La bici è bella. Quando ci vanno gli altri.

Si avvisano i lettori, i ciclisti in particolare, che nessun bipede in viaggio su due ruote a pedali è stato maltrattato durante la stesura di questo post. Oddio, forse qualcuno, ma se non siete fanatici potete stare tranquilli.

Oggi sono stata in piazza. C’era una roba organizzata da uno dei candidati sindaco per Roma (non so se avete presente la campagna dell’uomo giusto per Roma. Ecco, in piazza c’era lei. A me poco interessa, io voto ancora a Milano, ma un’occhiata, quando ti portano le campagne sotto casa, la vai a dare comunque).

L’uomo giusto per Roma ha pensato bene di organizzare una bella biciclettata. Mi sembra ragionevole: qui sotto parte una pista ciclabile che arriva fino alla Palmiro Togliatti. Oddio, io non ci ho mai visto nessuno, sulla pista ciclabile, più che altro ho visto gente sulla Palmiro Togliatti, in bici, e sono sinceramente sorpresa di vederla reggere in sella senza finire sotto un’auto.

Comunque, manco a dirlo, insieme all’uomo giusto per Roma c’erano pure i ciclisti. Quelli che si sono organizzati in associazioni, che portano avanti un sacco di iniziative a favore dei ciclisti, e che tra l’altro insegnano pure ai ciclisti a sopravvivere al traffico di Roma.

Ora, a me i ciclisti piacciono. Se devo scegliere tra chi va in bici e chi usa l’auto di continuo, di sicuro scelgo i primi. Perché non inquinano, perché se ti arrivano addosso ti fanno meno male, perché mi sta tendenzialmente più simpatica la gente che crea meno problemi al prossimo anche in termini di inquinamento rispetto a chi usa l’auto in maniera indisciplinata, a tutte le ore e in ogni luogo, inclusi quelli dove è vietato parcheggiare.

Personalmente però non amo la bici. O meglio, credo sia la bici a non amare me.  Anzi, diciamo che ci siamo annusate, io e le bici, e non ci siamo piaciute molto. Ho fatto diversi tentativi, nella mia vita, per riuscire a superare i miei problemi nei confronti delle biciclette.

Per esempio sotto casa, quando cercavo di imparare a stare in sella. Poi ci sono pure riuscita,  a stare in sella, eh. A costo di escoriazioni di qualunque tipo di cui ho ancora le cicatrici sulle ginocchia. Però, ecco, non riesco a stare in equilibrio per molto tempo. Ho provato a usarla per arrivare alle cascine dietro casa, a Milano. Ho provato a usarla al lago, dove c’erano i saliscendi e a un certo punto ti trovavi in mezzo alla strada statale dove passano le auto alla velocità che preferiscono.  Non c’è stato nulla da fare.

Ho rinunciato definitivamente alla bicicletta durante una gita sulle isole Aran, nel 1998. Le isole Aran sono un posto dove o prendi un pullmino o vai in bici, perché non c’è altro modo per girarle. Le amiche con cui facevamo l’interrail hanno scelto le bici. Giustamente, perché il pullmino per tre persone non era cosa.

Quindi mi sono trovata a usare questa bici, una mountain bike (impossibile da usare, per me che non avevo una pallida idea di come si cambiassero le marce), pesantissima, e poco maneggevole. Dopo nemmeno dieci minuti sono finita contro un muretto. Le isole Aran sono piene di muretti. Delimitano la strada. Insomma, mi sono ritrovata la mano destra piena di escoriazioni. Il ginocchio non ne parliamo. Sono stata stoica e ho finito tutto il giro dell’isola in bici, ma da allora mi sono rifiutata categoricamente di usare di nuovo una bicicletta.

Per me è proprio una questione di sopravvivenza. O io, o loro.

Però vado in autobus. Uso la metro. Non ho la patente e me ne guardo bene dal prenderla. Insomma, mi sposto con tutti i mezzi pubblici a disposizione. Pure sulle mie gambe, quando è necessario.

