Le conseguenze dell’amore (con l’apostrofo)

Ovvero

Considerazioni sparpagliate intorno alla campagna di sensibilizzazione Real Time sull’amore. Tra tutti i generi.

È da ieri che ci sono persone che stimo in fase di perculo, nei casi migliori, o stracciamento di vesti, in quelli più esagerati, davanti a una campagna pubblicitaria pensata da Real Time che contiene un errore ortografico: un apostrofo tra le parole un amore. No, l’apostrofo non è rosa, casomai ve lo chiedeste.

Oggi si svela l’arcano: non è un errore, ma un teaser, mi perdoneranno gli amici pubblicitari se non uso il termine corretto, che prelude a un messaggio più articolato, con tanto di video a corredo.

Spendo due parole per esprimere la mia opinione. L’idea è semplice, ma carina. Usa la metafora di una regola grammaticale che nessuno si sognerebbe di considerare sbagliata osando contravvenirla. Magari è troppo semplice, come dice Beatrice. Che tiene alla comunicazione di genere corretta. Ci tengo anche io, ma il punto è che il mezzo è veloce e richiede un messaggio di impatto che dia anche sintetico. E soprattutto non parla a noi che ce ne occupiamo tutti i giorni e con altro spessore. Patla a un target differente. Anche più distratto, in genere.

Posso fare un appunto al famoso teaser perché potrebbe rivelarsi un boomerang per il messaggio che sta veicolando. Di sicuro sta facendo parlare di sé, usando una serie di tormentoni che perseguitano noi che stiamo h24 sul web: i grammarnazi, il richiamo alla Crusca per ogni variazione linguistica (dimenticavo: sul sito di Real time c’è una petizione, che io considero una boutade, per chiedere alla Crusca di ammettere un’amore nella lingua.Cosa che è infattibile,visto che la Crusca non decide cosa mettere e cosa no nel vocabolario. Ma anche questo gioca su un tormentone dell’ultimo anno sul web), ma non è detto che sia il parlare che aiuta la causa. Ammesso che lo scopo fosse quello.

Ora.

Da stamattina si stanno susseguendo tra i miei contatti, come dicevo:

l’indignazione degli esperti di grammatica, che si sono incazzati sia per l’errore grammaticale che per la petizione all’Accademia della Crusca;

L’analisi negativa della veicolazione del messaggio da parte degli addetti ai lavori, e ci può pure stare, è il loro mestiere;

Gli umarell della comunicazione convinti che sia una pezza a un errore di grammatica. Che sarebbe pure possibile, non fosse per il video.

Il video, già. Quel video che secondo parecchi sarebbe una cazzata e si realizzerebbe in 24 ore.

Questo è l’unico punto su cui mi sento di dire qualcosa con competenza e non per ipotesi. Perché ricordo molto bene quello che implica la programmazione di qualunque prodotto (di quello parliamo: è un prodotto) da parte di un network.

Una campagna simile non la fai e non la aggiusti nemmeno in 24 ore. Ci sono persone che la pensano, la propongono, attendono che sia approvata, poi prevedono tempi di realizzazione. Non è una cosa coi tempi pachidermici di una mamma Rai, probabilmente, ma non è lasciata all’improvvisazione.

Ecco, io non posso dire di essere sorpresa, perché era così 10 anni fa, anche 15, quando ho cominciato, ma questa convinzione che tanto realizzare un video, per quanto breve,con dietro un’idea semplice ed efficace (perché efficace lo è, cazzo, ne stiamo parlando e ne parleremo nei prossimi tempi, almeno noi che passiamo la vita sul web), continua a basirmi.

Mi piacerebbe prendere tutti,ma proprio tutti, amici, nemici, passanti che stanno ripetendo questa idiozia ‘oh, viecce te’, detto proprio alla Gigi Proietti.

Poi ne riparliamo.

Detto ciò. Queste seghe mentali che ci stiamo facendo intorno alla forma e non al contenuto di una campagna è molto interessante e di sicuro fa passare la mattina di San Valentino se non hai niente da fare.

Però sarei curiosa di sapere cosa ne pensa chi non è addetto ai lavori. Perché alla fine è quello che interessa sapere.

A questo punto mi siedo e attendo, sperando che i miei libri di grammatica non si suicidino per la disperazione.

 

 

 

 

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