Settembre è finito e ho un nuovo lavoro. Anzi. Un nuovo corso di formazione, poi non si sa. Capitolo 1

“Credo che tutti lamentiamo la poca trasparenza vedo anche che la somministrazione permette di lavorare per persone come noi quindi io ringrazio dio che esiste sta forma di contratto anche perché ormai tutte le aziende si appoggiando alle agenzie . Assumere da subito in azienda direttamente non conviene più. Per esperienza ho fatto 1 anno in somministraIone in fca con proroghe prima 6 mesi poi 3 e poi 3 a causa poi del covid la mole di lavoro si era abbassata per più ciaoone a tutte “

Questo commento non è mio. Arriva direttamente dalla chat aperta dai miei attuali colleghi di corso di formazione.


Ecco quello che succede con i contratti in somministrazione. Diventi di fatto uno che ringrazia perché lo fanno lavorare e vivaddio ti permettono di avere almeno un mese, grasso che cola tre mesi, di contratto più forse proroghe.

Non conta più che tu sappia davvero fare il lavoro per cui ti fanno un contratto o che impari a farlo strada facendo. Conta la bontà dell’agenzia che ti mette sotto contratto perché è tanto buona se tu non rompi i coglioni. L’azienda per cui vai a lavorare di te se ne infischia, tu sei un numero, sei merce. Non sei nemmeno un dipendente nel suo bilancio. Se sei somministrat* sei qualcosa. Non qualcuno. Sei merce e su di te scaricano l’IVA.

Io non ringrazio che ci sia il lavoro in somministrazione. Io mi devo adattare ad accettarlo perché non c’è altro in circolazione e non è la stessa cosa. Se potessi evitarlo lo farei, e infatti negli ultimi anni ho cercato di evitarlo come la peste.Sfortunatamente il lavoro che ho imparato a fare meglio è l’assistenza clienti, e per quella ormai trovi solo contratti in somministrazione. Con contratti che a volte sono delle telecomunicazioni e a volte meno vantaggiosi per il lavoratore, tipo il multiservizi.

Allo 020202 appaltato a tre aziende esterne che a loro volta si avvalevano di somministrati, con due diverse agenzie, avevo il contratto multiservizi. Prendevo 100 euro in meno al mese dei miei colleghi che con un’altra agenzia avevano il contratto delle telecomunicazioni. Per fare lo stesso identico lavoro.

E io dovrei ringraziare perché esiste il lavoro in somministrazione?


A proposito. Lunedì ho seguito l’ennesimo corso sui diritti e doveri dei lavoratori. Con una sindacalista UIL che invece di spiegarci i nostri diritti e doveri passa il tempo a illustrarci quanto è meglio lavorare in somministrazione che assunti direttamente dall’azienda. Dimenticando che in somministrazione non possiamo nemmeno avvalerci del sindacato interno dell’azienda nei momenti di necessità perché i somministrati non fanno capo all’azienda ma a un’agenzia esterna. Quindi si possono tranquillamente attaccare al tram e pisciare. Poi mi dicono che non devo bestemmiare.

(l’immagine non è rappresentativa del prodotto ma ci si avvicina molto)

Gli Annunci Possibili – Oltre che ti faccio lavorare mica vorrai uno stipendio serio.

Era un po’ che non incontravo un annuncio di quelli che ti fanno pensare ‘ma ci sei o ci fai?’, ormai sono più i colloqui possibili, anzi, forse ci faccio una rubrica.

E invece eccolo qui. La Onlus che ti fa lavorare a tempo pieno (significa 8 ore al giorno) con contratto a progetto per la mirabile cifra di 400 euro al mese.

Ora va bene che è una onlus e uno con una onlus non ci si arricchisce. Ma io con una onlus facendo pulizie in un centro di accoglienza per qualche ora a settimana prendevo 9 euro. L’ora. Con contributi, malattia e ferie pagate

Vedete un po’ voi.

(mandatelo a Renzi e vediamo cosa ci dice dell’etica del sacrificio)

Wake me up when september ends

Cari 23 lettori, è ricominciato un nuovo anno e anche stavolta non sono partita per Hogwarts.

In compenso questo mese sto lavorando.

