16 ottobre 1943

 

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci

Giuro solennemente che avevo buone intenzioni (semicit.)

Poi sono arrivate le piaghe d’Egitto. E mi sono persa.

Riassumo gli ultimi due mesi e spicci brevemente. Dallo scorso agosto nell’ordine

  • non mi hanno rinnovato il contratto (poi ricordatemi di scrivere un post in cui vi racconto un po’ di riflessioni)
  • sono tornati i bambini dalle vacanze e io sono tornata a fare la tata a mezzo servizio (ma signora mia, che soddisfazione)
  • ci sono sempre Salvini e Di Maio al governo
  • ho qualcosa da dire a proposito della questione molestie (ancora? Sì, ancora. Sempre. Perché non è mai finita)
  • sto cercando un nuovo lavoro al mattino, perché uno dei pochi punti fermi della mia esistenza è che voglio continuare a fare la tata a quei due bambini finché non diventano troppo grandi per avere una tata. Oltretutto Vittoria gioca a calcio, mica posso lasciarla giocare da sola.
  • ho aperto un profilo instagram in cui sto pubblicando tutte le pietre di inciampo che incontro sulla mia strada. O quelle che mi vado a cercare. Il profilo è @pietren3, se volete seguirlo siete i benvenuti. Se nelle vostre città ci sono pietre d’inciampo fate un fischio che ci andiamo a fotografare insieme.
  • sto aiutando @onalim_milano_al_contrario a trovare bagni pubblici dove ci siano nursery dove poter cambiare i neonati in santa pace, magari in posti neutri, per un progetto molto bello dedicato ai padri che hanno lo stesso identico diritto delle madri di pulire i culetti dei loro pargoli. Il progetto si chiama #iocambio e se volete contribuire pure voi a inviare foto di padri che cambiano i pupi sarebbe molto carino.
  • per venire incontro alle esigenze dei napoletani più intransigenti (tutta colpa di Cogi e pure di Lucia) ho cominciato a censire su un file tutti i bar di Milano dove il caffè non solo è decente, ma ti danno il bicchiere d’acqua a corredo. Vi ricordo che l’acqua nei luoghi civilizzati si beve prima del caffè per pulirsi la bocca. Magari lasciatene un sorso per berla anche dopo casomai il caffè risultasse una ciofeca ignobile. (Il file è questo, se volete contribuire potete farlo, magari preavvertendomi via mail al solito indirizzo che tutti i Reclamanti Inutili usano in modo improprio. Io comunque il caffè voglio sempre testarlo, quindi voi provvedete a segnalare)
  • Grazie alla mia amica Titti ho un computer nuovo. Con cui sono pronta a tutto. Incluso finire il romanzo che sto portando avanti da anni. Non le rondini, che sono finite e aspettando di migrare da qualche parte definitivamente (anche su quello state sintonizzati che ho in mente la soluzione di fine di mondo).

Non c’è che dire. È un inizio di autunno un po’ faticosetto ma non posso lamentarmi.

Ah già. Sto leggendo. Non ci speravate più, vero? E invece ho letto due orribili libri per ragazzi di cui scriverò peste e corna prossimamente, un libro sempre per ragazzi che ho scoperto essere il nono di una collana e che parla di una squadra di calcio mista, con maschi e femmine, quindi capite che ora mi tocca leggere tutti i volumi in ordine, un giallo di Agatha Christie che non avevo mai incontrato prima e ho Il racconto dell’ancella in lettura.

Sarà una fine dell’anno interessante.

Voi invece che avete fatto di bello?

