In manifestazione c’ero anch’io

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In manifestazione c’ero anch’io e c’ero con la pinguina di Giuliana Maria Dea. Non ci credete? Ecco la prova nelle foto qui sotto. Sì, quello è il mio nome, quella sono io, sono con la pinguina di Giuliana. E sono felice ed emozionata.

Faccio parte di un piccolo gruppo di donne che senza nessuna formalizzazione si sono ritrovate a discutere intorno a questa manifestazione. Quello che mi ha attirata, in primis, è stata la volontà di portare avanti un discorso contro il femminicidio, contro la violenza di genere insieme ai maschi. Infatti ci sono anche uomini nel gruppo e c’è anche mio marito (da ora in poi Marito). Con loro tutte mi sono confidata e con loro ho condiviso considerazioni e perplessità. Anche durezze e divergenze. E alla fine mi piacciono, spigoli compresi.

Sabato non ci potevo essere e come me altre. A un certo punto la proposta di Carola: portarci lo…

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Cartoline dalla manifestazione contro la violenza sulle donne

 

(Questo post va in onda in forma ridotta per venire incontro alle esigenze di chi è stuf* di leggere NO nelle bacheche su facebook per via della campagna referendaria entrata nell’ultima settimana. Per par condicio ci metto pure un SI, e pure un FORSE, un POTREBBE, un PURTUTTAVIA e un MAGARA, per cui ringrazio Carletto Mazzone)

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I Reclami Inutili – Quella che non ci piace Gazebo

Che poi, voglio dire, è un sacrosanto diritto dello spettatore pagante, eh. Vedi Gazebo, pensi che Zoro sia un cretino (non io, eh, la Reclamante Inutile qui sotto, io penso che Zoro sia un genio e che dovrebbero minimo insignirlo di un Nobel per la letteratura che non andrà a ritirare perché dovrà partecipare a una fondamentale riunione del PD dove dovranno decidere a chi intitolare la sezione di Via La Spezia), te ne lamenti.

Magari mandi una mail di reclamo alla Rai. Senonché invece di mandarla alla Rai la mandi a me.

E a questo punto sì, che qualcosa non va. Perché se non sei nemmeno capace di trovare un indirizzo corretto per inviare una mail di reclamo a Mamma Rai, mi sorgono anche dei dubbi sulla tua effettiva capacità di capire il programma televisivo che hai davanti. Ergo forse il problema non è che Gazebo fa schifo, ma che tu non capisci una beneamata.

So che ci tenete tantissimo a leggere la mail, quindi ve la cadauno qui sotto (chissà se la spettatrice incavolata disprezzava pure Rocco Smitherson reggista de’ paura o se sarebbe capace di apprezzare la citazione):

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Comunque sono contenta di sapere che la spettatrice è una tra i fortunati incrementatori di PIL del Paese che siccome lavora e paga pretende vuole anche evitare di cambiare canale e di trovarsi davanti Gazebo che è un programma vergognoso. Cosa possiamo fare per aiutare questa spettatrice?

Ah, sì. Signora, se non le piace cambi canale. Sono sicura che Zoro e Makkox (quella specie di vignettista!!??) riusciranno a sopravvivere al dolore.

Per il resto, per fortuna non è lei a decidere i palinsesti Rai o la nostra vita già grama quando accendiamo il televisore diventerebbe grama e pure senza Gazebo. Che è l’apoteosi del #maiunagioia.

Allora. Il 26 novembre c’è una manifestazione di donne.*

*NUOVO AGGIORNAMENTO

La posizione ufficiale sarà questa

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Qualcuno lo dica alla giornalista femminista così prima che ci rimanga male a trovarsi in mezzo a tanti uomini brutti e cattivi.

*AGGIORNAMENTO

Ho trovato la conferma di quanto paventato nel post sotto. È bastato andare sul profilo facebook di una giornalista italiana nota per le sue posizioni marcate contro la GPA (e contro Nichi Vendola e il suo compagno in modo particolare) per trovare un riscontro delle voci.

Qui c’è qualche screenshot dei suoi post più ‘inclusivi’ dedicati alla manifestazione delle donne:

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Qui invece trovate un magnifico articolo della suddetta dove ho lasciato un ricordino tra i commenti. Perché francamente, l’unica risposta a una persona che dice ‘partecipo a condizione che gli uomini non ci siano’, a casa mia è ‘puoi anche stare a casa’.

 

A Roma.

Io ho già una stanza per alloggiare che andare in manifestazione a Roma implica la necessità di dormire in loco. Perché non ho più l’età per fare delle ammazzate in giornata.

E quindi sono pronta. Da un mese.

Ma.

In questi giorni sento cose strane. È una manifestazione di donne, sì. Ma le manifestazioni per me sono inclusive. A meno che tu non sia fascio, per dire, ché i fasci non ci devono essere in questo paese, e non è che devo dirlo io, dovrebbe essere nel DNA di tutti, le manifestazioni sono aperte a chiunque.

Ragazze, bambine, vecchie, madri, nonne, lesbiche, trans. Gay. Uomini etero.

Se non ci sono tutt* quell* che si sono rott* di vivere in una società che prende e se ne sbatte di quella che si chiama autodeterminazione delle donne, delle ingerenze sulle scelte per la propria esistenza, delle discriminazioni di qualunque tipo dovute all’essere nata donna invece che uomo, la manifestazione secondo me non è valida.

