Sì ricomincia. Forse.

Devo dire che stavolta ci avevo sperato. Speravo in un rinnovo perché il lavoro mi piaceva e non mi sembrava nemmeno di lavorare male.

Come tutte le volte non si può sapere cosa è andato storto, soprattutto non si può sapere se davvero è andato storto qualcosa o se semplicemente quando le aziende decidono che qualcuno deve essere lasciato a casa decidono come gli pare. Perché siamo stati lascia a casa in cinque ma alcune persone rinnovate lavoravano molto peggio di alcuni di noi cinque.

Dalla loro hanno l’essere giovani. Quindi plasmabili. E con più sgravi fiscali.

Quindi ci posso essere abituata quanto si vuole ma stavolta mi brucia proprio.

Tra l’altro non riesco a vedere molte prospettive. Ho 46 anni, ho passato un ultimo mese di merda come non ne ricordavo da tempo (non credevo che avrei mai detto qualcosa del genere ma un po’ rimpiango il 2020 perché era tutto in divenire mentre questo 2021 sembra avere deciso di illudermi e poi togliermi qualsiasi cosa), e non vedo molto futuro davanti.

Non posso nemmeno prendere.un treno per andare da qualche parte. Non ho soldi, o meglio, non posso spenderli perché non basterebbero tra un mese. E dovrei almeno cercare di arrivare a settembre per trovare in lavoro.

In più sto aspettando la prima dose di vaccino e non mi faranno nemmeno entrare in un museo senza un tampone. Quindi non ci potrò andare perché i tamponi continuano ad avere costi proibitivi.

Sono di nuovo sola ed è un altro po’ di merda che si somma.

Se non mi viene da ridere o non mi va di essere ottimista e fiduciose mel futuro, più del solito, intendo, magari non venitemi a dire cazzate come Domani è un altro giorno, perché vi mando a fanculo.

Piuttosto portatemi del gelato o venite a bervi una birra. Se portate le patatine è anche meglio.

Macron per me può andare a fare in culo senza passare dal via.

Insieme a lui possono andarci Draghi e tutto il Governo.

E, mi spiace tanto doverlo scrivere così brutalmente, pure una buona parte di quelli che conosco che si sentono tanto amici dei diritti umani.

Pare che sono tutti ammattiti davanti alla variante Delta che non sta riempiendo le terapie intensive. Pare che la colpa dei contagi sia di chi non si è ancora vaccinato’e pare che tutti quelli che non sono ancora vaccinati non abbiano voglia di vaccinarsi.

No, mi spiace, non è così.

Intanto la grande rimozione della memoria collettiva ha fatto sì che sua stato dimenticato che non tutte le regioni hanno avuto la stessa modalità di prenotazione dei vaccini.

Fatto uno

Sì dimentica volontariamente che non ci stiamo vaccinando tutti da marzo ma che si è andati per gradi. Prima sanitari, insegnanti, fasce a rischio. Poi tutti gli altri.

Sì dimentica che a un certo punto non c’erano abbastanza dosi. Quindi le vaccinazioni sono state rimandate per parecchia gente.

Sì dimentica che alla fine la fascia tra i 50 e i 40 ha cominciato ad accedere alle vaccinazioni a partire da giugno.

Sì dimentica che ci sono persone che non avranno la seconda dose prima di agosto.

Sì tralascia di dire che in qualche caso, vedi la Lombardia per esempio, che è quella che conosco, ha interrotto le prime dosi a metà luglio e ha ricominciato a dare appuntamenti per la fine di agosto.

Poi ci sono le variabili. Persone a cui non è stato somministrato il vaccino per decisione dei medici che non si sono assunti la responsabilità di farlo.

Ci sono persone che hanno dovuto riprenotarlo, per ragioni che non sono cazzi del prossimo ma succede di non stare bene quando vai a fare un vaccino, soprattutto in piena estate. Succede che collassi sul letto. Succede che hai il panico, che ci sta pure la salute mentale oltre a quella fisica. E allora riprenoti.

Non ci sono solo quelli coi dubbi. Ma pure quelli coi dubbi. Cazzo, be’ stata sospesa la somministrazione di AstraZeneca agli under 65 perché non era indicato, dopo aver detto che tanto andava bene lo stesso. Ci sono state persone a cui la somministrazione di AstraZeneca ha causato problemi reali. Ma davvero la gente non deve spaventarsi? Ma beati voi che non avete mai dubbi.

Però non ci stanno solo i no vax. Che ormai si è no vax appena si dice ‘boh, però qualcosa non mi convince’.

Anni passati a coltivare il dubbio come lecito e adesso bisogna essere tutti portatori sani di certezze granitiche.

E trattare come poveri scemi quelli che vogliono continuare a mantenere i loro dubbi pure quando decidono che faranno il vaccino.

Ah, questo grande applauso alle restrizioni per chi non ha ancora due dosi di vaccino, proprio non ha nessuna ragione.

Intanto perché andrà a tangere prima di tutto le fasce più povere. Perché non ve ne siete mai accorti ma esistono fasce che hanno continuato a muoversi anche quando stavate tutti chiusi in casa potendovelo permettere con lo smartworking. O muovendovi con mezzi vostri mentre loro prendevano quelli pubblici. Perchè si spostano da lontano per andare a lavorare. E spesso non hanno un’auto (che poi li biasimereste comunque,se avessero l’auto).

