Uso privato di Ufficio Reclami

Con tutto questo casino del nuovo governo e delle uscite a cazzo dei nostri rappresentanti ho tralasciato le buone maniere.

Rimedio ora.

Cari ventitré lettori, non ci sentiamo da un po’. Voi come state? Avete fatto un sacco di belle cose in questi mesi? Se sì sono contenta. Se no, venite che vi offro un caffè e ne parliamo.

Io ho passato un po’ di tempo a capire se dovevo grattarmi l’orologio o caricarmi il culo. C’erano un po’ di questioni lasciate da parte per troppo tempo e ho cominciato a lavorarci sopra.

Ho una brava analista che mi aiuta in questa cosa, quindi state pure tranquilli, non dovrete pensarci voi.

Però mi sono accorta che dopo un pario di anni di assestamento dovevo prendere le distanze dalla mia vita a Roma e cominciare a pensare ‘ehi, hai 43 anni, che volemo fa’?”

Ecco, diciamo che questa cosa di prendere le distanze sto ancora lavorando un po’. Però sul ‘che volemo fa’?’ mi sto impegnando.

Il punto è che mentre io andavo in crisi ci andava pure il mio posto di lavoro di sicurezza, che probabilmente a fine anno chiuderà e non ci potrò più contare. Diciamo anche che pure se potessi contarci è un lavoro troppo instabile perché possa basarci il resto dei miei anni.

Quindi in questi mesi sono stata un po’ in un limbo in cui non avevo molte prospettive di futuro. Ero anche ferma a tre anni fa quando  appena tornata a Milano ho mandato curriculum e fatto colloqui senza che ci fossero risultati concreti.

Ora. Quando sei disoccupata o precaria ti ripetono che bisogna continuare a cercare lavoro, che bisogna insistere. Che bisogna darsi da fare. Il problema come al solito è che quando passano i mesi e non sai perché i colloqui che fai non sono andati bene ti scoraggi e ti ancori a quello che hai. Pure se quello che hai non basta. L’uomo è un animale estremamente adattabile. Se c’è una situazione pessima ma che è l’unica situazione in cui può stare, riesce a sopravviverci. Con molte difficoltà psichiche, questo sì. Però le mette da parte perché quello che conta è la sopravvivenza.

I fattori esterni spesso non aiutano. Anzi. Diciamo che adatttarsi è un’arma a doppio taglio. Se ti permette da un lato di non cercare soluzioni drastiche, dall’altro ti convince che in fondo quello che sai fare non ha molta utilità. Quindi smetti di farlo, perché non ha uno scopo.

Succede che ti annulli, un po’.

In effetti mi stavo un po’ annullando. Un giorno ero dalla mia analista che le dicevo ‘mi sembra di sapere un sacco di cose che non servono a nessuno Cosa me ne faccio?’

Ecco, a questa domanda specifica non ho ancora risposto, Però in questi mesi ho preso una pausa dal mio volontariato con il Touring, perché c’è stato un momento in cui ho temuto di ammazzare qualcuno durante il mio turno. Ho cominciato a concentrarmi molto su quelle che sono le cose da sistemare nella mia vita. Ho fatto un po’ pace con il rimpianto di non avere avuto figli, ma anche questa è una cosa su cui sto lavorando. D’altra parte sono sempre in mezzo a bambini, non è mica facile.

E quando ho cominciato a pensare seriamente di mandare curricula in giro c’è stata un’amica che mi ha chiesto di inviarle il mio, per un lavoro che forse sarei stata in grado di fare e forse no, ma era qualcosa di completamente diverso da quello che avevo fatto finora,

È stato bello. C’era qualcuno che voleva il mio CV, di nuovo, e che mi ha fatto fare un colloquio per un posto interessante.

Ecco, un’altra cosa che ti succede quando sei disoccupato da tanto tempo e hai fatto un sacco di lavori ma in prevalenza sul tuo CV risulta ‘operatrice call center’ è che se tu chiama qualcuno lo fa solo in virtù della tua esperienza nel call center. Non interessa a nessuno sapere che hai fatto un sacco di cose, che sei in grado di impararne altre, che da sola ti gestisci un blog, che ti incaponisci a cercare il modo di risolvere un problema che ti si presenta davanti e a volte trovi pure la soluzione da sola, e tutte quelle cose che nei cv non si leggono in modo chiaro ma che a leggerli meglio dovrebbero dare l’idea ci cosa una persona è stata in grado di fare nella vita. Voglio dire, cambiare tanti lavori e avere una serie di interessi che mettono il cervello in funzione non è una cosa da poco o da sottovalutare.