Sì sta come d’autunno sugli alberi le foglie

(dalla mia bacheca Faceboo. Non è un omaggio alla poesia di Ungaretti, purtroppo, ma mai come oggi mi torna urile. Anzi, possiamo cambiarle il titolo in Somministrati)

Allora. Domani (ndr: oggi) è il mio ultimo giorno di contratto e sarò di riposo. Non sappiamo ancora nulla a proposito di eventuali rinnovi. È una situazione abbastanza comune per chi lavora come somministrato (sembra sempre di più una roba medica, sta somministrazione) ma non per questo è meno rottura di palle.
E più passano gli anni più sembra che a nessuno freghi un cazzo di come vivono i somministrati. Forse perché urliamo poco, forse perché in fondo cosa avremo da lamentarci visto che comunque i nostri stipendi sono equiparati a quelli degli assunti dalle aziende e ai relativi CCNL di categoria. Però resta il fatto che i nostri contratti sono brevi e non ci possiamo nemmeno organizzare a breve scadenza delle ferie, perché metti che il mese prossimo non ti rinnovano, ti rimetti a cercare un lavoro, e se ti chiamano proprio mentre stai in ferie che fai? Rinunci al lavoro? Eh no.
Ora, io lo so che ho una situazione anomala e se non mi rinnovano comunque la settimana prossima ci sono i bambini e torno a fare un unico lavoro, per il momento. Ma è lo stesso una roba che non si può sostenere. Soprattutto sul lungo termine. Perché va bene che il lavoro è importante. Ma è importante per potersi organizzare delle vite. Non per passare il tempo a corrispondere solo a esigenze aziendali, come se fossimo cose (a proposito. Sapete che i somministrati non sono lavoratori ma merce? Su di noi le aziende possono farsi rimborsare l’IVA. Per questo gli conviene tenerci in somministrazione e non assumerci. Non lo sapevate? Prima non lo sapevo nemmeno io).

 

Di padri geometri e di ponti

Da quando è crollato il ponte Morandi ho letto un sacco di cose. Ho risposto solo una o due volte, senza nemmeno azzardarmi a entrare nel merito dei torti e delle ragioni.

Ho ascoltato un sacco di pareri, e alla fine ho deciso che valeva la pena parlare seriamente di questa cosa solo con mio padre, tra le persone che ne hanno discusso.

Non perché mio padre è mio padre e quindi ha sempre ragione. Ma perché mio padre sa cosa succedeva negli anni in cui il ponte Morandi è stato costruito. Conosce la mentalità dell’epoca. Ci si è anche scontrato. Faceva il geometra, all’epoca. È sempre stato un geometra piuttosto scrupoloso. Molto ligio. È una di quelle ormai quasi estinte persone che hanno un’etica del lavoro

Ed è sempre stato curioso di quel che succede nel campo delle costruzioni. Lo è rimasto anche adesso che ha 85 anni, 86 a novembre prossimo.

Lo è rimasto anche se ormai non ci vede quasi più e non può più tenersi aggiornato. Probabilmente se ci vedesse ancora si sarebbe attaccato a internet per curiosità, perché la prima cosa che ha detto quando ha sentito la descrizione della dinamica del crollo, totalmente incredulo, è stata ‘ma come cazzo fa un ponte a crollare in quel modo?’.

E siccome il suo mestiere se lo ricorda ancora non ha passato il tempo ad ascoltare le varie cazzate populiste. Ha ascoltato i pareri degli ingegneri. Quelli che hanno dubbi e non certezze.

Perché una cosa io ho capito negli anni, dando retta a mio padre che il suo lavoro lo conosce ancora. Ed è che se fai questo mestiere comunque hai una responsabilità enorme, e se lo fai bene, o se aspiri a farlo bene, ti attieni a delle normative che stanno lì per garantire la sicurezza di chiunque. E ho anche capito che una costrizione all’avanguardia negli anni 60 agli inizi del nuovo millennio potrebbe non essere più adeguata agli standard. E non per colpa di chi l’ha progettata coi materiali che aveva a disposizione, ma perché l’uso di quella costrizione è cambiato e se prima la usavano 100 ora la usano 1000. E che esiste una cosa chiamata usura

E ho capito anche che chi non ha solo voglia di trovare un colpevole da dare in pasto alla folla so sta chiedendo come ha potuto rompersi in quel modo, quel ponte. Perché non è normale che si rompa in quel modo. E ora giustamente vuole capire cosa è successo per evitare che capiti di nuovo.

