“Cosa hai fatto per tutto questo tempo? “Sono andata a letto presto”

https://blogdelladisoccupazione.wordpress.com/2020/02/13/cosa-hai-fatto-per-tutto-questo-tempo-sono-andata-a-letto-presto/

Ho riaperto il blog della disoccupazione. Era il momento. Così non vi tedio qui.

(poi torno, promesso)

50 anni

Dieci anni fa esatti avevo scritto un post intitolato 40 anni.

Erano gli anni della madre di tutte le stragi, in quell’autunno caldo (sì, esistevano ancora le mezze stagioni, n quell’autunno caldo) del 69.

Quel post non esiste più perché non esiste più il blog su cui l’avevo scritto.

Ho pensato che avrei potuto riscriverlo, ricordo più o meno cosa avevo raccontato. Ma dopo 10 anni non avrebbe lo stesso sapore.

10 anni fa ero a Roma e avevo la mia personale biblioteca dedicata a Piazza Fontana e agli anni di piombo a disposizione. Ed ero fresca delle letture fatte per cercare di scrivere un soggetto difficile proprio su quegli anni.

In più ero lontana. Avevo bisogno di tenere viva la memoria su qualcosa che per la mia storia è stato importante anche se non ero più nella mia città. Perché da lontano Piazza Fontana sbiadisce, per qualcuno non ha rilevanza. Sembra una storia di tutti ma da lontano diventa una storia di chi sta tanto a sinistra. Solo sua.

E non tutti sono tanto a sinistra. Anzi.

Invece quando sei a Milano è una cosa condivisa. Perché è una storia milanese.

Una storia triste.

Ne abbiamo avuti tanti di episodi tristi, noi di Milano, in secoli di storia.

Questo però sembra un episodio di guerra in tempo di pace.

Non lo dico io, lo aveva detto la mia bisnonna Anna mai conosciuta quando anche a Roma arrivò l’eco della strage e papà era a Milano a lavorare da anni. Disse ‘a Milano c’è la guerra’.

Probabilmente preoccupata per il nipote preferito e lontano.

E in effetti era un po’ come se ci fosse la guerra, anzi, era come se fosse cominciata, perché i racconti degli anni successivi parlano di camionette della polizia in tutto il centro.

Ma questo a chi è venuto dopo e a chi non è stato a Milano in quegli anni sfugge.

Adesso che sono qui è più difficile dimenticare Piazza Fontana. Ci passo spesso, passo davanti alle lapidi dedicate a Pinelli, che ho sempre considerato la diciottesima vittima della strage anche se non è morto di bomba

Ecco, da ieri è ufficiale. Pinelli è la diciottesima vittima.

Lo ha detto il sindaco. Un sindaco che amo molto e che non avrei mai voluto votare. Invece l’ho votato e contro ogni previsione è diventato un sindaco come quello che avrei voluto.

Ci sono voluti 50 anni e un sindaco che tutto sembrava fuorché uno di sinistra. Però è un sindaco milanese, non dovrebbe sorprendere

Allora oggi Piazza Fontana è di tutta Italia, pure se qualcuno non la vuole o non gli interessa. Perché il giorno della ricorrenza si ricordano tutti della strage. Succede per qualunque cosa.

Da domani torna a essere roba che fa parte della storia di Milano e di una certa sinistra. Quelli che non hanno bisogno delle cerimonie ufficiali per sapere che dopo Piazza Fontana abbiamo smesso di essere adolescenti e siamo diventati adulti.

Chissà, forse è ora che mi vada a riprendere i miei libri e mi rimetta a lavorare al soggetto mai finito.

Riflessioni intorno a un hashtag (#ioleggoperché)

Come ogni anno siamo nella settimana di #ioleggoperché e come ogni anno chi legge e ama leggere ci tiene a dare le sue motivazioni.
Io sono qui che ci penso, e in effetti mi accorgo che le mie motivazioni non hanno niente di particolare.
So che ho imparato a leggere presto, e che da quando ho imparato ogni scusa è stata buona per cercare storie. Leggevo tutto quello che mi capitava davanti, facilitata probabilmente dalla presenza di libri e giornali in casa.