Non sono quelli che riempiono o ristoranti, i bar, i cinema, i treni per le vacanze. Sono quelli che si spostano per lavorare. O per fare la spesa. E che hanno stipendi da sfruttamento.

E a questi se non hanno il vaccino vorreste fare pagare tamponi. A loro e alle loro famiglie

Non so perché non vi sto ancora mandando a quel paese, a voi che vi riempite la bocca con la parola sinistra e questa cosa che è quanto di più classista esista proprio non vi viene in mente di non pensarla

Forse perché non ve ne frega, in fondo. In fondo non vi interessa davvero chi non ha le vostre stesse possibilità. Quello che vi interessa è sentirvi migliori. Se un giorno è la lotta per i diritti allora vi impegnate in quella. Se il giorno dopo è aderire alla campagna di un vaccino e poter dire a chi ha dei dubbi che voi siete meglio allora sarà quello.

Alla fine io sopravviverò anche senza ristoranti o cinema o teatri. Sara giusto per un mese.

Però non so quanti di voi avrò ancora voglia di incontrare quando tutto questo sarà finito.

Mica per altro. Non voglio darvi fastidio con i miei dubbi o ricordandovi che in questa roba in cui avete stabilito che chi si vaccina è buono e chi non tanto non si vaccina ma non si è vaccinato entro il tempo che voi avete stabilito corretto è cattivo e no vax forse avete un tantino esagerato con il manicheismo.

Ma proprio un cicinin.

Ma che musica maestro

Da bambini avevamo dei dischi. Non è tanto strano per i figli degli anni 70 di ceto medio, il giradischi era comune in tutte le case.

Noi avevamo quello di papà, non il mangianastri portatile per bambini con colori accesi che riproduceva solo i 45 giri e che a un certo punto ho preso a invidiare ai miei amici perché lo volevo pure io, magari rosso.

No. Noi avevamo il giradischi serio, per i 45, i 33 e i 78 giri, che credo di non avere mai visto in vita mia e che ormai forse si ricordano quelli con l’età per essere nonni.

Il nostro non era un giocattolo ma a un certo punto, non so come, abbiamo cominciato a usarlo pure noi. Papà non era geloso dei suoi giocattoli da grande. Tra l’altro non era a casa il pomeriggio, non avrebbe potuto sgridarci comunque.

Non ricordo se mio fratello usasse il giradischi. Mi vedo sempre da sola mentre cambiavo un 33 giri con un altro.

Qui sì, distinguevamo quelli seri da quelli per noi bambini. Perché papà ascoltava musica classica, jazz, Glenn Miller nella selezione del reader’s digest, Edith Piaf e persino Lando Fiorini.

Noi avevamo i dischi di canzoncine per bambini.

Avevamo anche le cassette, ma o dischi erano i miei preferiti. Avevano canzoni più belle che mi ricordo ancora. Su nastro c’erano Cochi e Renato, d’accordo (non potevamo venire seri, era chiaro. Ci hanno fatto ascoltare E la vita, la vita, insieme a La gallina. E noi adesso le facciamo ascoltare a figli e nipoti, così non crescono seri nemmeno loro).

Ma sui dischi c’era lei.

La mia prima esperienza di Raffaella Carrà risale agli anni ’70. Io nemmeno lo sapevo, perché quando prendevano le sigle dei varietà le facevano cantare ai bambini.

Quindi io ho imparato Ma che musica maestro pensando fosse una canzone per bambini.

Ho scoperto Raffaella Carrà solo qualche anno dopo. A Fantastico.

Cantava Ballo ballo. La vedevo tutti i sabato sera. Poi l’ho trovata su un altro disco. Bimbo mix.

Bimbo mix è stato il disco di formazione di tutti noi under 10 dei primi anni 80. Se conosci qualcuno nato dal 1973 in poi e nomini Bimbo mix sei sicuro che sa perfettamente di cosa stai parlando. Alzi la mano chi non lo conosce.

Poi cosa succede? Succede che cresco. Un po’. Arrivo alle medie. Raffaella Carrà è sempre lì. Non ascolto più le sue canzoni come facevo da bambina, ho altro da fare. Lei pure perché comincia ad avere i suoi programmi televisivi, è amata dalla gente, è un personaggio di quelli che non riesci a trovare antipatici nemmeno se ti sforzi perché non ha spocchia, fa le cose che sa fare e le fa bene, parla con chiunque, probabilmente avrebbe parlato pure con la Regina d’Inghilterra se l’avesse convocata a Buckingham Palace, e senza bisogno di un interprete.

Insomma per anni io e Raffaella ci facciamo le nostre vite, lei di sicuro con maggior successo. Io un po’ meno, ma gli adolescenti si sa che hanno sempre vite un po’ complicate e dei conflitti latenti, soprattutto con sé stessi.

Fatto sta che a un certo punto adolescente non sono più. Sono giovane. Ho superato i 20 anni.

È qui che Raffaella torna nella mia vita. All’inizio è una breve incursione per colpa di Anima mia. Con quel serissimo fino ad allora Baglioni che reinterpretata le canzoni degli anni 70 con cui siamo cresciuti un po’ tutti noi di quella generazione.