Quindi io sono stata contenta di fare quel colloquio. Perché era quello che mi ci voleva in quel preciso momento.

Ovviamente non l’ho superato. Almeno, non credo di essere stata la persona adatta, Ma dopo quel colloquio mi è tornata la voglia di mandare curricula.

Anche alle agenzie di somministrazione. E appena ne ho mandato uno mi hanno chiamata. Per un lavoro in call center, ovvio. Ma stavolta per un lavoro che ho pensato ‘ecco, questo mi interessa. Chiedono anche l’inglese e ho molta voglia di usare quello che ho studiato per anni’.

Ecco, per questo lavoro mi hanno invece chiamata. E ieri ho cominciato la formazione.

Quindi ritorno a fare assistenza clienti, appena firmerò il nuovo contratto.

Confesso che mi sono sorpresa quando mi hanno confermato l’esito positivo del colloquio, perché non me lo aspettavo. Ma dopo cinque giorni posso dire che sono soddisfatta. Erano anni che non superavo un colloquio, soprattutto per un lavoro cercato da me a Milano. È stata una boccata di aria fresca.

Vi farò sapere se sono contenta o meno, per ora posso dire che è un lavoro in una parte di Milano che non ho mai esplorato prima. Anzi, è proprio al confine. La sede è a Corsico.

Chissà, magari ripristino la rubrica Vita da call center,

Per ora è tutto.

Buona domenica.

 

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#youhatewedonate o di quando le persone civili non hanno bisogno di suggerimenti

Allora ieri il nostro Vicepresidente del Consiglio, o meglio uno dei nostri due Vicepresidenti del Consiglio (vabbé, l’altro ormai si è avocato qualunque ministero, gioca in un altro campionato) ci ha reso noto che il buon Toninelli sta indagando su una nave di una ONG e su una nave che batte bandiera olandese perché non risulta all’Olanda di avere la nave Lifeline nella sua flotta.

A parte che se è una ONG mi pare pure logico che non sia nella flotta olandese, a parte poi che io me lo vedo Toninelli con la lente di ingrandimento e il cappello da scherlock che va in giro come Johnny Bassotto (chiedo scusa a Bruno Lauzi, Johnny Bassotto era un gran segugio in confronto ma credo renda l’idea della seiretà della cosa).

Ho letto un sacco  di post indignati con Di Maio e poi mi sono imbattuta in Silvia.

Silvia le mani se le sporca sul posto, sono anni che va direttamente nei paesi dove c’è bisogno e racconta cosa succede. Sono anche anni che dall’Italia ogni tanto chiede aiuti per la gente che da quei paesi arriva.

Silvia invece di indignarsi ha fatto la cosa più utile. Ha cercato un modo per donare a Lifeline e lo ha trovato. La potenza dell’internet, signora mia.

E dalla Lifeline è arrivato un ribgraziamento:

Allora, siccome è meglio ricevere ringraziamenti, pure in tedesco o olandese che sia, invece di farvi il fegato grosso a inveire contro Di Maio, Toninelli, e chi vi pare andate su questa pagina e fate una donazione.

#youhatewedonate o di quando si incazza la gente che lavora in un porto (e dona) e altre amenità

Quando vi dicono che la gente che si incontra sull’internet non è mai gente di cui ci si può fidare siete autorizzati a guardare la persona che lo dice come se venisse da Marte.

Frequento social da anni, ormai, e dopo un po’ si capisce chi è una persona gradevole,, con chi si hanno affinità e chi sono quelli che vanno tranquillamente lasciati a pascolare come le pecore nei parchi di Roma (per chi non lo sapesse, è il nuovo modo ecologico di tosare l’erba pensato dal M5S. Non ho più mani per il facepalm e quindi non ne parlo).

Tra questi c’è gente che fa qualunque tipo di lavoro, in qualunque luogo. Anche nei porti.

Ed è un portuale che si è incazzato così tanto da voler fare una donazione, sempre a SOS Mediterraée, dopo che Salvini e Toninelli hanno deciso la chiusura dei porti.

Siccome non ha molta dimestichezza con Facebook penso io a ringraziarlo e ad amplificare la donazione, e pure il suo pensiero, che merita:

Lavoro con marittimi tutti i giorni, gente che sul mare ci passa la vita. Gente che a volte la rischia, la propria vita, per prestare soccorso ad altri sfortunati vittime del brutto tempo, di navi vecchie, di imperizia o semplice sfortuna. Vedere un mangiamerda che fa il bullo, gettando nel cesso il lavoro di migliaia di uomini e donne (a partire da quelli che lavorano nella Capitaneria di Porto) e mettendo a repentaglio la pelle di centinaia di persone mi rende davvero furibondo.