In effetti non ricordo di avere mai avuto bisogno di inviti a leggere, e come non ho avuto inviti non ho mai nemmeno sentito proibizioni.
Leggevo liberamente qualunque cosa. Anche notizie dei quotidiani che oggi forse non leggerei perché i quotidiani sono diventati rari nelle case.
Ma all’epoca non esisteva censura, non esistevano libri per grandi, ecco, sì, ci regalavano libri per ragazzi, generalmente classici, molti Peanuts (che io chiamavo peanuts così come è scritto perché l’inglese era ancora sconosciuto), manuali delle giovani marmotte e simili, ma in giro per casa trovavamo di tutto. A casa di zia io personalmente trovavo pure copie di Linus e soprattutto romanzi di Agatha Christie. Ma quelli li ho trovati un po’ più avanti. Quando avevo 9 anni, credo.

Ma non leggevo a caso solo tra le pareti domestiche. Pure a scuola durante le ore dedicate alla lettura silenziosa mi capitava spesso di finire prima e di cominciare ad annoiarmi. Così andavo alle pagine successive del libro di narrativa. Sceglievo storie che la maestra non ci aveva fatto leggere. Sul libro di narrativa ho scoperto chi era Ulisse. Anche se non ho mai letto l’Odissea per intero. Ma c’era la sua storia raccontata in prosa. Ovviamente non sapevo che fosse prosa, l’ho scoperto dopo. Però mi piaceva.

Ho letto le storie della Bibbia. Credo di avere imparato a memoria un libricino che raccontava l’antico testamento, quando andavo dai nonni.
Mi annoiavo e leggere era l’unica attività possibile per smettere di annoiarmi senza attirare troppo l’attenzione.

In effetti leggere permette di farsi i fatti propri senza dare nell’occhio. Lo facevo anche a scuola sotto il banco. In realtà questo ho cominciato a farlo alle superiori, quando non volevo assolutamente ascoltare le lezioni.
Ho letto il Gattopardo, nel mio unico anno di ginnasio, mentre la prof di più o meno tutte le materie parlava del Marchese di Roccaverdina. Che non ho mai letto. Però Demetrio Pianelli sì. Quello l’ho letto. Pure se lo aveva consigliato lei. Ed è stata l’unica insegnante che ho odiato sul serio. Ma leggevo alcuni dei libri che consigliava. Consigliò pure Il giro del mondo in 80 giorni. E io me lo lessi, perché essendo una gran cialtrona non avevo mai toccato Verne a parte quando leggemmo in classe l’edizione scolastica di Ventimila leghe sotto i mari, alle medie.

Sono stata sul serio una gran cialtrona nelle mie letture. Ho pochi classici alle spalle, tutti capitati per caso ma mai proposti con l’enfasi irritante di chi vuole spiegarti che esistono letture alte e letture frivole.
Ho continuato a leggere in modo disordinato. Ho scoperto scrittori che ho amato moltissimo senza sapere che erano scrittori osannati. Semplicemente mi piacevano le storie che raccontavano. Ho letto per caso Cent’anni di solitudine, solo perché l’ho trovato sulla scrivania di mio fratello. Non sapevo chi fosse l’autore, in realtà non me ne poteva fregare di meno. Ma ho ancora dei ricordi indelebili legati alla prima lettura (l’ho riletto anni dopo sapendo invece quel che stavo facendo. Confesso che non è stato bello come è stato leggerlo inconsapevolmente).

Ho letto libri di autori amati da amici lettori che dicevano ‘devi leggerlo’. A volte ho continuato a leggere quello che scrivevano e altre volte ho smesso.
Ho scoperto romanzi che erano piccoli cult anni dopo la loro uscita e dopo tutto il clamore.
Ho evitato romanzi di cui parlavano tutti salvo leggerli ad anni di distanza e scoprire che avevo perso tantissimo, ma senza dolermi troppo perché se li avessi letti quando li leggevano tutti forse non sarebbe stato il momento giusto. Ne sa qualcosa Harry Potter.