Questo mese, eh. Faccio due cose, per cambiare, perché se ho un lavoro solo pare che mi annoio. In realtà un lavoro solo che dura un mese non basta e quindi devi per forza metterci di fianco qualcos’altro perché al mese successivo non puoi arrivare con gli spicci contati. Oh, lo sapete che aumenterà l’energia elettrica del 40% e ne stanno parlando tipo in tre? Va bene, ora lo sapete. Se poi non siete preoccupati ditemelo che in caso vi chiedo un contributo per la mia bolletta.

Sto facendo due cose, dicevo. Una è più o meno la stessa che ho fatto negli ultimi anni. Faccio la babysitter, che mi continua a piacere più di tata. Cambia solo l’età. Ha 5 mesi. Ho scoperto che con le bambine di 5 mesi molto piùche con le bambine di 9 mesi ti fai un sacco di muscoli perché stanno in braccio tantissimo. Sto anche scoprendo quanto si sentono frustrate ogni volta che riescono a mettersi da sole sulla pancia e poi non riescono più a fare altro perché vorrebbero gattonare ma non hanno ancora capito dove appoggiarsi.

Poi sto facendo un altro lavoro che sarebbe scrivere contenuti per un’altra persona invece che per me.

Ed è complicato. Perché non l’ho mai fatto prima. Sì, va bene, mi hanno fatto scrivere delle soap che io di mio mai nemmeno sotto tortura avrei scritto. Ma è perché volevo scrivere Un posto al sole, mica perché la soap è una robetta che facevo solo per poter campare. Oddio. Anche, perché con la soap ci si campava bene, alla fine. Ma non posso dire che scrivere soap sia stato un ripiego nella vita, non ho mai pensato di poter scrivere un film da oscar. Non Ho nemmeno mai pensato di poter scrivere romanzi che restano nella storia della letteratura. Volevo scrivere cose di cui alla gente fregasse il giusto. Alla gente che si guardava quelle soap evidentemente fregava qualcosa. Pure a voi se state qui a leggere il blog si vede che frega qualcosa di quello che scrivo, quindi va bene così.

E insomma, sto facendo questa cosa che non ho mai fatto prima e mi accorgo che è difficile perché devo scrivere dei contenuti su un’altra persona, pensando alle sue idee, alla sua visione, a tutta una serie di cose che di solito è facilissimo immaginare se ti inventi un personaggio dal nulla. Gli metti tutto quello che ti pare, sai perché dice quelle cose, come ci è arrivato.

Se devi scrivere contenuti per una persona che esiste allora devi pure conoscerla. Devi anche farti raccontare delle cose.

Una volta che hai queste cose le devi rielaborare. E ti devi scordare che non stai scrivendo per te ma per qualcun altro.

Io mica lo so come mi sta venendo questa cosa. Lo scoprirtò quando finisce il lavoro.

E poi cosa succede?

Poi succede che ho un mese in cui mi toccherà fare un altro corso di formazione per l’ennesimo lavoro in somministrazione.

Dice ‘ah che bello’.

No. Perché siamo sempre lì. Siamo sempre ai contratti in cui passi settimane della tua vita in un limbo dove non sei assunto da un’azienda ma sei comunque a disposizione dell’azienda perché se non impari, gratis o con un rimborso minimo, quel lavoro, non ti fanno lavorare.

Poi ti fanno un primo contratto di tre mesi, a cui segue un rinnovo. Sempre con l’agenzia. E succede sempre più di frequente. Andate anche solo per curiosità a guardarvi gli annunci di lavoro. Pure se non state cercando un lavoro. Magari per voi è meno frustrante, se non state cercando.

La maggior parte degli annunci in cui ti offrono un contratto di lavoro subordinato, regolato da un CCNL, sono di agenzie per il lavoro.

Quando c’è un’assunzione diretta di solito ti offrono la collaborazione. Vi ricordate quando il governo Renzi ha abolito il co.co.pro.? In realtà no. Non è stato abolito. In realtà ci sono settori dove continua a prosperare ma ha un nome diverso, ricorda molto la famosa collaborazione continuata e continuativa che esisteva quando ho cominciato a lavorare ormai più di 25 anni fa.

