Del mio nuovo lavoro e di altri demoni #aggiornamenti

Dove eravamo rimasti? H già. Al “chiedere è lecito e rispondere è cortesia”.

Avevo chiesto ai miei ventitré lettori (più alle lettrici, in effetti) di controllare tra i prodotti di make-up che non usano e tra le varie creme viso, insomma tra il trucco e parrucco, le cose che non usano più o che non useranno mai e stanno lì chiuse in attesa di essere buttate.

Sono rimasta stupefatta dalla risposta ricevuta.

In senso positivo.

Intendiamoci, so di avere amiche generose che non si fanno pregare, magari coi loro tempi ma mi hanno consegnato e mi stanno tuttora consegnando cose che puntualmente porto a Casa Alba.

Tra l’altro cose belle e costose. Ci siamo trovate creme Shiseido, trucchi di Diego Dalla Palma, smalti (gli smalti. Non avete idea di quanto apprezzino gli smalti. Certe sere ci mettiamo li ad aspettare il momento di andare a dormire con un gruppetto di donne di età diverse che fanno la manicure. A volte partecipo pure io, ma non troppo che devo comunque mantenere il ruolo).

Quello che è stato sorprendente è che una ragazza amica di un mio contatto ha raccolto una serie di prodotti tramite la Casa delle Donne di Terni, se li è caricati mentre passava a Milano per un viaggio di piacere. Abbiamo fatto uno scambio equo un pomeriggio alla pinacoteca di Brera, lei mi ha portato prodotti per il makeup e io le ho spiegato chi era Bernardino Luini. In effetti avrei potuto spiegare meglio.

Altri contatti hanno chiesto se fosse possibile fare una raccolta di fondi per una spesa di prodotti che ci servono. Sto ancora studiando la maniera perché deve risultare una donazione, ma ammetto che non avrei mai pensato che anche gente lontana potesse voler contribuire.

Le mie amiche di #youhatewedonate attendono di sapere come possono rendersi utili.

Confesso che l’ultimo mese è stato fisicamente ed emotivamente faticoso (erano anni che non lavoravo con questi ritmi e soprattutto senza uno stacco di 48 ore consecutive e si sono accavallate cose spiacevoli, ho un po’ la testa per aria) e che sto ancora riflettendo sul come permettere a chi lo ha chiesto di darci una mano.

Ma è stato bello pensare che nessuno ha trovato la richiesta scema o superficiale. In fondo ho chiesto dei prodotti di bellezza.

Mi sono anche resa conto di una cosa, in questi due mesi.

La gente spesso finge di essere vomica e stronza. Perché appena le dai un modo concreto di rendersi utile si attiva.

Ecco, forse abbiamo più bisogno di motivi per essere gentili che motivi per essere incazzati. Se ci danno dei motivi buoni per essere gentili diamo il meglio di noi.

Intanto io vi dico che se volete continuare a essere gentili tra le cose che ci servono più spesso ci sono le creme corpo, gli smalti (ma tra poco avremo finito lo spazio per tenerli), creme viso per pelli delicate e sensibili e soprattutto giovani, perché le antiage abbondano ma le ragazze sotto i trent’anni sono sprovviste, creme per i piedi (queste donne sono fuori per ore e fanno chilometri e chilometri, roba che i nostri contapassi impallidiscono).

E burro cacao e creme mani.

Per il resto va bene qualsiasi cosa non usiate e non sia potenzialmente orribile o scaduta.

Per ora seguono ringraziamenti a Michela, Marta e la Casa delle Donne di Terni, Paola, Federica, Oriella (due volte).

Man mano aggiorno.

Grazie a tutte e ricordate che se volete passare a vedere il centro dalle 17 alle 19 durante l’accoglienza potete farmi un fischio. Così vi faccio vedere come stanno diventando brave a farsi le unghie!

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I Reclami Inutili – È di nuovo di scena l’Atac

Era un po’ che non mi scrivevano per reclamare inutilmente contro ATAC e mi stavo un po’ preoccupando. Mi dicevo ‘si s\naranno rassegnati? Oppure ATAC ha migliorato il servizio? Ma no, dai, è impossibile, ATAC è sempre la solita vecchia schifezza. Allora che succede?’

E invece abbiamo il primo reclamo dell’anno contro l’azienda tramviaria di Roma.

Che poi io il reclamo l’ho letto. Dice che il rinnovo dell’abbonamento è stato dimenticato (vorrei svelare in segreto: non e che se ve ne dimenticate e vi beccano allora il controllore deve essere più tollerante. Perché no. Perché siete voi che vi dovete ricordare il vostro rinnovo dell’abbonamento) come premessa.

