Epperò sta cosa quelli che ‘non vogliamo più i barconi dei migranti’ ce la devono spiegare.

Tipo, che deve fare lo stato?

Prendere l’esercito, disporlo su tutte le coste e far sparare contro tutte le navi che arrivano a ridosso delle acque territoriali italiane? E non possono. Non è che l’esercito prende e spara così, a buffo, contro le barche.

Cannoneggiare direttamente? Manco quello si può.

Ci vanno loro, a sparare direttamente a migranti che non gli stanno facendo un cazzo a parte evitare di morire affogati in mare dopo aver provato a evitare di morire nei posti da cui stanno scappando? Perché se vogliono proprio vederli morti secondo me ci devono pensare loro. Non è che possono pretendere che la loro xenofobia venga assecondata da uno stato che non può rifiutare di accogliere persone che stanno chiedendo aiuto, soprattutto in mare.

Ah, già. Loro sono dei vigliacchi, quindi non sparano contro dei migranti. Loro si aspettano che lo faccia qualcun altro per loro. Lo Stato, magari.

Però lo Stato non può.

Quindi, ricominciamo. Che pensano di fare, questi, visto che i migranti non li può ammazzare lo Stato prima che arrivino e loro sono troppo vigliacchi per ammazzarli?

Così, in loop. Finché non risponde qualcuno. Qualcuno con risposte sensate. I razzisti xenofobi li banno.

Annunci

Del godere di diritti senza aver fatto un cazzo per meritarseli (a proposito di #iussoli)

Ho appena letto l’ennesimo commento di un razzista sullo ius soli. Dice ‘così si beccano tutti i diritti senza avere fatto un cazzo per averli’.

Oh, è il primo commento con un senso che abbia letto in questi giorni. Perché è proprio a questo che serve lo ius soli. A eliminare una differenza tra cittadini che hanno dei diritti perché una coincidenza li ha visti nascere in Italia da genitori italiani, che magari in Italia ci sono nati per caso e per inerzia ci sono rimasti, senza mai pensare di andarsene altrove perché qui hanno costruito un futuro, e persone nate invece da genitori che qui sono dovuti emigrare per sopravvivere e questo posto alla fine è diventato casa loro, tanto che hanno costruito qui le loro vite quando potevano scegliere di andare altrove. E qui, non nel loro paese di origine, hanno scelto di fare nascere o di fare studiare i loro figli. Perché hanno provato a viverci, in Italia, e hanno visto la differenza tra questo paese e il loro. Probabilmente in alcuni casi è stata anche una differenza di diritti della persona, magari non sempre sei preparato a poterti esprimere liberamente, magari a volte non amano tutto quello che questo paese concede e tutto quello che invece toglie.
Ma in questa insofferenza non trovo nulla di diverso da ciò che capita a italiani che non hanno dovuto altrettanto fare un cazzo per godere dei diritti che riserva l’essere cittadino italiano a parte nascere, per caso, da genitori italiani.
Addirittura se si nasce in un paese straniero da genitori che sono emigrati e non vogliono tornare in Italia ma continuano a essere italiani si può diventare cittadini italiani, e stranamente non sento mai dire nulla contro questa incongruenza. Perché se si pretende che per potere essere italiani i figli di genitori extracomunitari vivano qui rispettando le tradizioni italiane, dimostrando di conoscere la lingua del paese in cui vivono e rispettando soprattutto le leggi italiane allora è insensato che non lo si pretenda pure dai figli di immigrati italiani che non solo non hanno mai frequentato le scuole italiane, ma non si sognano nemmeno di tornare a vivere qui.
Ecco, potrei dire che sarebbe logico a questo punto limitare il diritto di cittadinanza a chi davvero risiede e vive la sua vita di cittadino qui, eliminandolo per gli Italiani stessi nati all’estero da genitori italiani emigrati.
Ma non sono io quella interessata all’esclusione da un diritto e lascio i fascisti a giocare alla prevalenza del sangue.
Per me la cittadinanza italiana può essere data a questi e a quelli, perché non è una questione di merito, godere di diritti in un paese dove risiedi. È proprio che per avere dei diritti da cittadino italiano è giustissimo che tu non debba avere fatto un cazzo per averli.
Credo che quando mio nonno e altri nonni italiani si sono messi di traverso al fascismo una delle loro conquiste più grandi sia proprio stata poter garantire a tutti, figli e nipoti per cominciare ma pure qualunque altro essere umano che incappa in uno stato democratico, di non dovere mai più fare qualcosa come lottare per ottenere quelli che dovrebbero essere diritti garantiti a chiunque nasce, cresce, vive, lavora, paga tasse, e sì, muore anche, in questo paese.
Nessuno di noi che stiamo qui da dopo il 1945 ha dovuto realmente fare un cazzo, per ottenere questi diritti.
Vediamo di mettercelo bene in testa.
(se per caso non fosse chiaro come mai nomino l’anno chiave della nostra vita di cittadini della Repubblica Italiana, vi consiglio di leggere attentamente il TULPS del 1936. Forse sarà chiaro cosa significava, anche per i cittadini italiani, non essere liberi di fare praticamente un cazzo senza comunicare con il prefetto che si voleva anche solo cambiare provincia. E sarà chiaro perché è ignobile pretendere che persone nate e cresciute su territorio italiano debbano subire questo tipo di trattamento se nei loro primi 18 anni di vita devono, per esempio, tornare nel paese di origine anche per una breve vacanza. Ed è solo l’esempio più innocuo)