 

Questa è la ricevuta della sua donazione:

L’amico immaginario dell’internet è noto come Misterpinna, e a lui vanno i ringraziamenti di tutti quelli a cui Salvini e Toninelli sono stati sullo stomaco.

Io personalmente ne approfitto anche per ringraziare la mia amica Silvia, che ha raccolto il suggerimento di non restituirmi una cifra infima che mi doveva e farla avere direttamente a qualcuna delle associazioni segnalate. Lo ha fatto e ha aggiunto qualcosa di suo, così Baobab Experience si trova un’altra donazione.

Colgo anche l’occasione per ringraziare tutti quelli che hanno donato, stanno donando e doneranno, perché sono tempi difficili e ci aspettano tempi ancora peggiori, ma è bello sapere che non siamo soli in questa lotta contro i Titani.

Nel frattempo andate a leggere il nuovo post sul sito You hate we donate. Si parla di capolarato. 

A proposito. Ci sono aggiurnamenti sui post del blog in cui potete trovare altre associazioni a cui donare. Quindi ogni tanto rileggete e ricondividete. Non fa mai male.

#youhatewedonate o di quando l’unica cosa che puoi contro Salvini è finanziare chi si occupa degli sbarchi

La settimana scorsa è stato il momento dell’euforia perché, ehi, stiamo facendo qualcosa contro quelli che odiano.

Ieri, domenica, settimo giorno per i cristiani, quelli della Bibbia su cui il Ministro degli Interni ha giurato durante la sua campagna elettorale, è stato il momento del risveglio brusco.

Che poi in realtà non ci credi davvero, pensi che sia sul serio una mossa da campagna elettorale, perché nessuno potrebbe davvero lasciare una nave in mezzo al Mediterraneo (sì, va bene, Malta. Gli accordi li abbiamo presi noi, mica Malta. Ma è dai tempi della Triplice Alleanza che gli accordi internazionali in questo Paese vengono disattesi, chiedete a Cecco Peppe e al Kaiser, se non ci credete).

E invece no. Quello che giura sulle bibbie e che vuole difendere i valori cristiani fondamento dell’Europa (!) proprio di domenica dopo la messa, o magari senza nemmeno andarci, prende e chiude i porti. Insieme a Toninelli, eh, mica da solo. Ma la cacciata dei migranti è una roba della campagna elettorale della Lega.

Allora ieri è stato il giorno dello stordimento. Del ‘mi vergogno di essere italiana’.

Oggi no. Oggi mi sono ricordata che io questa gente non solo non l’ho mai votata e non l’ho mai voluta al governo, ma pure se è poco, qualcosa posso farlo. Posso mandare un po’ del mio stipendio, non troppo ma qualcosa sì, a chi dei migranti che arrivano sulle navi si occupa tutti i giorni, perché loro fanno quel che io non posso e non so fare.

Oggi ho fatto partire un bonifico, sempre di 10 euro, scusate, di più non ce la faccio, a SOS MEDITERRANEE

Stavolta però non me lo tengo sul blog. Lo spammo anche a Salvini e lo mando all’indirizzo mail della segreteria del Ministero degli Interni (caposegreteria.ministro@interno.it).

Perché questa storia che la maggioranza degli italiani non vogliono i migranti mi ha stufata.

Io sono italiana e io mi rifiuto di passare pure agli occhi del Ministro per una che è tanto contenta di lasciare 629 persone, tra cui più di 100 minori non accompagnati, in acque internazionali. Molto prima di essere migranti sono esseri umani. E potevo esserci io al loro posto. Perché quando nasci da questa parte del mondo non sei più bravo o più bello. Sei solo uno che ha avuto più culo.

#youhatewedonate o di quando anche i miei commentatori diventano un motivo per donare

Sono passati solo quattro giorni dall’inizio della campagna e ne sta già parlando un sacco di gente. Basta andare sul profilo twitter di You hate we donate per vedere le condivisioni, i link agli articoli, le donazioni fatte da tantissima gente che ha preso a cuore l’iniziativa.

Come sempre avviene quando si fa qualcosa di buono, capita anche l’hater anonimo. In questo caso su G+.

Dice: perché usi ancora G+? Perché sì. E perché se non lo usassi non saprei che ci sono anche vigliacchetti anonimi che vomitano odio sotto post in cui si parla di una iniziativa che tutto sommato a loro non dovrebbe dare il minimo fastidio.