Di solito sono call center outbound. Quelli dove chiami la gente. Oh, ne sono spuntati una valanga. Ovviamente sono quasi tutti in presenza, pochissimi lavorano da remoto.

Ovviamente il massimo che ti danno per un part time (sempre un part time di 20 ore settimanali, più ogni tanto il sabato) sono 600 euro. Lordi. Più le provvigioni.

Ovviamente le provvigioni le prendi solo se sei un mago della vendita.

Ho fatto un colloquio per uno di questi posti, a fine agosto. Era in un ufficio in una zona che non vorrei mai frequentare di sera, ma non solo, manco alle sei di sera in inverno, perché non c’è niente di niente intorno. Stiamo parlando di una delle zone periferiche che di sicuro tra qualche anno saranno vivibili perché ci sono un sacco di progetti in ballo. Ma per il momento non ti fanno venire nessuna voglia di andare a passarci delle ore per lavorare e poi tornare indietro al buio. 

La cosa straordinaria di questi posti è che sono in palazzi nuovi, anonimi. In uffici anche spaziosi, che all’interno puzzano di pretenziosità che quando esci ti viene voglia di farti la doccia per paura che ti sia rimasta addosso un po’ della loro pretenziosità inutile.

Nell’ultimo ho fatto un collouio in una stanza dove campeggiava una foto di Marchionne.

Sì, ho scritto Marchionne.

Ecco, a questo punto mi tocca fare una confessione.

Non ho più molta voglia di fare colloqui di questo tipo o accettare lavori simili, sottopagati, che magari mi permettono di pagare l’affitto ma il costo in termini di qualità della vita è decisamente sproporzionato.

Insomma, mi sa che con me l’etica del sacrificio sta fallendo miseramente.

Ma di questo parlerò un’altra volta, in modo più diffuso. Spero non in ottobre, perché ho tante cose da raccontare ma poco tempo per scriverle tutte.

Poi a ottobre ci devo comunque arrivare, e insomma, non è mica detto che sia intera per quell’epoca.

Delle Aziende moleste e di altri demoni

Buongiorno, Azienda Che Dopo Un Contratto in Somministrazione Per Tre Mesi Non Mi ha Assunta Senza Darmi Motivazioni a Parte ‘Decisioni Aziendali’, non so come spiegarti quanto è sgradevole e poco opportuno tenere in archivio il mio indirizzo e-mail per inviarmi ogni settimana un invito a portare un* amic* in azienda.

Non so nemmeno se ti rendi conto che ci vuole una notevole faccia tosta a chiedermi di proporre a persone che mi stanno anche simpatiche e stimo un lavoro di telemarketing che prevede un fisso orario di 4 euro lordi l’ora come se fosse una grande opportunità anziché sfruttamento puro.

Eviterò di parlare della sicurezza visto che in era Covid non ti sei preoccupata di fornirmi nemmeno le mascherine e non parliamo della distanza minima tra una postazione e l’altra mai rispettata. Che già in era pre Covid sarebbe stata da denuncia all’ATS, figuriamoci ora.

Tralascerò il fatto che spesso i responsabili del servizio hanno lasciato gli operatori di primo livello da soli in ufficio chiedendo di chiudere loro perché ‘devo andare a casa’ oppure si sono assentati per ore per andare al bar di sotto durante l’orario di lavoro.

Potrei parlare pure della formazione continua ma ti assicuro che è meglio evitare, per il tuo bene. Anzi, una cosa te la dico. Comincia a formare i tuoi formatori. E fallo seriamente.

Comunque io non chiedo la cancellazione dei dati. Voglio vedere fino a quando continui.

(a proposito. Non ho un’auto, indovina cosa avrei fatto dei 30 euro in buoni benzina)

Amic*, ringraziatemi perché non vi sto segnalando questo lavoro.

Non potete capire il favore che vi sto facendo.