I Commentatori Inutili – una nuova rubrica di cui sentivo la necessità

C’è la gente che ha il qualunquismo a scoppio ritardato e quindi te la trovi sotto i post in cui si parla di svariate robe, dalla differenza tra destra e sinistra, alle unioni civili, ai migranti, dopo un po’ di settimane dal post. 

Che poi, per carità, vuol dire che qualcuno ogni tanto il mio blog se lo calcola, anche se lo trascuro.

Solo che a volte vorrei che rispondesse, oltre a mettermi i like, gente con cui intavolare discorsi più seri invece di uno che usa Gaber per i suoi porci comodi e che prima di poterlo citare come minimo dovrebbe farsi in ginocchio sotto i ceci la vita di Gaber.

Perché Gaber non è nato qualunquista. È uno rimasto scottato dopo un preciso percorso umano e politico che lo ha visto essere da una parte che per i qualunquisti non è distinguibile dall’altra. Mentre lui, le due parti della dicotomia, le sapeva distinguere. E molto bene.

Quindi un po’ di rispetto.

Vi regalo il commento e la mia solita pacata risposta. Così inauguro una ennesima rubrica inutile. Alla fine avrò un archivio non indifferente di commenti inutili. So’ soddisfazioni.

Volevo essere Atticus Finch*

(questo post è preso di pari passo dal mio profilo Facebook che è accessibile più o meno a tutti quelli che passano di qui, ma me lo metto anche sul blog così cerco di tenerlo a mente per il futuro e per la prossima crisi di coscienza dettata dalla richiesta di dignità nella fine vita da parte di qualcuno che troviamo umanamente ripugnante)

Credo che la differenza sostanziale tra un cittadino rispettoso della legge e dei diritti di ogni individuo e un mafioso stia nel rendersi conto che i diritti fondamentali della persona, inclusa la dignità nel fine vita, vanno garantiti a tutti. Non solo a quelli che secondo noi se lo meritano da un punto di vista morale ed etico.

E credo anche che quando ci accorrgiamo che no, noi non siamo capaci di superare il nostro essere piccoli davanti a questa cosa perché ci lasciamo condizionare dalle nostre emozioni, pure sacrosante, dovremmo però insistere perché lo stato che ci governa sia migliore di noi sotto questo punto di vista e chiedere a lui di garantire che anche chi non ci piace possa godere dei diritti più elementari.

E sì, vale pure quando si tratta di Totò Riina.

Perché è facile essere buoni cittadini rispettosi di tutti gli individui davanti a chi ci sta simpatico e non si è macchiato di crimini ignobili.

Il difficile è quando ti trovi davanti uno che vorresti chiamare mostro e che giustificherebbe il tuo diventare a tua volta un essere abominevole.

*Se non conoscete Atticus Finch è perché non avete mai letto o visto Il buio oltre la siepe. Ecco, in questo caso invece di spiegarvi chi è vi invito a leggerlo o vederlo. Ne vale la pena.