È a questo punto che realizzo che Ma che musica maestro non era una canzoncina per bambini ma una sigla televisiva, e che Raffaella di fatto è stata una presenza costante nella mia esistenza fin da quando sono al mondo

Lo realizzo ma me ne dimentico ancora per qualche anno.

Finché non ritrovo Raffaella in compagnia di amici gay che ho cominciato a frequentare.

A questo punto diventa la colonna sonora dei momenti più impensati e impensabili. In genere quelli allegri. O quelli tristi in cui mi serve allegria. Non c’è niente di meglio di Tanti auguri nelle orecchie quando ti senti giù di morale.

Passa ancora qualche anno e Raffaella diventa anche la colonna sonora dei momenti di impegno civile. Che coincidono con le unioni civili e le manifestazioni, e le partecipazioni ai Pride.

Il momento in cui ho capito che Raffaella Carrà è un patrimonio UNESCO è stato il giorno in cui abbiamo manifestato contro le Sentinelle in Piedi all’Arco della Pace.

Immaginatevi questi serissimi cattolici integralisti che protestano per il diritto di odiare i gay indisturbati leggendo in silenzio che appena parte Tanti auguri cominciano a muovere impercettibilmente le gambe, le braccia, la testa, a tempo.

Ho sempre pensato che l’arma migliore contro l’omofobia fosse una colonna sonora della Carrà sparata all’improvviso. Nessuno può resistere a Tanti auguri.

E adesso? Dice che Raffaella non c’è più.

Il fatto è che già prima Raffaella non era più solo Raffaella ma era una presenza costante, nella mia vita di sicuro da sempre, tanto che la canto anche con i bambini nati nel nuovo millennio, come se fosse parte della mia tradizione da sempre.

Quindi di fatto non se n’è mai andata. La ritroveremo ogni volta che in un momento di tristezza o durante un Pride risuonerà nelle nostre orecchie Tanti auguri e noi, come sempre, scuoteremo la testa tirando indietro i capelli al verso Tanti auguri/a chi tanti amanti ha.

E va bene così, se mi è concesso.

Gli Annunci Possibili – e una fettina di culo panato? Per 400 euro al mese potresti anche darcela

È un po’ che non condivido Annunci Possibili, ma una lettrice questa settimana mi ha mandato un link che mi ha convinta del bisogno di ricominciare

E proprio oggi mi è caduto l’occhio su questo mirabile annuncio su Indeed;

Spero si legga bene la quantità di requisiti richiesti e il tipo di lavoro offerto.

Invece vorrei mettere bene in evidenza il compenso. Iniziale, eh. Potrebbe pure crescere. Oppure no. Dipende.

Non dirò nulla a parte che per un oart time 20 ore settimanali la mia paga base secondo CCNL delle telecomunicazioni è di 770 euro lordi, con tredicesima, ferie, malattia, permessi e TFR garantiti.

E con meno competenze iniziali richieste.

Fate voi.

Come diventare sonministrat* in poche mosse

*questo post sarà ad alto tasso di linguaggio inclusivo. Ve lo dico senza mezzi termini. Preparatevi a leggere uno schwa molto spesso. Correggetemi pure quando di sicuro me ne scorderò.

Come i miei 23 lettori (e lettrici e lettorə) sanno bene ho una lunga esperienza di lavoro in call center in bound. E negli anni l’esperienza dal primo colloquio al primo contratto (il punto in cui si ferma il post, ma è solo un punto di partenza) è sempre stata più o meno la stessa. Per me e per le migliaia di colleghə (spesso, molto spesso, donne, e anche su questo tornerò con calma) che ho incontrato e per quellə di cui non ho mai sentito parlare ma che in qualche parte d’Italia facevano il mio stesso lavoro di assistenza clienti o utenti in bound.

Qui ho elencato una serie di costanti descrivendole per come le ho percepite io e per come mi sono state presentate da chi mi ha proposto i lavori che sono poi andata a fare come somministrata.

Carə 23 lettorə, qui mi serve il vostro aiuto.

Leggete fino in fondo e se avete esperienze simili o vi riconoscete in qualcosa fatemi un fischio attraverso la mail dell’ufficio reclami. Se non vi riconoscete, condividete il post con i vostri contatti perché qualcunə che ha passato l’esperienza descritta si trova sempre.

Mi servono i vostri racconti e le vostre esperienze (pure anonime, so bene che non è mai facile fare nomi. Io li farò, nei prossimi giorni, ma è una mia scelta). Mi interessano. Perché non so se ve ne siete accortə, ma in un certo senso continuiamo a essere sfruttatə e trattatə come numeri sacrificabili, ma la nostra realtà è scomparsa da qualsiasi narrazione, come se in fondo andasse tutto benissimo.

E invece non va tutto benissimo.

COME DIVENTARE SOMMINISTRATƏ IN POCHE MOSSE.

Sei disoccupatə in cerca di lavoro, anche abbastanza disperatə o con l’acqua alla gola dopo una certa età, o alla prima esperienza. Che fai quando cerchi lavoro? Apri motori di ricerca in cui puoi trovare annunci di lavoro. Ti ci iscrivi. Metti on line il tuo CV.

Qui succedono due cose,

  • Il CV viene ignorato. Magari per mesi. Però lo sai, quindi continui a mandare CV finché non si presenta la situazione che ci interessa.
  • Il CV che viene reputato interessante e comincia il processo di selezione.

