Del godere di diritti senza aver fatto un cazzo per meritarseli (a proposito di #iussoli)

Ho appena letto l’ennesimo commento di un razzista sullo ius soli. Dice ‘così si beccano tutti i diritti senza avere fatto un cazzo per averli’.

Oh, è il primo commento con un senso che abbia letto in questi giorni. Perché è proprio a questo che serve lo ius soli. A eliminare una differenza tra cittadini che hanno dei diritti perché una coincidenza li ha visti nascere in Italia da genitori italiani, che magari in Italia ci sono nati per caso e per inerzia ci sono rimasti, senza mai pensare di andarsene altrove perché qui hanno costruito un futuro, e persone nate invece da genitori che qui sono dovuti emigrare per sopravvivere e questo posto alla fine è diventato casa loro, tanto che hanno costruito qui le loro vite quando potevano scegliere di andare altrove. E qui, non nel loro paese di origine, hanno scelto di fare nascere o di fare studiare i loro figli. Perché hanno provato a viverci, in Italia, e hanno visto la differenza tra questo paese e il loro. Probabilmente in alcuni casi è stata anche una differenza di diritti della persona, magari non sempre sei preparato a poterti esprimere liberamente, magari a volte non amano tutto quello che questo paese concede e tutto quello che invece toglie.
Ma in questa insofferenza non trovo nulla di diverso da ciò che capita a italiani che non hanno dovuto altrettanto fare un cazzo per godere dei diritti che riserva l’essere cittadino italiano a parte nascere, per caso, da genitori italiani.
Addirittura se si nasce in un paese straniero da genitori che sono emigrati e non vogliono tornare in Italia ma continuano a essere italiani si può diventare cittadini italiani, e stranamente non sento mai dire nulla contro questa incongruenza. Perché se si pretende che per potere essere italiani i figli di genitori extracomunitari vivano qui rispettando le tradizioni italiane, dimostrando di conoscere la lingua del paese in cui vivono e rispettando soprattutto le leggi italiane allora è insensato che non lo si pretenda pure dai figli di immigrati italiani che non solo non hanno mai frequentato le scuole italiane, ma non si sognano nemmeno di tornare a vivere qui.
Ecco, potrei dire che sarebbe logico a questo punto limitare il diritto di cittadinanza a chi davvero risiede e vive la sua vita di cittadino qui, eliminandolo per gli Italiani stessi nati all’estero da genitori italiani emigrati.
Ma non sono io quella interessata all’esclusione da un diritto e lascio i fascisti a giocare alla prevalenza del sangue.
Per me la cittadinanza italiana può essere data a questi e a quelli, perché non è una questione di merito, godere di diritti in un paese dove risiedi. È proprio che per avere dei diritti da cittadino italiano è giustissimo che tu non debba avere fatto un cazzo per averli.
Credo che quando mio nonno e altri nonni italiani si sono messi di traverso al fascismo una delle loro conquiste più grandi sia proprio stata poter garantire a tutti, figli e nipoti per cominciare ma pure qualunque altro essere umano che incappa in uno stato democratico, di non dovere mai più fare qualcosa come lottare per ottenere quelli che dovrebbero essere diritti garantiti a chiunque nasce, cresce, vive, lavora, paga tasse, e sì, muore anche, in questo paese.
Nessuno di noi che stiamo qui da dopo il 1945 ha dovuto realmente fare un cazzo, per ottenere questi diritti.
Vediamo di mettercelo bene in testa.
(se per caso non fosse chiaro come mai nomino l’anno chiave della nostra vita di cittadini della Repubblica Italiana, vi consiglio di leggere attentamente il TULPS del 1936. Forse sarà chiaro cosa significava, anche per i cittadini italiani, non essere liberi di fare praticamente un cazzo senza comunicare con il prefetto che si voleva anche solo cambiare provincia. E sarà chiaro perché è ignobile pretendere che persone nate e cresciute su territorio italiano debbano subire questo tipo di trattamento se nei loro primi 18 anni di vita devono, per esempio, tornare nel paese di origine anche per una breve vacanza. Ed è solo l’esempio più innocuo)
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