I colloqui d’agosto

Come ho già raccontato ho avuto la scorsa settimana un colloquio per un lavoro in hotel (pulizia camere, un lavoro senza contratto per il mese di agosto e poi, forse, ma non si sa con che contratto, da settembre lo facciamo. Non ci conosciamo, metti che il lavoro non ti piace, è inutile il contratto, e comunque se fai 15 camere al giorno ti diamo 38 euro, pensa quanto siamo bravi. Sai, c’è stato il Covid, abbiamo dovuto lasciare a casa tanta gente, ma tu non preoccuparti che qui di lavoro ce n’è perché stiamo acquisendo altri tre hotel. Giuro che sono tutte cose che mi sono state dette durante il colloquio).

Dato che non sono ancora messa così male da farmi sfruttate senza nemmeno avere l’Inail sto mandando CV a tappeto.

Cerco assistenza clienti. Dopo anni e anni sono giunta alla conclusione che mi serve un lavoro solo. Va bene anche il full time 30 ore settimanali. Sapete che i contratti in assistenza clienti di solito prevedono il II livello telecomunicazioni? Ecco, tenete bene a mente il di solito.

Ora con 30 ore settimanali si arriva a poco meno di 1000 euro al mese. Metti un festivo, metti che fai la domenica. Metti qualche supplementare. Io con quella cifra ci campo. Non larghissima ma riesco.

Mi chiamano per questo colloquio. Assistenza clienti. Via chat. 20 ore a settimana. Niente cambi turno perché sono 1000 dipendenti, mica puoi accontentare tutti, quindi facciamo in modo che nessuno possa mantenercisi, solo con quel lavoro (poi vorrò sapere il turn over). Siamo democratici, non facciamo un favore a nessuno. Per noi tutti gli schiavi sono uguali e senza gli stessi diritti.

Va bene, tanto è pure la domenica. Che contratto è?

Commercio anpit livello D2.

Ah

E quanto ti danno?

1100 euro e pochi centesimi per il full time. E pensa. Lo hanno anche aumentato il mese scorso.

E cosa c’è di diverso dal CCNL telecomunicazioni?

340 euro lordi.

Per fare lo stesso lavoro.

Ah.

Ma ci sono anche le ore supplementari. Ma certo. Per arrivare a prendere meno di quello che prenderei con il CCNL telecomunicazioni lavorando 30 ore a settimana. Facendo però lo stesso lavoro che prevede il CCNL telecomunicazioni.

(poi non vi stupite se la gente con il reddito di cittadinanza rifiuta contratti simil).

Quanto dura?

Un mese. Però poi ci sono proroghe, eh.

Di quanto?

Un mese alla volta. Ma se lavori bene poi ti facciamo anche fare lo smartworking.

Quindi a quello che prendo aggiungo anche il costo dell’energia elettrica e l’usura del mio PC. Benissimo.

Un lavoro che non mi permette di trovare un altro lavoro da fare in contemporanea, che non mi permette di mantenermi, che dura un mese. Per?

Non so esattamente per cosa ma presumo per imparare l’etica del sacrificio.

E come se non bastasse. Durante il colloquio mi chiedono se vivo sola e ho figli.

Così, de botto, senza senso (probabilmente per capire se li mollo al giorno due appena realizzo che sono più oneri familiari che vantaggi, con una condizione del genere).

Ma intanto a un uomo lo avrebbero chiesto? A parte che forse giusto uno studente si prende un lavoro simile (vorrei sapere quanti uomini over 30 rispondono ad annunci simili, ho una mia idea data dall’esperienza pluriennale in call center ma me la tengo).

Ho risposto, perché non è una cosa che mi crea scompensi. Ma se avessi cercato di mettere su famiglia senza riuscirci questa modalità di farsi i cazzi miei su qualcosa che riguarda la sfera privata sarebbe stata fastidiosa come un cactus nello sfintere.

E niente, siccome le cose non stanno andando proprio benissimo e ne usciremo migliori col cazzo, quello che succederà sarà che se mi proporranno il corso di formazione e un contratto per un mese solo me lo prenderò. Perché va bene farsi sfruttare ma almeno voglio la copertura Inail, la tredicesima, il TFR, le ferie e i contributi per la disoccupazione (che non paga lo stato ma mi pago io con i contributi detratti dalla mia busta paga. Se vi dicono che ci paga lo stato sputate pure negli occhi a chi lo dice e fate presente che è lo sputo in un occhio dell’ufficio reclami).