La nostra storia comincia quando dopo mesi finalmente un datore di lavoro, molto spesso un’agenzia per il lavoro, decide che il nostro CV può iniziare il processo di selezione.

Siamo al Primo Contatto.

Si fa un colloquio telefonico immediato in cui ci si rende conto che la persona con cui si sta parlando non è in grado di leggere un curriculum perché chiede cose che sono già state evidenziate. Non ti dicono il nome dell’azienda anche se tu che sei veteranə della ricerca di lavoro lo intuisci perché ti hanno chiamatə per un lavoro di assistenza clienti in call center e i call center che cercano sono quasi sempre gli stessi. Se va tutto bene il CV viene inviato all’azienda.

Secondo contatto (pre Covid perché in tempo di Covid ho avuto un solo contatto di questo tipo ed è stato con l’azienda direttamente): l’agenzia ti comunica che l’azienda ti vuole vedere, scopri il nome della gente a cui sarai prestatə per lavorare. Il colloquio in questo caso può essere direttamente in azienda oppure con l’agenzia che è stata delegata a farne le veci.

Durante questo colloquio, spesso di gruppo (sempre pre Covid) vieni a sapere che farai un corso di minimo 3 settimane in cui imparerai a gestire dei programmi che vengono usati solo per quella commessa ma ci sarà un test di sbarramento finale.

Potrai rifiutare? Dipenderà da quante altre occasioni di lavoro avrai dalla fine del colloquio al momento in cui inizierai il corso. Solitamente sono una quantità pari allo 0. Va specificato perché ti sentirai dire che in fondo non ti hanno costretto ad accettare, sapendo benissimo che se hai accettato è perché non ci sono alternative.

Questa è la prima delle tante grandi schifezze che ti trovi davanti.

Il corso in genere comincia tre giorni dopo il tuo colloquio e devi sbrigarti ad accettare. Solo due volte nella mia vita ho avuto un’attesa superiore. La prima volta è stata quando sono passata da Trenitalia a INPS. Ma avevo un lavoro, pessimo, da lasciare e ho deciso io, una delle poche volte che mi sono trovata questo lusso, di poter scegliere un lavoro con dei diritti pure se temporaneo e lasciare un lavoro con contratto illegale, e non scherzo. Era un call center in bound trattato come out e avevamo un contratto co.co.pro, si, esistevano ancora. E ci chiedevano di fare anche due turni di seguito. Da 8 ore l’uno. Era l’892021, il numero a pagamento per prenotare Trenitalia.

Poi discuteremo del perché aziende spesso legate a partecipate o enti statali si permettano lo sfruttamento dei loro dipendenti. Anzi. Di collaboratori o merce in prestito (quando sono somministrati).

IL CORSO DI FORMAZIONE

I corsi di formazione per lavori in somministrazione hanno caratteristiche sempre uguali, variano di poco.

  • sono a carico di un ente bilaterale che si chiama Formatemp e viene finanziato dalle agenzie.

Aka. Dai soldi che i committenti pagano alle agenzie per occuparsi della ricerca di personale.
I soldi vanno all’ente, ma ai non ancora lavoratori cosa va?
Un rimborso.
Bello dici.
Col cavolo.

Perché il rimborso potrebbe essere, nella migliore delle ipotesi, un importo di 3,5 euro lordi ora. Ci paghi la ritenuta d’acconto. E in ogni caso li vedrai a 60 giorni dalla fine del corso. Quindi prima di poter ricevere un rimborso per un periodo di tempo che hai occupato a seguire un corso che ti potrebbe servire per il tuo lavoro, nel caso in cui fossi assunto, dovrai aspettare 60 giorni. Che per molta gente che non guadagna da tempo e ha comunque spese fisse tipo bollette, affitto, mutuo, cibo, può essere un problema.

Dici ‘vabbé, ma se ti assumono poi arriva il primo stipendio’. Sì, il 15 del mese successivo al primo di lavoro, come succede normalmente. Se ti assumono.

Perché se non ti assumono, se alla fine del corso sei tra quelli che non superano test che di fatto non diranno mai se sei davvero in grado di fare quel lavoro (solo la pratica, il periodo di prova, attesta che sei in grado di fare quel lavoro, perché la teoria ha tante di quelle variabili che se le mettiamo insieme facciamo notte, ma il periodo di prova è pagato e non sia mai pagare qualcuno per il periodo di prova come si faceva secoli fa), aspetterai per due mesi senza una copertura economica che in ogni caso è una miseria. Se avete fatto i conti ve ne siete accorti da soli.

Ovviamente saprai solo l’ultimo giorno di corso chi è dentro e chi è fuori perché all’azienda serve avere la scelta e implicitamente farti capire subito che se sarai preso dovrai solo essere grato.


Ma il caso del rimborso orario è ancora l’opzione migliore.

Perché spesso i corsi ricevono solo un buono pasto al giorno, quando durano 8 ore, se sono part time ciccia.

E anche quelli li vedi a 60 giorni. Anzi, io gli ultimi li avevo a 90 giorni e mi sono pure scordata che c’erano, ora che erano disponibili. Per cui non li ho mai ritirati.


Pensate di fare un corso di formazione per tot settimane in cui forse alla fine vi assumeranno e comunque non vedrete i buoni pasto che vi spettano se non a 60 o 90 giorni.