Ho letto e leggo ancora un sacco di romanzi che vengono venduti come per bambini o per ragazzi.
Per esempio Wonder è diventato uno dei libri che rileggo piangendoci sopra senza ritegno (insieme a Piccole Donne, Canto di Natale, I ragazzi della via Pal, L’amico ritrovato, il settimo volume di Harry Potter per parlare di quelli che mi commuovono pure se li so a memoria. Ce ne solo altri che amo rileggere ma non mi lasciano in uno stato di prostrazione. Tipo Momo).

In questo grande disordine di lettrice ci sono anche saggi, grandi ossessioni per momenti della storia italiana dell’ultimo secolo che ho alimentato attraverso letture scoperte per caso in libreria. Piazza Fontana e gli anni di piombo ne fanno sicuramente parte.

In questo grande disordine tra l’altro ho scoperto che a volte non voglio leggere. Fatico proprio a finire un romanzo, soprattutto negli ultimi anni. Eppure leggo. Articoli, post di amici o di persone che scrivono di cose che mi interessano, anche un certo numero di pagine di libri che mi interessano ma che non riesco a terminare perché succede sempre qualcosa che mi toglie tempo e voglia di leggere.

E in effetti non ho ancora capito perché io leggo.
Sicuramente non per motivi altisonanti. Non mi sento migliore o peggiore perché ho una libreria fornita e ho letto abbastanza, mai quanto avrei voluto ma spesso più di molta gente che incontro abitualmente.
Leggevo e leggo perché mi piaceva e mi piace, e quando sento che non mi piace ho imparato a fermarmi, ad abbandonare quello che non mi sta procurando piacere.

Leggendo ho imparato sicuramente un sacco di cose ma non è detto che non avrei imparato lo stesso se avessi avuto a disposizione altri mezzi. Ho imparato anche dai documentari, dalle serie televisive, dai racconti delle persone e dalle cose che mi è capitato di fare.

Ecco, forse una delle ragioni per cui non ho mai smesso di leggere è che la lettura è stato un momento di enorme libertà, sin da quando ero bambina.
Negli anni delle medie leggere mi permetteva di fuggire da una realtà che non mi piaceva per molte ragioni. Leggere e scrivere, in quel caso. Ma in un certo senso la lettura mi ha dato un rifugio. E mi ha dato delle storie e del personaggi che mi porto dietro ancora oggi.

Quindi a conti fatti credo di leggere, o non leggere, perché la lettura è sempre stato qualcosa che mi permetteva di essere libera.
Non so se sia una grande ragione. Non mi ero mai nemmeno posta il problema fino a oggi.
Ma è questo. Se la lettura non ti rende libero in qualche modo forse leggere è perfettamente inutile.

Sempre qui a parlare di #rondini? Certo. Vi lascio le FAQ

Io vi avevo avvertito, per un po’ ci toccherà subire i miei post sulla promozione di Per quest’anno le rondini non tornano.

Ma siamo a buon punto e mancano 40 giorni alla fine della campagna, portate pazienza.

Mancano 55 copie. Siete stati bravi

Eh? Non ho capito. Mi state dicendo che non lo avete ancora ordinato? Non avete capito come si fa? Non avete la carta di credito? Volete sapere cosa succede se arriviamo a 200 copie? E pure se non ci arriviamo?

Siete fortunati perché ho già una serie di risposte per voi.

Cominciamo?

1- Va bene, lo prenoto. Ma cosa succede se non arriviamo a 200 copie prenotate?

Succede che dal momento in cui abbiamo superato le 60 prenotazioni chiunque ha prenotato riceve il romanzo, anche se non avrà l’editing. Insomma avrete un’edizione limitata o in cartaceo o in formato ebook.