Poi dice pure che sono stati maleducati, al che potrei rispondere che a Roma ha senso stupirsi quando si incontra qualcuno che è educato e garbato. Anche se non è una scusa per la maleducazione.

Comunque ho risposto e ho pure spiegato come cercare la prossima volta. Secondo me mi scrive di buono perché non riesce a trovare la pagina giusta.

Del merito e di altri demoni

Il mese scorso è mancato uno degli amici immaginari che tanto immaginati non sono.

Quando è mancato è successa una cosa che in effetti succede in tutte le piccole comunità quando manca qualcuno, ma che non è mai troppo evidente perché le piccole comunità sono vicine e non hanno bisogno di tenersi in contatto tramite un social.

Questa piccola comunità il bisogno ce l’aveva, anche perché da 4 anni non ha più una casa ma è sparsa per il web. Com’è come non è, è stato evidente anche da fuori che una comunità di persone che si conoscono in modo più o meno virtuale quando manca qualcuno si attiva.

In questo caso è stata attivata una raccolta fondi per la sua compagna e i i suoi due figli.

Ora, di tutto quello che ho visto capitare da un paio di settimane a questa parte, la cosa che mi ha colpita di più è stata una frase di Federica che si chiedeva ‘non so cosa ho fatto per meritare tutto questo’.

Ecco, io non penso che in questi casi ci sia bisogno di meritarsi affetto, ma questa cosa mi è risuonata in testa per un bel po’, mentre mi ripetevo ‘ma come cosa hai fatto?’

Conosco Federica da quattro anni e mezzo, non benissimo ma non è una presenza esclusivamente virtuale.

È una di quelle persone del fu socialino che mi spiace vedere troppo poco, ma per fattori contingenti (prima ero a Roma, poi pure a Milano siamo da due parti diametralmente opposte della città) è difficile incontrarsi.

Ho conosciuto lei e ovviamente Stefano una sera in pizzeria mentre passavo a Milano per le vacanze di Natale. Era stata una di quelle conoscenze non casuali ma cercate. Io avevo voglia di conoscere lei e la cosa a quanto pareva era reciproca. Già quando si parte così si parte bene.

Quando ho lasciato il mio ex e praticamente sapeva cosa stava succedendo solo un piccolo gruppo di persone mi ha mandato in messaggio privato per sapere come stavo, ne li ricordo molto bene, ero andata al Gianicolo e stavo percorrendo una strada che non conoscevo molto bene, mi sono fermata a leggere e mi stava scrivendo lei.

Io poi ho parlato poco di questa cosa, credo di averne parlato veramente troppo poco, per anni, ma è una delle poche persone a cui è passato per la testa di chiedere come stessi. Sono cose che non dimentico facilmente.

Quando sono tornata a Milano è stata testimone insieme a Stefano di una strana serata, e anche qui. Non ha mai fatto domande a cui probabilmente non avrei avuto voglia di rispondere. E di questo sono stata molto grata.

Ho conosciuto, come era inevitabile, Tango Alfa. Che è un bambino molto simpatico, per il poco che ho potuto frequentarlo. Tanti simpatico che una delle cose che le dico sempre è ‘se foste un po’più vicini verrei a fargli da baby sitter’. Tanto con Star Wars e Harry Potter me la cavo abbastanza bene.

È una di quelle persone che puoi incontrare anche alle manifestazioni. Una volta è stato a un Milano Pride, un’altra alla manifestazione a Milano organizzata dai Sentinelli in occasione della discussione della legge sulle unioni civili. Ecco, quel giorno c’era pure Tango Alfa. C’era anche Stefano. Il punto è che se alla domanda ‘posso portare mio figlio in manifestazione?’ ti rispondi ‘sì’ per me hai vinto tutto.

Non ricordo una volta in cui non abbia risposto a domande specifiche sul suo lavoro, senza dire a o bah. Ovviamente quando non è il suo specifico lo dice chiaro e tondo. Ma è una cosa piuttosto rara. Di cui non si dovrebbe abusare, ovviamente. Ma lei lo fa.

Ovviamente ho conosciuto pure Tango Beta. Lui addirittura l’ho visto prima e dopo. E sempre nello stesso posto, ai panigacci.

Pochi mesi fa hi raccontato una cosa molto personale e molto complicata in un gruppo chiuso di cui fa parte anche lei. Quando l’ha letta mi ha scritto, di nuovo, in privato per dirmi che se mi succede di nuovo devo chiamarla direttamente. Anche lì non sono il tipo che si lancia in effusioni ma ho molto apprezzato. Perché è sicuro che non la chiamerò, soprattutto adesso che ha davvero altro a cui pensare, ma ho avuto l’ennesima riprova che è una persona su cui si può contare e con cui si può usare la parola ‘amica’ senza che sorgano dubbi sulla qualità dell’amicizia.