E solo se frequenterete almeno il 70% delle lezioni. Perché non solo non vi regalano niente, ma mica è gratis.


Alcune aziende poi pretendono che siate presenti addirittura l’80% delle ore previste dal vostro corso.

Ovvero l’azienda che ancora non vi sta assumendo e per cui forse non lavorerete pone una condizione più gravosa rispetto a quella dell’ente di formazione per potervi assumere.


E le condizioni non sono finite.
Esistono in ogni corso due moduli obbligatori. Due corsi di 4 ore: il primo sui diritti e doveri dei lavoratori, un corso che vale un anno di tempo dal momento in cui ricevete l’attestato di partecipazione al corso.

Il secondo sulla sicurezza nel posto di lavoro.

Questo vale finché non cambierà di nuovo la legge sulla sicurezza. Per cui se avete l’attestato di un corso fatto dopo il 2011, anno in cui c’è stato l’ultimo aggiornamento della legge, tenetevelo stretto.


Il corso sui diritti e doveri dei lavoratori sarà la prima e l’ultima volta in cui durante tutto questo periodo sentirete parlare di diritti dei lavoratori, perché tutti vi ripeteranno i vostri doveri all’infinito dalla firma del contratto in poi, ma i diritti scompariranno.

Questo corso è tipico delle formazioni erogate tramite Formatemp e spiega tutte cose che dovrebbero essere spiegate a qualsiasi lavoratore come se avesse 4 anni, a mio parere, ma non succede, le informazioni vengono prese sotto gamba, spesso non vengono date in modo corretto o completo.
Per esempio durante questo corso vi dovrebbero spiegare che come lavoratori somministrati avrete un altro ente che garantisce prestazioni e tutele di categoria.
Io l’ho scoperto al quinto corso frequentato.


Il corso sulla sicurezza invece è un obbligo di tutte le aziende. Qualsiasi lavoratore segue, nella sua vita, un corso sulla sicurezza, e i relativi aggiornamenti di solito sono a carico del datore di lavoro, vengono organizzati durante l’orario di lavoro e sono ore retribuite. A parte quelle di chi è in formazione.
Quindi possiamo aggiungere il risparmio di ore tolte alla sicurezza sul lavoro al lungo conto di risparmi che le aziende utilizzatrici hanno con l’utilizzo di lavoratori somministrati.

Un capitolo a parte merita la comunicazione dell’assunzione.

COMUNICAZIONE DELL’ASSUNZIONE E INVIO DEI DOCUMENTI

Salutiamo ə colleghə che non hanno superato il corso, se ci stavano simpaticə lə continueremo a seguire, altrimenti ciccia.
Passiamo aə fortunatə (non bravə, fortunatə, perché è questo che succede a chi supera un test per una formazione spesso fatta male, soprattutto ora in era Covid con le formazioni da remoto) che si sentono fare la proposta.


Quando arriva la comunicazione?
Di solito l’ultimo giorno di corso.
Quindi dopo settimane passate a imparare un nuovo lavoro e nuovi applicativi quasi gratis devi pure aspettare l’ultimo momento per sapere se sarai assuntə.

In genere essere assunti significa:

  • cominciare il giorno successivo e non avere idea dei propri turni

Il che per una persona che non ha obblighi familiari non è un grande problema. Ma spesso le persone che accettano contratti di questo tipo sono padri e soprattutto madri di famiglia. A volte sono persone che hanno già un altro lavoro part-time. Quindi non hanno il tempo materiale di organizzarsi.

  • ricevere un contratto che va inviato sottoscritto e firmato all’agenzia all’ultimo momento.


Insieme al contratto arrivano anche una serie di moduli che spesso il lavoratore non ha idea di come compilare. Vedi il modulo delle detrazioni.

L’ultima volta che ho firmato un contratto mi è arrivato di sabato. Dovevo restituirlo il lunedì. Per mia fortuna conosco i moduli ormai a memoria e pure tutte le mie detrazioni. Ma non stiamo parlando di cose semplici da capire per chi non le ha mai viste. A volte ci vuole un consulente o una persona che ti spiega in modo facile cosa stai compilando.


A volte ti fanno andare a firmare il contratto alla stessa ora in cui cominci il lavoro. Tipo due contratti fa. Quando un lunedì mattina dovevo essere in contemporanea all’agenzia e al lavoro.

Ah, ricordate sempre che non potete lavorare senza contratto. Sarebbe illegale. Dico sarebbe perché fanno un po’ tutti come vogliono, ma nel caso delle agenzie esistono controlli. Quindi tenetelo sempre presente. Anzi. Fatelo sempre presente.

  • Generalmente il primo contratto con una agenzia è di un mese


Le aziende hanno preso questa abitudine di usare il primo mese come periodo di prova.

Quindi ricapitolando si passano settimane in formazione per avere un mese di contratto.

Oh, sì, ci saranno di sicuro ulteriori proroghe. Sempre con l’agenzia. Sempre secondo quella che è la convenienza dell’azienda utilizzatrice.


Tenete sempre presente una cosa. Noi somministratə non siamo lavoratorə per l’azienda utilizzatrice. Siamo merce.

Non finiamo nella voce dipendenti quando si compila il bilancio. Finiamo nelle forniture. Su di noi le aziende scaricano l’IVA.