2-E cosa succede se si arriva a 200 copie?

Intanto ti offro da bere. Poi comincia tutto il percorso con la casa editrice che parte dall’editing per arrivare alla scelta della copertina e finalmente viene mandato anche nelle librerie. Cosa che succederà a maggio 2020, se le cose vanno come ci piacerebbe che andassero.

3-Vale anche se ordino l’ebook?

Vale. Anzi, mi tocca confessare che io stessa quando ho cercato un editore anni fa avrei voluto trovarne uno che pubblica solo in formato digitale. Qui accontentiamo tutti. Il cuggino nerd che vuole solo il formato digitale e la zia che invece se non è di carta non capisce come si girano le pagine. Poi vuoi mettere il profumo della carta?

4-Come faccio a prenotare?

Basta registrarsi sul sito, inserire i dati e pagare con carta di credito e con PayPal. Se non riesci mi mandi un messaggio che ti passo gli screenshot dei passaggi.

5-Io però non voglio pagare con carta on line perché non mi fido e non so cos’è PayPal.

Ti dò due opzioni. Mi firmi una ricevuta con i tuoi dati, mi paghi l’importo per il formato che scegli e te lo compro io creandoti un account sul sito di cui poi ti darò le credenziali.
Oppure chiedi a un amico che sa cos’è PayPal o non ha problemi a pagare on line con la carta di comprarlo creandoti un account e ve la vedete tra voi.

6-Ma devo aspettare davvero maggio 2020 per leggerlo?

No, ho messo la bozza integrale a disposizione per chi lo prenota. Così può leggerlo in anteprima e decide se gli piace o se vuole picchiarmi perché il romanzo gli fa schifo e dovrei darmi all’ippica.

7-La copertina resterà questa?

Spero proprio di no. Sto meditando sulla copertina da proporre in caso di superamento delle 200 copie prenotate. State tunnati.

Se avete altre domande potere lasciarle nei commenti.

Vi ricordo che per seguire l’andamento della campagna potete iscrivervi alla pagina facebook dedicata (che va bene abusare del blog ma non esageriamo)

Per quest’anno le rondini non tornano

Vi ricordo anche il link a cui potete prenotare su Bookabook

Adesso non avete più scuse.

Uso molto personale di Ufficio Reclami (sì, mi sentirete ancora parlare di #rondini)

Ero lì che scrivevo un post per la pagina del romanzo, perché un bel po’ di persone hanno mipiaciato su invito dei miei amici che stanno sponsorizzando il crowdfunding in tutti i modi, e la mia logorrea ha avuto la meglio (qualcuno ne dubitava, per caso?)

Così tedio un po’ voi lettori del blog e lascio il post qui sotto, a mo’di citazione. Intanto vi ricordo che il crowdfunding è quasi a metà e che abbiamo superato lo scoglio delle 100 copie prenotate. Non era facile con agosto di mezzo. Adesso vediamo di arrivare all’obbiettivo!

Vorrei dare il benvenuto a tutti quelli che non conosco e che hanno messo un like alla pagina del romanzo perché invitati da amici comuni.

Poiché non siete sul mio profilo personale da secoli e probabilmente non avete idea di cosa sia questo romanzo, vi faccio un breve (credeteci) riassunto.
Scrivo, da una vita. Ho cominciato prima di andare a scuola e non ho mai smesso. E ho questo brutto vizio di raccontare storie.
Parecchi anni fa ho cominciato a fare dei tentativi, volevo scrivere un romanzo. Che sembra facile #einvece.

Al secondo tentativo è uscito quello che io definisco sempre il mio personale Fermo e Lucia, la prima versione delle Rondini. (Lo chiamo le rondini perché il titolo è piuttosto alla Wertmuller, e mi piace, eh, è la prima cosa che è nata del mio romanzo, ma a scriverlo per intero mi si inceppano le falangi). Era la fine degli anni 90, i cellulari non erano diffusi, internet era ancora una roba per i nostri amici nerd, ci si chiamava dal fisso.