Ecco, sono sempre convinta che non ci siano meriti particolari nella vita per essere solidali o vicini a qualcuno che sta male.

Ma se proprio ci deve essere un merito, in questo momento ci sono poche persone che se lo meritano come Federica.

Giornata della memoria (o dell’appiattimento della memoria, secondo gli Interni)

No, Ministro dell’Inferno.

Oggi non è la giornata della memoria benaltrista in cui si dice un generico no alla violenza.

Oggi è l’anniversario della liberazione di Auschwitz, quel giorno in cui l’esercito sovietico entra e trova quel che trova.. È l’anniversario della scoperta, o meglio della presa di coscienza del mondo intero, di quello che era stato scientemente portato avanti da quel preciso totalitarismo che si chiama nazismo.

Oggi il mondo diventava consapevole di quello che succede quando si agisce in nome di una presunta superiorità della razza.

Oggi non ti permetti, e nessuno ti deve permettere, di dire che le violenze sono tutte uguali. Perché di questa violenza sono morti milioni di persone che non avevano fatto nulla per meritarsela a parte essere diversi per razza, religione, nazionalità, sviluppo fisico, orientamento sessuale.

Questa cosa non è stata uguale a nessun’altra. E se tu la rendi uguale calpesti la memoria di ognuno di quei morti passati per un camino.

(non volevo scriverne oggi perché domani non avremo smesso di ricordare, ma non si può lasciar parlare certa gente senza reagire. Questa volta niente foto ma un paziente lavoro di ricerca della memoria archiviato per link in ordine cronologico. Qui la memoria è aperta H24)

Diario della memoria

16 ottobre 1943

Giornata della memoria 2017

Giornata della memoria 2015

 

Stanno i Beatles che parlano di noi.

(quando da Rubber Soul escono le parole che fotografano la tua giornata)

There are places I’ll remember
All my life, though some have changed
Some forever, not for better
Some have gone and some remain
All these places have their moments
With lovers and friends I still can recall
Some are dead and some are living
In my life, I’ve loved them all

In my life (Lennon/McCartney)

Del surrealismo e di altri demoni

È stata una giornata di quelle che vorresti risparmiarti e risparmiare a chi ti sta intorno (e invece non puoi perché la vita fa e farà sempre come cazzo le pare) eppure oggi sono successe due cose che voglio lasciare qui a futudopora memoria.

Della prima è protagonista una treenne che in chiesa (eh oh, a volte succede) ha voluto accendere una candela. E ho pensato a voce alta ‘forse ne accendo una pure io’. E così ho fatto, abbiamo acceso due candele, una per lo zio che non ha mai conosciuto e una per Stefano, pure se la treenne non ha una pallida idea di chi fosse. A pensarci bene nemmeno io lo so ma l’ho conosciuto, una delle cose che gli dicevo più spesso è ‘ascolta un cretino’ e adesso mi dispiace perché non ho mai pensato veramente che fosse un cretino, ma era venuta così bene quella cazzo di battuta mentre stavamo bevendo alcol al Prog che mica potevo lasciarla lì. Mannaggiamme.

Poi siccome la treenne, che diversamente da me in chiesa ci va spesso con la zia per dire una preghierina invece che per capire di che secolo sono l’archirettura, le decorazioni e i quadri delle cappelle, oggi voleva pregare, le ho chiesto per chi pensava di farlo. Abbiamo tirato fuori tutta la sua famiglia e intanto io mi chiedevo se valesse pregare dopo anni che non lo faccio più, così avrei potuto pregare per Stefano, la Due Dodici e i due Tango, Alpha e Beta. Alla fine non l’ho fatto solo perché non sta bene masticare bestemmie per anni e poi dire a uno che nomino invano ‘ehi, però magari se ci sei dai un’occhiata qui che serve’. Solo che ci ho pensato.

La seconda cosa surreale di oggi mi è capitata un’oretta fa qui al mio secondo lavoro. Perché è tutto il giorno che se mi fermo e ci penso, a questa cosa, scoppio a piangere a intermittenza, e insomma, hai voglia a dire che sono cose che succedono e non sai mai chi colpiscono e quindi bisogna essere pronti. Non si è pronti quando mancano le persone che sono così anziane da stupirti perché continuano a resistere imperterrite, con tutti i loro acciacchi, figurati se si è pronti quando tocca a chi di anni ne ha 47 e succede all’improvviso. Tutto il fatalismo del cazzo che ti racconto sparisce. Perché sì, capita. Ma non doveva capitare proprio qui. Perché era una brava persona, aveva una bella famiglia, due figli adorabili.

