parlare liberamente di questa cosa, con la compagna di merende che non sa cosa farebbe per sé ma non veniva a parlare di sacralità della vita e di santità del dolore, semplicemente diceva ‘io per me non lo farei’, con parecchi dubbi, comunque, ho pensato sul serio che il mondo forse aveva qualche speranza di farcela, che pure quando non parlo con i miei amici dell’internet (OMMIODDIOH L’INTERNET!) magari ogni tanto trovo barlumi di intelligenza, pure in sala pausa al lavoro, quel posto dove in genere senti parlare sempre e solo di figli, di indagini che non finiscono mai, di quanto sia colpa di Renzi qualunque cosa (nel mondo di fuori i grillini non si possono bloccare, sapevatelo),

Venerdì almeno la pensavo così.

Poi sono arrivate Goro e Gorino

*La compagna di merende è la collega che mi ritrovo sempre di fianco da qualche indagine a questa parte, a cui ieri cercavo di spiegare perché deve andare a mangiare la pizza fritta di Zia Esterina e i panzerotti di Senatore. Io ci tengo che le colleghe imparino cose nuove, che vi credete.

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