L’ho fatto leggere, piaceva già a qualcuno, ma era un romanzo in divenire. Due anni dopo l’ho un po’ rivisto. Era una versione un po’ più accettabile. Ho provato a mandarlo in giro per case editrici. All’epoca erano ancora pochi, i piccoli editori, così ho provato con i medi.
Cominciavo anche a frequentare scrittori. Uno di questi lo lesse e mi fece una serie di complimenti per due aspetti a cui ho sempre tenuto molto: l’amicizia e la morte. Gli piacevano i due temi in cui avevo messo la maggior cura.

Dalle case editrici sono arrivate risposte non standardizzate. C’era qualcosa ma non c’era ancora quel che serviva per un buon romanzo.
Io nel frattempo ho cominciato a pensare di voler scrivere nella vita e di farlo come sceneggiatrice (non so se chi lo ha sfogliato se ne sia accorto ma ho una propensione spiccata per i dialoghi).
Messa da parte la narrativa e il romanzo, mi sono dedicata al cinema. O almeno ci ho provato perché alla fine quel che si scrive tanto in Italia è la fiction televisiva.

Oh, l’ho fatto. Per un periodo breve ma intenso sono riuscita a scrivere i dialoghi di tre soap. Una era Centovetrine, e sebbene io ancora oggi ammetta di averla scritta con riluttanza ci sono le madri delle mie amiche che sono entusiaste di questa cosa. So’ soddisfazioni.
Con un po’ più di fiducia addosso ho ricominciato a fare girare il romanzo, non prima di averlo rivisto di nuovo.

Ha rischiato la pubblicazione due volte. La prima con un editore che per mia fortuna si è rivelato presto un peracottaro e tramite raccomandata mi ha svincolata da un contratto che gli avrebbe altrimenti ceduto i diritti.
La seconda invece con una realtà più seria, in cui ho vinto un concorso letterario che come premio prevedeva la pubblicazione.
Ecco, lì ho rinunciato io perché stavo attraversando un periodo di crisi personale molto forte.
Ho rimesso tutto via. In un cassetto.

Poi c’è stato lo Starbooks, il blog letterario che ho cominciato a gestire insieme a due amiche carissime. A un certo punto cominciammo a pubblicare racconti e romanzi in copyleft, e io decidi di lasciarlo a disposizione.
Ecco, lo scaricò un bel po’ di gente. Uno di questi è il mio editor, quello che leggendolo mi ha chiesto di toglierlo dalla rete perché secondo lui meritava di essere rivisto e di ricominciare a fare il giro degli editori.
Ci abbiamo lavorato per mesi ed è uscita la versione attuale, la bozza scaricabile a disposizione di tutti quelli che lo hanno prenotato.
La versione che io chiamo più matura.
Una volta concluso l’editing abbiamo ricominciato a mandarlo in giro.
E di nuovo. La materia c’era ma non era abbastanza.
Erano passati più di 15 anni dal Fermo e Lucia.
Forse avrei potuto continuare a mandarlo in giro per editori ma ero di nuovo in un periodo di crisi personale ancora più forte della precedente.
L’ho rimesso via.

Pensavo di averlo messo via per sempre.
Poi ho conosciuto Bookabook.
Ho partecipato a un loro crowdfunding. Ho visto un po’ come lavorano. Mi sono piaciuti.
Ci ho messo un anno per decidermi a mandarlo e un giorno ho deciso.
Ho riletto tutto e funzionava ancora. Anzi. Era come se il romanzo fosse stato scritto da un’altra persona. Sono rimasta stupita io stessa pur conoscendolo a memoria.
Così ho scritto la sinossi. Che pure lì. Sembra facile #einvece.
È venuta anche abbastanza bene, per averci messo solo 22 anni a scriverla (non lo avevo mai fatto prima).