Per oggi è tutto. Poi torno a raccontare altre amenità sulla vita dei precari.

Perché abbiamo un sacco di storie da raccontare.

Parliamo di facebook. Di nuovo.

Tocca farlo perché da un po’ di tempo secondo facebook scrivo commenti da bulla e mi blocca il profilo per 30 giorni (sì, è successo di nuovo, come ho già raccontato una prima volta qui. Ho poi scoperto che non succede solo a me, non è che facebook ha deciso che solo io non posso scrivere perché sono una bulla. Succede a un bel pò di gente, da un po’ di tempo. Dario Accolla ci ha scritto un post, se volete dargli un’occhiata. Io sono l’attivista femminista, ovviamente).

Andiamo con ordine. Ho ripreso le chiavi del profilo verso inizio maggio. Non è successo granché per un paio di mesi scarsi. Poi mi sono imbattuta in una TERF.

TERF è un acronimo inglese. Significa Trans-exclusionary radical feminism (lascio il link a wikisessualità dove potete trovare una definizione, ma occhio che forse a causa della parola sesso all’interno vi dice che la connessione non è protetta).

Detto in parole povere sono le femministe radicali che non considerano donne le trans (le donne che fanno il percorso inverso e diventano uomini invece sono donne che si sono vendute al nemico per ottenere dei privilegi). Per loro sono uomini. Quindi non vogliono dividere il bagno delle donne con le trans. Fanno campagne contro le atlete trans. Dicono le peggio cose contro le trans. Sono le stesse che si stanno opponendo strenuamente al DDL Zan ripetendo che con il DDL Zan le donne rischiano di essere cancellate, non si sa come e non si sa perchè, ma loro sono transfobiche e qualsiasi eventualità che il linguaggio d’odio utilizzato contro i/le trans possa sfociare in violenza e diventare così aggravante per loro è una limitazione della libertà di opinione. Mentre sappiamo tutt* che chiunque sia omofob* o transfob* ma non ti viene ad ammazzare di botte o ti discrimina per questa ragione potrà continuare ad avere le sue opinioni stronze senza che succeda nulla. La libertà di odiare senza ferire fisicamente o discriminare sarà comunque garantita. Quindi non si capisce perché non stiamo tutt* tranquillizzando le TERF dicendo ‘nessuno vi impedirà di essere stronze come siete state fino a oggi, state serene’.

Insomma, dicevo che mi sono imbattuta in una TERF che ha scritto una cosa disgustosa strumentalizzando il suicidio di un ragazzo gay per portare avanti la sua campagna contro il DDL Zan a casa di Monica Cirinnà su facebook.

Le ho detto che faceva schifo. Sì, ho esagerato. Ma rendiamoci conto che ci sono commenti come ‘ti brucio’ o ‘devi morire’ o ‘ti passo addosso con l’auto’ che non violano la policy di facebook.

Io ho detto a una che faceva schifo per quello che stava dicendo.

Mi ha segnalata.

Risultato:

Ho scoperto dopo uno scambio molto simpatico in privato che si tratta di una TERF. Tutta contenta per avermi fatta bloccare per un mese, perché così mi ha dato una lezione (tralasciamo l’azione da bulla perfetta con cui ha pensato bene di vantarsi in pubblico sul suo profilo scrivendo che mi aveva fatta bloccare e che se facebook mi ha bloccata per un mese evidentemente me lo meritavo perché uso un linguaggio violento. Vi ricordo che tra le altre cose le TERF sono quelle che non vogliono essere costrette a non usare un linguaggio offensivo verso chi è trans, ma loro possono impedire a chiunque altr* di essere offensiv* nei loro confronti pure quando è evidente che sono delle stronze patentate. Su chi viene cancellato prima in questa storia ci sarebbe molto da discutere).

Va da sé che quando ho scoperto che si trattava di una TERF mi sono messa una medaglia al valore come caduta per la causa.

Ho ripreso le chiavi di casa due giovedì fa.

Venerdì 31 luglio ho scritto sotto il profilo di un’amica un commento che era evidentemente di perculo.