Qui sotto potete leggere anche voi il simpatico messaggio (a cui ho ovviamente risposto. In modo educato (stranamente):

Allora, mi sarebbe piaciuto fare una donazione per ogni puntino di sospensione inutile nel suo commento, ma sto ancora aspettando lo stipendio. Così ho cercato nel blog  sul sito nuovissimo e bellissimo (e se non ci entrate a leggere tutti i post il gatto vi rosicchia il modem) un’associazione a cui donare 10 euro che potesse fare tracimare la bile del mio hater.

Insomma, ho deciso che quando mi arriveranno messaggi di odio farò una donazione esattamente come la farei se l’odio arrivasse dalle parole dei nostri rappresentanti. Immagino che prima della fine dell’anno mi troverò povera e a questo proposito magari poi vi chiedo se avete un lavoro da darmi MA NON È QUESTO IL MOMENTO.

Dicevo che ho scelto di dare la mia donazione a Baobab Experience, perché quelli di Baobab negli ultimi anni sono stati lasciati soli dall’amministrazione comunale di Roma, e di sicuro gli servono aiuti di altro genere.

Qui c’è la ricevuta della donazione:

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Ne approfitto per dire a quelli a cui ho prestato soldi che ancora non me li hanno restituiti di fare un versamento per la campagna, così facciamo qualcosa di utile (non vado mai oltre i 25 euro, non ci divento comunque ricca e se sono sopravvissuta fino a ora senza vuol dire che non ne avevo bisogno urgente altrimenti li avrei chiesti indietro).

Ringrazio Coraggio Vita, il mio hater coraggiosissimo che si è firmato con nome e cognome, per avermi permesso di fare una donazione a qualcuno che per lui evidentemente non dovrebbe nemmeno campare.

Continua così!

You hate we donate (ovvero di come si trasforma il letame in fiori)

UPDATE

Siccome le mie amiche immaginarie di notte non dormono ma fanno siti, ieri sera mentre io dormivo e nato il sito di We gate You donate. Dicono che tumblr stava già stretto.

Quindi se volete donare o sapere cosa fare o condividere adesso andate sul sito:

http://www.youhatewedonate.it/

 

Tutto comincia con Fontana.

Sì, quello di cui parlavo l’altro giorno, quello a cui non piacciono le famiglie gay. e che mi ha mandata in bestia.

Ecco, per fortuna i miei amici e le mie amiche immaginarie dell’internet vanno meno in puzza di me, o se vanno in puzza diventano reattivi. E invece di reclamare e basta si fanno venire delle idee

Allora, siccome diceva De André che dai diamanti non nasce niente e dal letame nascono i fior, i miei amici immaginari dell’internet hanno deciso di trasformare qualunque badilata di letame che arriverà da un qualunque esponente dell’attuale governo in fiori.

A ogni uscita discriminatoria, razzista, xenofoba, omofoba, si risponde con una donazione a una qualunque associazione che si occupa esattamente di chi è stato insultato dall’esponente del governo di turno.

Può farlo chiunque, partecipare è facilissimo.

Intanto andate sul tumblr You hate we donate.

Qui potete cominciare a farvi una cultura sull’idea partorita da gente che si è stufata dell’indignazione da tastiera (l’idea è stata presa in prestito da una mossa geniale di una ragazza che all’uscita di Fontana sulle famiglie gay ha deciso di fare una donazione a nome di Fontana ad Arcigay. e l’ha pubblicizzata su Twitter).

Se ci fosse qualche dubbio sulla modalità di azione vi mando alle info sul tumblr

Per i più gnucchi copincollo qui i passi da compiere,:

Come funziona?

Facile. In 3 passi.

1. Scegliete. Per ogni dichiarazione offensiva vi segnaliamo 3 associazioni dedicate. Sceglietene una o anche tutte.

2. Donate. Ricordatevi di inserire la dicitura campagnayouhatewedonate nelle note di pagamento.

3. Comunicate. Nell’apposita sezione “Ma dicci di più” potete comunicare la vostra donazione (a chi e quanti soldi anche con uno screenshot senza i dati sensibili. Non vi preoccupate basta anche una cifra simbolica). E poi comunicate al mondo la vostra adesione con l’hashtag #youhatewedonate o #voiodiatenoidoniamo

Non è un obbligo, eh. È un’idea per cominciare a smettere di farsi venire il fegato marcio a ogni uscita di Salvini & c.

Non dimenticate di ringraziare ogni volta l’esponente del governo che vi consentirà di fare una donazione a qualcuno che potenzialmente gli sta sugli zebedei.