Ecco la grande convenienza di avere somministrati anziché dipendenti. Non siamo lavoratori. Non siamo nemmeno persone perché ci chiamano risorse.
Non pagano la formazione, risparmiano sulla sicurezza, scaricano l’IVA. Non devono nemmeno avere un ufficio personale per gestire così tante persone.

Soprattutto noi somministratə non potremo mai crearci un sindacato all’interno dell’azienda. E questa cosa aggira lo statuto dei lavoratori.

Non dico che non possiamo iscriverci a un sindacato, attenzione. Non potremo crearne uno aziendale. Perché non esistono solo quelli della Triade, di sindacati.

In ogni azienda i lavoratori possono crearsi il proprio sindacato. Noi però dovremmo crearcelo all’interno dell’agenzia per cui lavoriamo. E come fai a creare spirito di corpo con persone che lavorano in tante aziende diverse con problematiche diverse?
Non puoi.

Per ora mi fermo qui. Sono già troppe considerazioni.

Il seguito, i rinnovi dei contratti e le poche garanzie che abbiamo quando siamo somministrati, oserei dire il minimo indispensabile di cui godiamo, saranno affrontate una per volta.
Ma mi pare che ci sia già abbastanza, per cominciare.


A voi?

Vita da call center – A volte ritornano

Operatrice Assistenza Clienti della Megalibreria di Paperopoli (come sarà chiamata d’ora in poi la libreria on line di Famosa multinazionale per cui lavora l’Operatrice Assistenza Clienti) : – Assistenza Clienti della Megalibreria di Paperopoli come posso aiutarla?

Cliente Scontenta: – Io devo fare un reclamo perché ho comprato una Smartbox per le terme di Topolinia e non posso prenotare.

OACMP: – (un po’ stranita) vuole darmi il codice?

La Cliente Scontenta detta un codice d’ordine che non corrisponde ai codici della Megalibreria di Paperopoli.

OACMP: – Signora, non lo trovo. È sicura che sia un ordine fatto alla Megalibreria di Paperopoli?

Cliente Scontenta: – Non siete le Terme di Topolinia?

OACMP: – No, qui è la Megalibreria di Paperopoli.

Cliente Scontenta riaggancia senza salutare.

(siamo tornati, siamo più agguerriti di prima, e pure i Clienti della Megalibreria di Paperopoli sono agguerriti. State tunnati)

Gentili Pio e Amedeo, no. Non è una questione di come lo dici.

(riporto una riflessione dal mio alter ego su Facebook, perchè mi serve per il futuro)

A proposito della questione del tono con cui si usano le parole fr”cio o ne*ro (asterisco perché conosco la brutta abitudine di facebook di partire con la rimozione e i blocchi quando si usano parole in lista nera e non ho intenzione di subire l’ennesimo blocco insensato).

È vero, che non sempre chi usa quelle parole lo fa con l’intenzione di ferire. È vero, che per molti appartenenti a generazioni più vecchie della mia ne*ro era la parola usata abitualmente e non era censurabile per una questione di diversa sensibilità. E che purtroppo non si cambia la testa delle persone ormai avanti con gli anni.
È vero, pure, che fr*cio a Roma e dintorni viene usato abitualmente, pure senza offesa, per definire chi è omosessuale. Sono tutte considerazioni verissime.

Ma.

Pensiamo per cinque minuti, non di più che sennò è troppa fatica, a ragazzi in fase di crescita oggi. O anche solo negli anni 80, quando andavo io alle medie.

Non posso stabilire quanto potesse sentirsi offesə chi è afrodiscendente perché il melting pot non era ancora una realtà, al massimo avevamo percezione di Gullit e Rijkaard o Carl Lewis che stravinceva qualsiasi gara di atletica a cui partecipasse. Non c’era nemmeno Fiona May, per dire, quando andavo alle medie. A parte che nessuno li chiamava ne*ri, da ciò che ricordo.

Invece ho una netta percezione dell’uso di fr*cio, o della sua declinazione in r*cchione che qui andava di più.


Di sicuro alle medie molti miei compagni di scuola non avevano una vaga idea di cosa fosse esattamente, un fr*cio. Lo sentivano usare. Lo ripetevano verso chi secondo loro lo meritava. In genere il più fragile della compagnia che o ci rideva sopra o doveva subire le peggio cose.

E insomma se non ci rideva su era colpa sua, no? Non era abbastanza maschio per resistere e allora si meritava di restarci sotto. Perché eri obbligatə a riderci, pure se capivi che non ti stavano dicendo qualcosa di bello (se lo chiedevi a casa, cosa significava, vedevi certe facce neə adultə che ti facevano passare la voglia di domandare altro). Se non ci stavi diventava un problema. Se ti lamentavi non ne parliamo.

Oh, sì. Si sopravvive, perché alla fine si sopravvive a tutto. Poi non è nemmeno così vero che si sopravvive, perchè qualcunə non ce l’ha fatta e non ce la fa ancora oggi.

Però quellə ce lə scordiamo e ci scordiamo degli anni di merda che abbiamo passato quando i tempi erano quelli in cui si poteva dire tutto, mica come oggi che non puoi dire più niente (poi un giorno capirò perché non si può dire più niente visto che tuttə continuano a dire quel che vogliono e al massimo vengono criticatə dopo che hanno potuto parlare liberamente, o forse il punto è che non si deve criticare nessuno per quello che dice, perché nessuno può essere considerato responsabile di aver detto parole orribili da ascoltare per un sacco di gente in nome della libertà di espressione, e insomma chi se ne frega se sono parole che feriscono e umiliano, l’importante è poter dire sempre e comunque quel che ci pare).