Fate attenzione a non scrivere finocchiona o negroni, nemmeno criptato, su facebook. Il risultato è:

Ora, la scorsa settimana avevo altre cose a cui pensare (vedere i due post precedenti). Adesso siamo in agosto, sono in vacanza, ho tempo per mettermi a discutere anche animatamente di questa cosa.

E ho anche il tempo per la procedura di ricorso.

Perché ogni volta che succede questa cosa ti chiedono ‘hai segnalato la cosa?’ e in realtà non c’è più qualcuno a cui segnalare.

Si comincia con il primo step in cui ti danno delle opzioni da scegliere per esprimere il tuo disaccordo con le decisioni di facebook.

Nessuno legge quelle motivazioni. Arriva dopo pochi minuti un messaggio che ti comunica che il tuo commento viola la policy, nel mio caso per bullismo, di solito, a parte l’ultimo caso che è proprio incitamento all’odio. Con il profilo fake ho beccato un blocco per istigazione alla violenza. Era questo:

Ero nel mio profilo e stavo commentando un’amica.

(a proposito. Se fate uno screenshot degli insulti e lo postate Facebook non se ne accorge. Li lascia lì dove sono. Provate)

Quindi dicevamo. Tu protesti, e facebook ti dice che comunque ha ragione lui.

MA PUOI SEMPRE FARE RICORSO.

Prendete una camomilla perchè vi faccio vedere cosa succede quando fate ricorso.

Intanto vi arriva un messaggio con un numero di pratica e un pulsante da cliccare che vi rimanda al Comitato per il Controllo.

Il Comitato per il Controllo, d’ora in poi CPC, si presenta così:

Io ho scelto, se non sbaglio, il primo.

Ci sono tutta una serie di step che possono far passare la voglia di fare un ricorso perché tanto ‘è solo facebook’. Allora bisogna avere tanta tigna o tanto tempo libero. Io in effetti sono disoccupata.

Quindi arrivo qui, dove trovo il mio ID. Ah, non so perché ma da cellulare non mi permette di farlo. Quindi usate anche voi un PC.

Qui ti arriva il messaggio ansiogeno. Avete 14 giorni per inviare il ricorso. Segnatevelo.

Arriviamo alla pagina in cui possiamo finalmente iniziare il nostro ricorso:

Oh, in questa pagina trovate anche i ricorsi precedenti. Che non sono stati selezionati per il controllo. Già, perché facebook vi dice pure, mi spiace di non avere fatto una foto alla schermata, che ha 90 giorni di tempo per selezionare il vostro ricorso. Non li seleziona tutti. Non li legge tutti. Solo quelli che pare a lui. Dobbiamo capire che non ci sono persone perché sapete, il Covid, le piaghe d’Egitto, i Cavalieri dell’Apocalisse

Poi a uno passa anche un po’ la voglia di fare un ricorso, no? Ecco, a me no, come si evince dalla foto qui sotto

Qui Facebook ti permette anche di leggere tutti gli standard relativi al tuo terribile crimine. Quelli più aggiornati. Siccome è una mappazza che non finisce più se volete ve la mando per mail.

A vostro rischio e pericolo.

Qui inizia la parte in cui possiamo difenderci. Abbiamo dei caratteri a disposizione. Possiamo scrivere dei romanzi in nostra difesa essendo certi che non li leggerà nessuno.

Accludo esempio di romanzo inutile:

(NDR: è un commento vero, quello delle camere a gas)

La risposta:

Andiamo avanti che è meglio.

Nella pagina sopra ci sono due link in cui si trovano delle indicazioni sulle famigerate informazioni con cui potrebbe essere facile identificarci e altre informazioni utili durante il ricorso ma noiose da leggere in u post, quindi se qualcuno le desidera posso inviarle. Invece mi pare interessante sapere cosa succede se ritengo che i miei contenuti siano stati decontestualizzati. Come nel mio ultimo blocco.

Siamo finalmente arrivati al momento dell’invio del ricorso. Voi lo avete solo letto. Io l’ho compilato tre volte. Anzi. Quattro. Pensate un po’ quanta voglia di mandare un ricorso del genere bisogna avere. Sembra fatto apposta per farla passare. E mi sa che è proprio così.