E insomma ascoltando mio padre ho compreso che è cosi che si dovrebbe arrivare a 85 anni. Mantenendosi lo spazio per il dubbio di non essere onnipotenti e onniscienti nemmeno quando parliamo di ciò che conosciamo bene perché è il nostro lavoro.

Erano anni che non sentivo mio padre parlare di quello che conosce come sta facendo in questi giorni e mi rendo conto che è un peccato che non ci veda quasi più, e che sia andato in pensione quasi in depressione. Perché era uno che il suo lavoro, porca miseria, lo sapeva fare.

#youhatewedonate o Siamo sempre qui, a volte abbiamo una vita anche noi ma ci siamo

Stanno succedendo cose. Un sacco di cose. Proprio nel periodo più faticoso per tutti. Presente quando arriva giugno, luglio, vorresti andare in vacanza e invece devi finire di lavorare, perché non solo non esiste più l’estate di quando eri bambina e passavi tre mesi via, ma hai delle scadenze o un nuovo lavoro giusto in quei due mesi?

Ecco, siccome i razzisti in vacanza non ci vanno mai invece (e state tranquilli che pure alle sette della domenica mattina si svegliano già razzisti, so cosa dico, li ho visti io in metro lamentarsi di gente con una pigmentazione diversa di colore, voglio dire, manco il tempo di svegliarti e già pensi a discriminare, pensate che vita triste devono avere), qui ci tocca interrompere il nostro periodo in cui ci stiamo facendo una vita. Grazie, razzisti, grazie governo, grazie a chi ve pare, capisco il concetto di avere sempre qualcosa da fare, è bello, eh, ma insomma, se si potesse allentare la guardia almeno per dieci minuti al giorno sarebbe una cosa carina.

Invece no. Quindi oggi ho fatto una donazione nuova a SOS Mediterranéè, ero rimasta indietro ma a loro serve sempre. 

 

Per qialche strana ragione stavolta non ho potuto inserire il motivo per cui sto donando ma basta leggere le ultime prodezze della Premiata Ditta Salvini, Di Maio, Tonielli e C. che non sta per Conte (a proposito, qualcuno ne ha notizie? Trump avrà capito con chi stava parlando? No, eh? In effetti pure io non so nemmeno se lo riconoscerei passando per Palazzo Chigi) per arrivarci.

Se decidete di donare anche voi, mi raccomando la solita raccomandazione:

Per non incorrere in conseguenze legali vi invitiamo a donare a vostro nome e a comunicarci nella sezione “Contatti” la vostra donazione. Ricordatevi di inserire l’hashtag #youhatewedonate nelle note di pagamento!

Alla prossima, dove mi auguro di aggiornarvi con cose più belle. Perché ne esistono, ah, signora mia se ne esistono. È che le brutte fanno più notizia. In fondo è per questo che se voi odiate noi doniamo. Perché dal letame nascono i fior. Aspè, chi è che lo diceva? Mumble…

Vita da call center (a volte ritornano)

L’Utonto Che Voeva Essere Rassicurato

Utonto: – (piuttosto incazxato) Lei mi assicura che se vado in areoporto con la data di scadenza dei documenti sbagliata posso superare i controlli di polizia?

Operatore: – Ma io non hlielo posso assicurare.

Utonto: – Siete voi che mi avete venduto questo servizio. Mi dica se all’aeroporto non mi faranno storie se la data di scadenza del documento nella carta di imbarco è sbagliata.

Operatrice: – Ma non posso dirglielo.

Utonto: – Ma io ho pagato un servizio a voi.

Operatrice: – Sì, ma io posso dirle cosa può fare la mia agenzia e cosa possono fare i miei colleghi. I poliziotti dell’aeroporto non sono dipendenti della mia agenzia. Dipendono da Ministero dell’Interno*

(l’Operatore non è sicurissimo che chi si occupa dei controlli sia della polizia e che dipenda dal Ministero dell’Interno, ma questa manfrina surreale è durata una mezz’ora)