Ho mandato il tutto e una settimana dopo mi hanno scritto che ero stata selezionata per il crowdfunding.
Quindi sono cominciati i 120 giorni di tempo per riuscire a raggiungere le 200 copie.
Siamo a poco più di metà dei giorni. Abbiamo superato le 100 copie prenotate.

Adesso c’è dell’altro lavoro da fare, ma per il momento posso dire che stiamo andando bene.
Grazie soprattutto a chi mi conosce e ci ha creduto perché si fida e a chi non mi conosce ma ha deciso che gli ispiravo fiducia.
Ecco, in questa pagina sentirete parlare del romanzo e di un sacco di cose che gli girano intorno.
Soprattutto vedrete i piccoli risultati che sta ottenendo la campagna.

Spero di non annoiarvi troppo.
Intanto ne approfitto e lascio il link per le prenotazioni qui sotto.
(è pur sempre un crowdfunding)

Per quest’anno le rondini non tornano

Agosto è (stato) un mese difficile

Succede. A me succede ciclicamente, anche nei momenti più impensati in cui sembra che le cose stiano finalmente ingranando.

È stato un anno complicato, preceduto da un anno in cui ho dovuto cercare di nuovo una psicologa (e ho fatto bene) e rimettere insieme pezzi.

È stato l’anno in cui pur non avendo ancora trovato un po’ di stabilità non ho mai smesso di lavorare un giorno, se si escludono quelli di riposo e qualche festa, perché è vero che sono rimasta senza il mio lavoro piú remunerativo ma avevo sempre l’altro, quello che continua a piacermi un sacco e che cerco di tenermi più che posso, la tata. Pure se non mi permette di essere così autonoma da non aver bisogno di un altro lavoro.

È stato anche l’anno in cui non mi sono mai dovuta preoccupare per la mia situazione economica, neppure ora che ho un affitto da pagare sono preoccupata perché ho dei paracadute e sono giunta alla conclusione che se mi troverò con l’acqua alla gola svincolerò parte del mio fondo che giace in posta.

Ora sto lavorando, ho sicuramente un contratto fino a ottobre, a settembre ricomincio a tenere i bambini, a luglio mi sono divisa tra due lavori, arrivando stanca la sera ma in fondo contenta di essere stanca.

È stato un anno di cambiamenti continui, alcuni obbligati e non graditi e altri necessari, che mi hanno dato un po’ di tranquillità. È stato anche l’anno in cui ho perlomeno deciso che devo rimettermi a scrivere e ho avuto la certezza che se non ho una famiglia particolarmente affettuosa sono in ogni caso circondata di amici che hanno molta fiducia in me e soprattutto mi vogliono bene.

È stato un anno in cui non mi sono mai fermata e a fine luglio è arrivato agosto.

Ad agosto è successo qualcosa.

Anzitutto ho capito di essere stanca. Probabilmente il colpo di grazia mi è arrivato dalla sveglia alle 5 per poter arrivare al lavoro per il turno delle 8 (casa nuova distante, parte opposta della città, mezzi con orari estivi e ansia terribile di arrivare in ritardo che mi accompagna da una vita. Ho perso inutilmente delle mezz’ore di sonno mattutine che nessuno mi darà mai indietro).

A inizio agosto ho cominciato a piangere a intermittenza. In preda a un’ansia che non ricordavo da tanto tempo. Ho avuto un sacco di tempo per pensare e il tempo per pensare troppo a volte fa male perché ti porta a galla cose che pensavi di avere superato.

Invece erano lì che stavano aspettando il momento in cui saresti stata più vulnerabile, anche per colpa del caldo atroce e dell’impossibilità di staccare e andare via per qualche giorno.

In più agosto è stato il mese in cui giustamente gli amici erano via. Ho sentito parecchio la solitudine e se c’è qualcosa che riesce ad amplificare perfettamente il senso di disagio è la solitudine.