E niente, siccome anche nel mio secondo lavoro vedo cose e faccio gente è successo che in un momento in cui non avevo settanta persone a fare richieste continue ho collegato il cervello di nuovo e mi è scoppiata l’ennesima crisi di pianto. Mi sono rifugiata in ufficio ma questo posto è troppo piccolo e non ti garantisce un podi privacy nemmeno in bagno certe volte.

Quindi è successo che mentre ero lì con la mia crisi di pianto è entrata una delle nostre ragazze, ne abbiamo due incinte, al momento e lei era quella che parla tre parole in croce di Italiano e con cui devo esprimermi in inglese. Mi ha chiesto cosa è successo e le ho detto ‘è morto un amico’, perché spiegare cosa fosse Friendfeed e tutta la storia del socialino dell’odio era oggettivamente complicato. A volte invece le cose in inglese sono molto più chiare e semplici. È morto un amico, pure se ero più amica della sua compagna e pure se quando uscivamo per le nostre vite mi spupazzavo i suoi figli e lui magari parlava con altri. L’ultima volta che l’ho visto eravamo a La Spezia e ovviamente c’era il piccolo Tango Beta e non vuoi passare il tempo con Tango Beta che ha pure il vantaggio di essere abbastanza piccolo da farsi prendere in braccio e portare ovunque? Che è comunque un bel ricordo perché era una giornata particolare, allegra, piena di bella gente, e averne ricordi così delle persone, c’è da metterci la firma.

E comunque ero lì che piangevo perché a tutte ste cose non ero ancora arrivata e la ragazza mi abbraccia e mi dice che va tutto bene. Lei che non parla l’italiano e sta in Italia con un documento che attesta lo status di rifugiata e che è incinta e dorme in un posto per persone senza fissa dimora. Mi abbraccia e mi dice che va tutto bene. Che manco mia madre si è mai sognata di fare una cosa del genere in vita sua.

Ecco, io non so se è chiaro quanto mi sorprenda il surrealismo evidente di questi due piccoli avvenimenti in una giornata che ti fa pensare che se Dio esiste dovrebbe rivedere il suo senso dell’umorismo perché così fa davvero schifo, ma sono sempre più convinta di avere non uno ma due lavori molto belli.

Del nuovo anno, del mio nuovo lavoro e di altri #demonisparsi

Sono in ritardo. Non ho ancora augurato un buon anno ai miei 23 lettori (cit.) ma per quello c’è tempo fino al 31 gennaio, no? Un po’ come per comprare l’agenda. Ecco, quella invece ce l’ho, è di Harry Potter MA NON ERA DI QUESTO CHE VOLEVO PARLARE.

Ci eravamo lasciati col post di bilancio, che è una cosa che non faccio sempre ma quest’anno era importante perché quest’anno mi hanno proposto un lavoro che non ho mai fatto prima e io sono stata ben contenta di accettare.

Non solo perché mi servono soldi (uno dei miei propositi oltre a fare un sacco di viaggi in treno o aereo o a dorso di mulo è trovare il modo di prendere una stanza in affitto perché qui si sta troppo stretti. E pure di questo parlerò un’altra volta).

Soprattutto perché sto lavorando in un centro di accoglienza per donne senza fissa dimora. In pratica succede che una notte sì e una notte no dormo in questo posto dove al massimo sono ospitate una ventina di donne che oltre ad avere un certo numero di problemi diagnosticati (per questioni di privacy sarà l’unica informazione che lascerò sulla questione) si trovano senza un luogo dove alloggia durante l’inverno milanese. Il centro infatti è legato al momento al piano antifreddo del Comune. Una delle cose per cui essere a Milano mi piace è che alla nostra amministrazione i poveri non fanno schifo e nonostante i proclami governativi che vorrebbero eliminarli noi si continua a non fare finta che non esistano. Poi essendo una associazione no profit che lotta con la burocrazia tutti i santi giorni abbiamo problemi svariati ma diciamo che alle nostre ospiti si cerca di garantire quello che serve durante l’apertura del centro.

Qui si apre alle 17 e si chiude alle 8.30 del mattino.

Le ospiti arrivano tra le 17 e le 19 e in questo orario sono tenute a farsi la doccia perché non si entra in dormitorio se non ci si lava. Vengono accolte durante la settimana da un’assistente sociale e da volontari/e e tra le 19.30 e le 20.30 più o meno viene servita la cena, da altri volontari. Il centro la sera chiude alle 21.30 (orario entro cui si possono fumare l’ultima sigaretta). La mattina la sveglia è alle 6.15. Dice ‘eh ma è presto’. Invece provate voi a fare svegliare un numero di persone che adesso è arrivato a 18 (ho già detto che siamo in grado di accoglierne al massimo 20? Per questioni di spazio, mica perché delle altre chi se ne frega) per servire la colazione.