Ecco, allora, sì, è vero, molta gente non lo fa con cattiveria. Ma molta gente non lo fa con cattiveria perché magari non è riuscita a capire che quella roba è comunque cattiva, perché fa male.

Fa male soprattutto quando si è nella fase di crescita più delicata, e se ə adultə continuano a usare quella roba perchè in fondo sono parole, che male vuoi che facciano, le useranno ə ragazzə che educano, e loro non hanno una vaga idea di quanto fa male sentirsi chiamare fr*cio quando non sai nemmeno se sei carne o pesce ma stai cercando di capirlo..


E non me ne frega niente se sono inopportuna, o se sono pesante, o se dovrei farmi una risata.
Ho beccato le mie dosi di lesbica usato come offesa ai miei tempi, e ho sentito dare del r*cchione troppe volte con leggerezza, io ci ho fatto la pace, ma qualcunə no, e solo il Divino Paranoico sa quanto avrei voluto evitare io stessa di dover fare la pace con questa roba..


Perché avrei preferito non sentirla. Sarei stata molto meglio senza sentirla.
Pure se i miei compagni non avevano idea di cosa mi stavano dicendo.
Perché con la loro buona fede e non cattiveria, con rispetto parlando, io mi ci sono fatta la birra.

E vi svelo un segreto. Tuttə ci facciamo la birra con la vostra non cattiveria, quando usate una parola che è offensiva ‘ma io non lo dico con cattiveria’.

Forse non ve lo ha mai detto nessuno. Ecco. Ve lo dico io adesso.

Il mio non 25 aprile

Ieri era Natale e io no.

Al secondo anno senza la piazza mi sento un po’ orfana.

Poi quest’anno sono impegnata nella mia resistenza personale, e la liberazione non è ancora arrivata.

Si parla di lavoro, addirittura non è ancora iniziato (domani è il primo giorno) e già sto meditando le dimissioni

È un gran risultato per un’azienda, non trovate anche voi?

Comunque il 25 aprile lo metto in solaio, fino al prossimo anno.

C’è da fare un po’ di lotta, per ora. Poi vedremo. Ho della rabbia da incanalare. E un progetto.

Uno di quelli destinati a fallire, ma che ci piacciono tanto mentre siamo lì che lavoriamo incuranti del fallimento incombente.

Oh, sono i migliori, alla fine.

Buona resistenza. Ne abbiamo tutti bisogno.

(ho scelto una foto dell’ultimo 25 aprile perché i Sentinelli hanno sempre lo striscione adatto, per qualsiasi occasione)

Caro Facebook, oggi scrivo io un reclamo inutile.

Update: ricevo da alcuni amici notizie e screenshot su altri blocchi insensati dell’ algoritmo di facebook. Mi hanno scritto in questi giorni cose assurde, che andavano dall’evita di usare parolacce a ‘eh ma mica tutti gli uomini sono così’, dimostrando che quando indichi la luna la gente guarda il dito. Tu parli di una censura che viene fatta in modo privo di analisi del testo, e ti rispondono ‘eh ma è colpa tua’ o ‘eh però anche le donne lo fanno’. Pazienza. A me interessa quello che succede essendo in balìa di un algoritmo e senza una figura umana che può risolvere la situazione. Posto alcuni commenti qui che di sicuro
facebook non me li cassa.

È una settimana che ho il profilo facebook bloccato.

Resterà bloccato fino al 5 maggio.

Dice ‘e che hai fatto? Hai bestemmiato contro Zuckerberg?’

Niente di tutto questo. Ma ho una storia di blocchi per bullismo, quello sì.

Sì, ho scritto per bullismo. Succede che mi capita di incontrare persone che scrivono cose contro gay, donne o immigrati, cose così offensive, che mi parte il ‘sei una testa di cazzo’ facile.

Però io non li segnalo, loro. Anche perché facebook così attento alla sua policy ogni volta che segnali commenti di razzisti, misogini, omofobi e fasci ti risponde che il commento non viola la sua policy.

Nemmeno se segnali gente che minaccia di morte o invita a impiccarsi, violano la policy. Chiedimi come lo so.

Ma quando sono io a scrivere che uno si sta dimostrando una testa di cazzo (novantanove volte su cento è uomo) quello mi segnala per bullismo.

E a facebook non interessa che sia davvero bullismo. Sospende il profilo. La prima volta per poche ore. Se capita di nuovo per 24 ore. Poi per tre giorni, per una settimana e infine arriva la purga massima. 30 giorni. Poi non so, alla prossima mi portano in piazza Campo de’ Fiori e mi danno fuoco.

Le prime volte che ti bloccano nemmeno te ne accorgi. Non ti preoccupi. Tanto sono poche ore.

Spesso non capisci nemmeno il motivo del blocco. Lo scorso anno mi è capitato di trovarmi blocchi per commenti che violavano la policy di cui non ho avuto traccia.

Cosa contesti in quelle condizioni? Non puoi.

Negli ultimi mesi, più o meno da ottobre, invece ho potuto leggere i commenti che secondo facebook violavano la policy. Sapevo esattamente a cosa erano dovuti.