Oh. Se siete arrivati fino in fondo è perché questa cosa vi interessa. Se vi interessa è perché anche voi vi siete trovati dei commenti nascosti senza un’apparente ragione o dei blocchi totalmente arbitrari.

Ho raccolto un po’ di casi occorsi a qualche amic* negli ultimi tempi.

Quando leggete fr*ci* non stiamo parlando di omofob* ma di persone gay o lesbiche che utilizzano la parola frocio o frocia per chiamarsi tra loro, nell’ottica che da sempre permette di sopravvivere alla comunità LGBTQ: se ti insultano fai tuo l’insulto.

La stessa ragione per cui se mi chiamano troia o puttana io prendo l’insulto e mi ci chiamo ironicamente. Sono cose che permettono di andare avanti senza farsi scalfire dagii insulti stessi. E sono cose che purtroppo si imparano con l’età perché c’è un momento in cui ci colpiscono come mazzate. In quel momento avremmo bisogno di qualcun* che ci aiuta ad analizzare quegli insulti e che ci dica che non siamo sol* (ed è una delle tante buone ragioni per avere un DDL Zan, perché protegge soprattutto gli adolescenti che non hanno ancora abbastanza armi a disposizione).

Altri sono link segnalati in automatico come spam, pure link di enti certificati.

Se è capitato anche a voi, potete scrivermi.

Buon divertimento.

E per il momento questo è tutto dal pianeta Facebook.

Poi piomberò su altri pianeti ancora più ameni. Perché questo in confronto è una vera cazzata.

Ci sono cose peggiori della censura di Facebook.

State tunnati.

Due parole sull’etica del sacrificio e su Renzi

Allora domattina ho un colloquio.

È in un hotel in piena piazza Duca d’Aosta, ho visto le foto e sembra un posto figo. È per fare pulizie.

Non è il lavoro dei miei sogni ma attualmente non ho molte scelte davanti.

Vorrei un RDC? Sì, lo vorrei. Vorrei poterlo chiedere ma non mi basterebbe per campare e quindi dovrei cercare anche un lavoro magari pagato con voucher, per evitare di perderlo perché sarebbe l’unica cosa a media scadenza che avrei nella vita. Il RDC e i voucher, se non ricordo male, sono come la disoccupazione e i voucher. Sono compatibili entro un certo importo annuo.

Mi sentirei una che non ha voglia di fare un cazzo? Ma io ho così poca voglia di non fare un cazzo che pure se avessi un RDC continuerei a cercare comunque un lavoro più stabile e con in CCNL che garantisce diritti, pensione, contributi per la disoccupazione.

Perché ho avuto anche la disoccupazione, nella vita. E non mi sono sentita una parassita. Era un diritto.

I sostegni al reddito non sono una cosa da fannulloni. Il fatto che ci sia gente che se ne approfitta non deve far perdere di vista il punto fondamentale: quando non hai un’occupazione devi poter campare ed essere perlomeno sereno quel poco che serve per non perdere lucidità, perché non avere un lavoro e non sapere come pagherai il prossimo affitto ti toglie lucidità.

Quindi io voglio picchiare Renzi fortissimo per le cagate che sta dicendo.

Perché non accetto che qualcuno che ha il culo parato da una vita mi venga a dire che bisogna fare sacrifici.

Io i sacrifici li conosco. Sono miei compagni di viaggio da quando ero bambina per storia familiare.

È che a un certo punto tu vorresti anche pensare che il mondo è andato avanti nel frattempo, che le condizioni dei lavoratori sono migliorate, che la concezione del lavoro ha smesso di essere solo lacrime e sudore e ringrazia che lo hai, un lavoro, e non osare lamentarti.

Io vado a fare i colloqui per fare le pulizie in un hotel a 46 anni perché gente come Renzi che ora mi vuole insegnare l’etica del sacrificio quando era al governo ha contribuito al colpo di grazia per i Lavoratori dipendenti, perché bella roba che è il Jobs act.

Bella merda.

Renzi ci è mai andato a fare le pulizie? Ha mai lavato i cessi di un centro di accoglienza perché erano soldi in più che gli servivano per campare? Scommetto di no.

Può pulirsi il culo con il suo referendum. Con tutte le schede elettorali.