Dice. Lavoravi. Sì. E in effetti è stato il problema, lavorare. Tra un mese arriverà lo stipendio e sarò contenta di aver lavorato, ma la mia precarietà mi aveva fatta settare sull’idea che avrei potuto cercare di staccare per qualche giorno, andando via. O che mi sarei potuta dedicare alle cose che mi piacciono, come girare per musei.

Che poi ho visto qualcosa. Non sono stata completamente chiusa in casa. Ho approfittato dei momenti in cui ero serena e non stavo morendo di caldo per fare cose. Ci sono le prove su Instagram e non le posso nascondere. Ho pure finito due sciarpe di cotone.

Ma ci sono stati enormi buchi neri in cui finivo a pensare che ho una vita di merda e cominciavo a piangere, facendo molta fatica a recuperare un po’ di lucidità.

Il peggio è stato tra sabato e domenica. Io che sto cercando di non dormire a casa dei miei perché non ce la faccio proprio il pomeriggio di domenica ero così abbattuta che pur di non dover tornare a casa da sola ho chiesto se fosse un problema restare lì. Non lo era se non nella mia testa perché la mia stanza c’è ed è già capitato che abbia dormito dai miei quando facevo tardi e dovevo svegliarmi presto. Ma domenica è stato un enorme problema anche questo.

Poi non so cosa è successo.

È cominciata la settimana dopo ferragosto, ho visto gente, ho fatto cose, si è abbassata la temperatura, soprattutto ho raccontato a qualcuno quello che stava succedendo.

Sono tre giorni che non mi sento più così vulnerabile nonostante sia ancora stanca. Ho smesso di pensare che ho una vita di merda. So per certo di avere degli amici che continuano a stimarmi e una vuole portarmi addirittura a Barcellona (vi direi che ve la presto, purtroppo sta a Dubai. Purtroppo soprattutto per me).

Ho deciso che mi devo rimettere a scrivere il mio secondo romanzo e mi sto cercando un pungolo che mi rompa le balle.

Forse ha contribuito a migliorarmi l’umore il fatto che coso non sia più ministro degli interni, perché sono cose che migliorano l’umore e tanto.

So che ci saranno di nuovo momenti del genere, perché ormai devo prendere atto che a volte mi tocca spegnermi per riaccendermi.

Forse avevo molto bisogno di tutti o pianti improvvisi che non riuscivo a comprendere.

Ma una cosa è certa.

Il prossimo anno non voglio essere in città la settimana di ferragosto. Voglio essere altrove. E i giorni prima voglio avere una vacanza da aspettare.

Quindi se qualcuno ha una casa per ospitarmi o ha una vacanza da propormi si faccia avanti.

Stai sempre a parlare di #rondini. Ora pure la pagina? Ebbene sì.

Avevo avvertito, credo, che per un po’ sarei stata monotematica. Non sempre, ma un po’.

Quindi ora che il romanzo è a un buon punto, non ottimo ma buono (siamo al 44%, siamo pure in agosto e non mi aspetto che tutti i miei 23 lettori che abbiamo scoperto essere di più, ma a me piace citare Manzoni lo stesso, siano in linea mentre stanno facendo il bagno al mare), ne approfitto per aprire la pagina.

Che poi l’ho appena aperta, devo usare il passato.

Insomma, c’è un altro posto dove potrei decidere di impestarvi un po’ con questioni che riguardano il romanzo, il come mi è venuto in mente di scriverlo, il come fare per aiutarmi a pubblicarlo, il conto alla rovescia, le percentuali…

La trovate, ovviamente, su facebook.

Esattamente qui: https://www.facebook.com/perquestannolerondininontornano/

Ovviamente c’è pure il link per prenotare il romanzo.

La potete riconoscere perché come copertina ho scelto la foto della campagna. Non sarà la copertina del romanzo, eh. Spero di riuscire a scattarne una più adatta, se mai riusciremo a sfondare le 200 copie.

Ma per ora vi tenete quella.

Ci vediamo sulla pagina. E anche qui, se capita.

Buone vacanze a chi ci va.

(si ringrazia Alex Knight per l’immagine. La trovate qui)