Ora, cari 23 lettori, potete anche non crederci ma non prendo sempre a parolacce gli sconosciuti su facebook. Di solito preferisco il sarcasmo.

Quando li chiamo teste di cazzo è perché evidentemente lo sono.

E hanno prima offeso una quantità di minoranze con le loro parole. A volte hanno anche offeso l’antifascismo su cui si basa la nostra Costituzione e la Repubblica.

Questo però per facebook non conta. Io ho scritto una parolaccia. Cazzo è una parola che usano i bulli. O nel mio caso le bulle. Sono donna, non posso dire a un uomo che è una testa di cazzo, nemmeno se ha appena scritto che le femministe sono paragonabili a Hitler (è successo con il mio penultimo blocco, durato una settimana. Ora, tra chiamare una Hitler e chiamare uno testa di cazzo credo che nessuno abbia dubbi su quale sia l’offesa peggiore. Solo che io non ho bisogno di chiamare la mamma se mi chiami Hitler. Ti rispondo. I maschi alpha no. Loro sono vigliacchi e hanno bisogno della mamma. Quindi vai di segnalazione per bullismo. Bravi. Che coraggio da leoni).

Quindi io mi sono trovata una serie di blocchi per bullismo per aver usato la parola cazzo in commenti rivolti a delle teste di cazzo.

Anche se la volta migliore è stata l’ultima, quando non ho offeso nessuno ma ho usato una espressione romanesca piuttosto colorita per fare un esempio.

Ditemi se è un commento da segnalare per intimidazione o bullismo.

Dovrebbero censurare più o meno tutta la zona che va da Roma in giù. Con delle incursioni su Bergamo, Brescia e tutto il Veneto.

Però niente, qualcuno ha deciso che andava segnalato il commento e mi hanno bloccato per bullismo.

Si può contestare? Si può.

Ma per contestare una decisione di facebook quasi quasi ci vuole un’udienza della Corte Suprema.

Per la contestazione ti mandano questo messaggio in cui si entra in un link dove compili pagine su pagine spiegando le tue motivazioni ma ti avvertono che loro decidono quali decisioni rivedere a campione e comunque hanno 90 giorni di tempo per elaborare.

Insomma puoi farlo ma non serve a un cazzo (BULLA!)

Io comunque ho fatto quello che diceva il link.

Ho scritto e spiegato tutto, e a un certo punto mi è uscita tutta la policy di facebook in materia di bullismo.

E sapete cosa ho scoperto? Che nessuno dei miei commenti eliminati in precedenza era bullismo.

Lo sapevo, eh. Ma era scritto nero su bianco.

Bloccare il mio profilo non appena qualcuno si è sentito offeso per una parolaccia significa che l’algoritmo riconosce una parolaccia come linguaggio da bullo, senza preoccuparsi del contesto in cui viene utilizzata.

Non credo di aver bisogno di spiegare quanto è pericoloso questo tipo di controllo per la libertà di espressione.

Tra l’altro avrei delle considera da fare pure sulla questione dell’hate speech che nasce come un intento legittimo ma arriva a estremi che portano a censurare pure ciò che non è di fatto un atto di odio o bullismo, e questa cosa andrebbe un po’ rivista.

Ma non è questo il punto.

Il punto è che facebook non ha un controllo dei contenuti reale. Abbiamo tutti potuto constatare che non conta il senso del commento per facebook. Non c’è più un controllo umano. C’è il solo governo dell’algoritmo. E l’algoritmo non pensa. Riconosce solo parole che non sono appropriate e pure il precedente numero di blocchi.

Io mi trovo il profilo bloccato per un mese per questa situazione:

Visto così sembra il profilo di uno che va in giro a menare i compagni delle medie.

Invece sono tutti blocchi che ho preso per aver chiamato delle teste di cazzo autentiche perché fasciste, razziste z omofobe e misogine con il loro nome.

Avrei potuto contestare già la prima volta? Col senno di poi avrei dovuto, screenshottando qualsiasi cosa.

Ma un po’ non pensi valga la pena contestare un blocco di poche ore, nemmeno di tre giorni. E molto la procedura fa passare la voglia soprattutto per le sue tempistiche e la sua casualità.

Diciamo che sono stata presa per sfinimento. E che dovrò imparare a usare facebook molto meno per interagire con i miei contatti e molto più per le cose che mi servono. Di fatto, le mie pagine. I discorsi sul femminismo. La condivisione delle mie recensioni.

Ora, perché uso i reclami inutili per parlare di un reclamo vero?

Perché da qualche tempo sulla pagina facebook mi arrivano reclami di persone (a volte sgradevoli, per carità) che si lamentano di blocchi per usi non appropriati del loro profilo.

E perché qualche amicə si è trovatə nella mia stessa situazione, anche se con meno frequenza.

Posto qui gli ultimi reclami ricevuti, degli ultimi due giorni:

Ne ho altri, su questa falsariga. Non posto il bifolco che si lamentava di non poter insultare i musulmani perché c’è sempre l’eccezione che conferma la regola, ma qui stanno diventando una legione. E insomma forse c’è un problema, nella gestione delle segnalazioni.

Fatemi sapere se è successo anche a voi perché ho un contatto che sta scrivendo un post sulla questione e sarebbe utile un confronto.

Torno a fare altre cose mentre finisce la purga.

State bene.