Perché serviamo pure quella, eh. Mica si mandano fuori persone alle 8.30 del mattino senza almeno del cibo nello stomaco.

Poi loro si fanno la giornata fuori. Durante il periodo di Natale una serie di attività erano chiuse ma ora stanno riprendendo. Quindi abbiamo persone che pur non avendo una fissa dimora si trovano lavoretti, tipo badanti, ragazze che arrivano dalla Nigeria e che sono uscite da comunità e in attesa di trovare un’altra collocazione arrivano da noi che magari studiano italiano durante la settimana, vere e proprie senza tetto, donne con permesso di soggiorno ma senza lavoro che fanno bellissimi lavori all’unicinetto, donne italiane che per motivi noti solo all’assistente sociale (la parola d’ordine è privacy, come si è già capito) sono fuori casa, donne con figli o figlie che non sono con loro mentre si trovano da noi, donne che cercano un lavoro, donne che non parlano una parola di Italiano e che a volte non parlano nemmeno in inglese o francese. Il che rende evidentemente le cose ancora più semplici per tutti.

La cosa che si capisce subito quando si entra a Casa Alba (ah, scusate. Non vi avevo ancora detto come si chiama) è che tutte queste donne hanno un loro concetto di dignità che spesso non coincide con il nostro ma non per questo è meno rispettabile.

Soprattutto una cosa che è chiara quando si ascoltano le loro storie o si passa un po’ di tempo con loro è che i motivi per cui si trovano senza fissa dimora potrebbero essere motivi di chiunque. Semplicemente a noi in certi momenti della vita ha detto più culo che a loro perché avevamo una rete sociale che ci ha protetti.

Adesso però basta filosofia e veniamo alla pratica. Al centro arriva in modi differenti (c’è un budget per la spesa, ci sono donazioni, ci sono lenzuola, coperte, pigiami, ciabatte, prodotti per la cura minima del corpo come bagnoschiuma, shampoo, spazzolino, dentifricio, abbiamo anche vestiti che possono essere lavati ad alte temperature perché ciò che diamo alle ospiti viene lavato internamente) quasi tutto.

Ma è chiaro che manca sempre qualcosa.

Tipo. Le creme viso. (Pure i trucchi, eh, ma le creme viso sono la cosa che in genere viene sottovalutata e invece soprattutto a Milano in inverno protegge. In estate pure).

Spessissimo mi vengono richiesti campioncini (oh, si accontentano, non è che chiedono il barattolo da 50 ml) perché sentono la necessità di proteggere il viso.

E io che vi devo dire? Dopo aver passato anni a non mettere creme ora che ho imparato mi rendo conto che curare la pelle del viso dalle intemperie ti fa bene. A volte pure all’umore.

Così ho fatto una cosa di mia iniziativa: ho chiesto alle mie amiche di un gruppo che si occupa di trucco e parrucco che hanno sempre quantità di roba comprata ma mai utilizzata, di cui si lamentano, se per caso tra le loro cose acquistate o ricevute in regalo e non utilizzate ci fossero prodotti da donare alle ospiti.

Le mie amiche hanno aderito molto volentieri.

Poi ne ho parlato con la nostra assistente sociale, che l’ha trovata una buona idea.

E quindi se avete avuto la pazienza di arrivare fino in fondo e siete a Milano scrivetemi al solito indirizzo ufficioreclami2@yahoo.it per avere indicazioni più precise.

Perché se volete venire a portare qualcosa al centro o anche a fare i volontari o le volontarie per accoglienza e cena siete i/le benvenuti/e.

Ovviamente l’indirizzo di Casa Alba non è un segreto. Si trova in via Ponti 13. Presente dove c’è il Villaggio Barona? Ecco.

Direi che come demoni per inizio anno possiamo accontentarci. Ci risentiamo a breve perché ci sono una serie di sassolini che devo togliermi. Molti sono proprio massi da lanciare contro Salvini.

Ah, in effetti se avete anche voi massi da lanciare contro Salvini potete condividere questo post dove volete. In fondo a lui i poveri stanno sul cazzo, cosa c’è di meglio che parlare ovunque di luoghi che si occupano di senza fissa dimora non necessariamente italiani? Potreste unire l’utile alla reazione anti governativa. Il tutto senza staccarvi da internet.