E non provo il minimo fastidio nei confronti di chi usa la bici. Anzi, li trovo anche affascinanti, per certi versi. Un po’ li invidio perché loro ci riescono e io no. Però ho raggiunto un mio equilibrio. Un equilibrio in cui penso che ci sia spazio per tutti quelli che non rompono gli zebedei al prossimo, pure per quelli che necessitano dell’auto in determinati frangenti. Vedi persone che accompagnano anziani o disabili. Vedi persone che non hanno mezzi diretti per spostarsi da qualche parte e almeno al parcheggio di una metro devono arrivare. Vedi persone che tornano alle rispettive case fuori città in orari in cui non ci sono mezzi pubblici per motivi noti solo a chi gestisce il trasporto su gomma in questi posti.

Quindi mi muovo per il mondo con questa convinzione, che non dando fastidio a nessuno con le mie abitudini nessuno darà fastidio a me.

Però non funziona così. Almeno, non con i ciclisti. Non con tutti, eh. Solo con quelli che devono aver scambiato la bicicletta per il nuovo dio, e l’andare in bici per una religione, anziché per un pratico modo per spostarsi da un punto all’altro.

Quindi oggi mi capita, per un errore di valutazione, di avvicinarmi troppo a uno dei banchetti in cui questi fan della bici distribuiscono materiale in cui spiegano le iniziative volte alla conservazione in vita dei ciclisti. E questo di per sé non è un male, perché da alcuni racconti che arrivano da Milano (dove le bici vengono usate molto più che a Roma, e con maggior profitto) pare che alcuni ciclisti maleducati si sentano un po’ stocazzo solo perché loro vanno in bici, e quindi se ne freghino dei pedoni come se il  pedone privo di due ruote non avesse diritti.

Sono curiosa per natura, e ascolto. Però quando rispondo alla domanda ‘vai in bici?’ con un ‘no’, ecco che comincia il tentativo di conversione.

Non vale, a quel punto, rispondere che no, non vado in bici ma uso i mezzi, e nemmeno vale l’avere una legittima paura della bici dopo le svariate esperienze negative. L’idea del fan della bici è convincerti a tutti i costi che devi provare a usare la bici. Anche se sai per certo che tu e la bici non siete compatibili. E pure se dal canto tuo non pretendi che la gente smetta automaticamente di andare in bici solo perché tu non sei in grado di andarci.

Ecco, io questa cosa non la comprendo. Se sto bene così, se non ti impedisco di fare quello che preferisci, se non ti auguro di morire sotto un camion mentre stai pedalando perché per qualche motivo oscuro la tua bici mi sta sulle scatole, ma anzi, sono una persona mentalmente sana che non desidera vedere il mondo a sua immagine e somiglianza, per quale motivo vuoi assolutamente convincermi a fare qualcosa che non desidero?

Il tuo andare in bicicletta viene in qualche modo sminuito dall’idea che (orrore!) io non ti segua pedalando? Oppure ricevi un premio dal Dio delle Bici ogni qualvolta convinci un ateo a usare la bicicletta per i suoi spostamenti?

Insomma, parliamone un attimo. Perché cercare a tutti i costi di fare proseliti a favore dell’andare in bici anche con quelli che non hanno assolutamente nulla contro i ciclisti non è tanto sano. Con me diventa controproducente.

Se cominci a impormi una cosa che non voglio fare sono capace di scatenarti contro le cavallette, per dire.

E finisci con lo starmi più antipatico degli automobilisti, a lungo andare. Almeno gli automobilisti non vengono a rompermi le balle ogni due per tre perché devo prendere la patente e comprarmi un’auto. Oddio. Sul prendere la patente in effetti non ci giurerei. Ma di sicuro non passo il tempo a sentire automobilisti che cercano di convincermi a immettermi nel traffico, forse perché sanno di essere già troppi.

E allora, caro fan della bici, se vuoi continuare  a starmi simpatico, quando ti dico che non voglio andare in bicicletta, non venire a fare proseliti. Potresti ottenere l’effetto opposto.

Lo dico per il tuo bene.

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2 thoughts on “La bici è bella. Quando ci vanno gli altri.

  1. Non ci credo, anche tu vittima delle isole Aran?! Io proprio lì nel 2001 sono riuscita a far cadere una bici da un molo (!). E’ finita su una chiatta lì sotto. Le è rimasta una ruota storta. Era in affitto. Ma almeno non è affondata in mare e non ha ucciso nessuno. Non sono più tornata alle Aran da allora.

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