E soprattutto divulgate.  Tramite facebook, Twitter, tumblr, il vostro blog se ne avete uno, Perché più siamo più trasformiamo l’odio con cui ci investiranno nei prossimi tempi in donazioni.

You hate we donate su tumblr: https://youhatewedonate.tumblr.com/

Su facebook: https://www.facebook.com/youhatewedonate/

Su twitter: https://twitter.com/youhatewedonate

 

 

 

 

 

Questo blog ha molti amici gay e nessun ma

I miei 23 lettori lo sanno. Questo blog ha parlato spesso di antiomofobia, di unioni civili, di amiche che si sono sposate all’estero perché non potevano ancora farlo in Italia, di manifestazioni con i Sentinelli di Milano.

Questo blog, dopo la legge Cirinnà, non avrebbe mai pensato di trovarsi di nuovo nella condizione di dover rimettersi a discutere di un diritto dato per acquisito. Pensava di dover cominciare  a lavorare per ampliarlo perché mancava ancora la stepchild, ma insomma, stavamo quasi a un passo dalla civiltà, bisognava perfezionarla.

Invece no. Perché adesso che c’è il governo del cambiamento c’è un nuovo ministero, Delle famiglie e dei disabili, E un nuovo ministro. Il ministro Fontana.

Che si nasconde dietro il suo cattolicesimo per dichiarare roba oscena.

Sulle donne e sul diritto ad abortire e sulle famiglie, per ora.

Ci sarà tempo, purtroppo, per tornare alla questione 194. Questo blog ci tornerà.

Ma l’altro ieri si sono uniti civilmente due amici che della legge Cirinnà hanno potuto avvalersi. Ancora.

Ora passo alla prima persona, perché lo sappiamo che questo blog parla per me.

Ero in piazza a chiedere che fosse garantito alle coppie LGBT di essere famiglia come lo sono le coppie etero. Ero in piazza perché pure io, come il ministro Fontana, ho tanti amici gay.

E gli amici di solito chiedono il meglio per le persone che gli stanno intorno e non vorrebbero vedere sommerse di guano.

Quindi se il meglio per loro è essere una famiglia gli amici vanno in piazza  e chiedono che il diritto a sposarsi venga esteso. Se hanno figli, magari avuti da un matrimonio etero, magari voluti fortemente con il compagno o la compagna anche tramite GPA all’estero, chiedono la stepchild.

Non solo. Gli amici che hanno pure una coscienza civica si rendono conto che quello che è un diritto non può essere negato. Neppure a coppie LGBT che a loro stanno sugli zebedei perché sono formate da persone insopportabili con cui non dividerebbero nemmeno una gomma da masticare.

Quelli che hanno tanti amici gay sanno benissimo che non sono possibili MA legati all’omosessualità. Il che non significa andare sempre d’accordo con i loro amici gay. Ma nemmeno con i propri amici etero si va sempre d’accordo.

Succede nelle relazioni tra esseri umani. Tu dici bianco e la tua amica di infanzia dice nero. E litigate. E questo non ha niente a che vedere con il fatto che la tua amica di infanzia a un certo punto ha scoperto che le piacciono le donne. Ha a che fare con il fatto che ogni tanto tu e la tua amica di infanzia vi scannate per le stronzate.

Per questo è intollerabile che un ministro delle famiglie si pronunci contro le famiglie LGBT esordendo con ‘Ho tanti amici gay ma’.

Perché se hai un amico gay non puoi essere omofobo. E qualunque cosa vi possano avere raccontato, non ammettere che una coppia gay possa essere una famiglia come una coppia etero è esattamente omofobia.

È come dire che gli amici gay ti piacciono finché non sono troppo gay. Ossia finché non si mettono in testa di volere gli stessi diritti di chi è etero.

È come dire ‘mi sei amico finché sei in una posizione di minor diritto. Poi basta. Perché mica puoi esagerare, già ti consento di telefonarmi senza vergognarmi di te. Mica vorrai davvero che approvi pubblicamente il tuo amore’.

Poi lo so, eh, che la cosa grave è un ministro delle famiglie che nega in barba alla legge attuale l’esistenza di un tipo di famiglia che a lui non piace.

Ma a me la cosa che manda più in bestia, come sempre, è quel tentativo di non dichiararsi l’omofobo che è. ‘Ho tanti amici gay ma non devono esagerare’.

Perché è ipocrita, è fintamente tollerante, è una roba che mi manda ai matti. Voglio dire, che amico sei se sei amico col ma?

Se hai amici gay, hai amici gay e nessun ma.