#versoil20maggio con molta fatica

IMG_20170509_210033284.jpgIeri ho avuto una giornata un po’ stressante, almeno all’inizio. Sono svenuta (sì, di nuovo, oh, capita) al lavoro, quando non avevo nemmeno cominciato da mezz’ora. Come al solito ho mandato mezzo ufficio nel panico ma tutto sommato niente di che, siamo riusciti tutti a sopravvivere, pure la mia schiena indolenzita.

Poi sono andata a bere il caffè con la guardia armata, una collega che mi percula sempre e che viene ricambiata altrettanto.

Mentre prendevo il caffè scopro che la collega simpatizza a destra. A parecchio destra. Allora, siccome non è una collega cretina, comincio a discutere di principi (perché lei tende a ripetere che destra e sinistra non ci sono più usando tutti quelli che sono gli stereotipi della destra che vuol farti credere che destra e sinistra non ci sono più).

Sulle unioni civili troviamo un punto di incontro nel momento in cui, alla sua domanda ‘e i gay manifestano​ per i miei diritti’, rispondo ‘veramente sì, io in piazza li vedo’. Avevo in canna anche il racconto della trama di Pride ma ho sorvolato.

D’altra parte pure i repubblicani, escluso Trump, ormai strizzano l’occhio ai gay. Non era una roba tanto sorprendente. Inusuale ma non sorprendente.

Il problema è sorto quando mi sono esposta sui migranti e ho detto che andrò alla manifestazione del 20 maggio a Milano.

I migranti non vanno bene. Io sono sicuramente in buona fede ma andando in manifestazione mi metto nelle mani di quelli

Alla domanda ‘quelli chi?’ mi risponde ‘gli scafisti’.

Giuro. Ho alzato la voce.

Mi sono incazzata come una bestia.

Ma ovviamente ero io che sbagliavo perché non si possono aiutare persone a far venire qui dei disperati visto che non c’è niente nemmeno per noi in questo paese.

E insomma, una volta per tutte, io sono stufa di questa stronzata. Perché lo so, oh, se lo so, che nel mio paese c’è crisi e carenza di lavoro e non stiamo benissimo.

Sono precaria, non ho una casa mia, i miei hanno passato pessimi momenti molto prima che arrivasse la crisi. Siamo poveri, meno di qualche tempo fa ma sempre poveri siamo. Però mangiamo tutti i cazzo di giorni. Abbiamo una vita che non ci mette in pericolo appena usciamo di casa. Non rischiamo di morire di bomba. E rispetto agli anni 70 non ammazzano un carabiniere al giorno.

Per cui se mi vengono a dire che non possiamo accogliere gente che scappa da una guerra perché noi siamo nella merda io rispondo che sarò nella merda ma non al punto di lasciar crepare in mare gente che scappa perché non ha davvero nessuna alternativa migliore.

È fuori discussione.

E insomma hanno tremato i vetri del 33 di via Tortona.

E questo è solo il primo dei tanti momenti di ‘dovrai spaccare il culo a qualcuno per questa storia della manifestazione per i migranti’.

Tocca che mi prepari la camomilla.

Però ora di svenire non mi passa più per la testa.

Ho da incazzarmi con quelli che mi dicono che faccio il gioco degli scafisti se sono pro migranti. Mi pare una degna battaglia.

#20maggiosenzamuri

Sono morte tre persone

Tre sorelle. Due bambine. Una più grande. Bruciate vive.

Che siano rom, italiane, francesi, argentine, sarcazzo, non dovrebbe fregare a nessuno.

Basta pensarci un attimo e si capisce che bruciate vivi non è esattamente una roba di cui rallegrarsi.

Invece. Ci sono sempre quelli contenti. Perché basta che ci sia scritto rom, di fianco alla notizia che tre sorelle sono morte.

Se sei rom puoi anche morire bruciato. Non ti si riserva nemmeno il minimo sindacale di pietà. Quella che si riserva anche ai cani.

Oh, non sono tutti così. È vero. La gente che conosco io non dice cose del genere.

Ma sapete che c’è? La gente che conosco io comincia a non bastare. È troppo poca. Si fa sentire troppo poco.

E sapete che c’è ancora? Anche un solo commento entusiasta perché sono morte tre di quelli è troppo. Non dovrebbe essercene nemmeno mezzo. Non ti dovrebbe nemmeno passare per la testa, di spellarti le mani in preda all’entusiasmo perché tre sorelle sono morte bruciate vive.

Perché altrimenti in quel rogo oltre a tre sorelle è morta persino la pietà.

E vaffanculo.