E non è che devono esserci e basta, tutte queste persone. Devono mescolarsi.

Voglio dire.

Ho partecipato a manifestazioni per i diritti LGBT. Non è che gli etero stavano in fondo al corteo. Stavamo in mezzo. Insieme a tutti.

Ho partecipato a manifestazioni per i diritti dei lavoratori. Da disoccupata. Non è che mi mettevano in fondo perché non avevo un lavoro. Stavo in mezzo ai manifestanti.

Che storia sarebbe quella che sento in questi giorni, che gli uomini possono pure esserci ma li mettono in fondo al corteo?

Chi l’ha deciso che gli uomini devono stare in fondo al corteo? Perché devono stare in fondo al corteo?

Io non li voglio in fondo al corteo. Li voglio insieme a noi. Perché non vai da nessuna cazzo di parte se non siamo tutt* insieme, a fare questa cosa-

Non è una roba che riguarda solo me perché sono donna, questa. È una cosa che mi tocca da vicino, ma tocca pure chi è padre, fratello, nonno, marito, o potrebbe esserlo.

I diritti delle donne non riguardano solo le donne.

Come i diritti LGBT non riguardano solo i LGBT. Come i diritti di qualunque minoranza non riguardano solo le minoranze.

I diritti delle donne sono una questione che riguarda l’umanità. E nell’umanità ci stiamo tutt*.

Quindi ditemi che è una cazzata, questa degli uomini in fondo al corteo.

Perché se gli uomini stanno in fondo al corteo, io il corteo lo faccio con loro. E vaffanculo.

Cose di Milano che mi piacciono particolarmente #1

Allora non so se nei giorni scorsi vi è capitato di sentir parlare della Caserma Montello, dove a Milano saranno ospitati, fino al 31 dicembre 2017, 300 migranti.

Beh, io sì. Ho sentito parlare della caserma, ho sentito parlare Salvini di manifestazioni contro l’arrivo dei migranti, e soprattutto ho sentito parlare della Festa Solidale organizzata dal comitato Zona 8.

Bene, è stata oggi. Allora, con un bel po’ di ritardo (niente, ho dormito, ho fatto tardi) ci sono andata anche io. A vedere cosa succedeva. E niente. Non succedeva niente che non fosse una roba bella da vedere.

Certo, ti devono piacere alcune cose come il pranzo alla buona dove ti fanno il risotto dei volontari, o le bancarelle che vendono la qualunque per autofinanziarti, o i Sentinelli, grandi e alle prime armi. Devono piacerti l’accoglienza, le persone che hanno voglia di fare festa insieme e non di cacciare qualcuno perché ‘c’eravamo prima noi’, le orchestre di quartiere, gli adulti che si mettono a fare bolle di sapone.

Non devi avere paura di trovarti davanti le camionette della polizia, perché ce n’erano tante, e vorrei vedere, con quei ragni neri e quelle cimici verdi che andavano in giro a minacciare contromanifestazioni perché dovevano cacciare dei migranti rei di arrivare da paesi dove l’unica cosa che ti resta da fare è scappare.

Ma insomma, non è successo niente, come era ovvio. Il clima era bello, la giornata non proprio limpida ma non ci si poteva lamentare, in fondo è sempre il 1 novembre.

Allora a me quando Milano fa queste cose mi piace proprio, pensare che sono di Milano e che questa qui è la mia gente. Anzi, ve la presterei pure un po’, la milanesità che non va in giro rompendo le palle perché deve cacciare gente, ma che arriva e ti porta da mangiare, ti accoglie, magari si sente chiamare buonista ma non gliene frega un cazzo perché alla fine è sempre meglio essere chiamati buonisti che stronzi.

Vi lascio un po’ di foto. Guardate come sono belli quei pericolosi buonisti armati di bolle di sapone. Io fossi in voi andrei un po’ a giocare con loro, la prossima volta. Oh, fanno delle bolle di sapone enormi.

#casermamontello #milano

Pericolosi buonisti armati di bolle di sapone alla #casermamontello #milano

 

I Reclami Inutili – E pure sbagliati (è di scena Italotreno)

Allora oggi dovremmo essere tutti concentrati sul terremoto, che a me per dire sta creando un po’ di preoccupazione, visto che la metà dei miei amici degli ultimi anni si trovano sotto la linea gotica in zone dove è stato sentito abbastanza (stanno tutti bene, ma le scosse continuano, colgo l’occasione per ribadire un 2016 hai rotto il cazzo, che non fa mai male).

E invece no. Io ho una Reclamante Inutile (e pure un po’ incapace di leggere, adesso andremo insieme a scoprire il perché) che alle 13 e qualcosa mi invia questa mail:

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Ammetto che il primo istinto è stato rispondere “cosa devo fare per avere il rimborso?”, cit. Batchiara (ciao, Bat).

Poi ho pensato che non avrebbe capito e ho risposto in modo più o meno serio:

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Ora, io immagino che la signora, una volta ricevuta la mia mail, si incazzerà non poco. Ma mai quanto si incazzerà non appena troverà l’indirizzo corretto in cui le comunicheranno che no, a 12 anni i ragazzi non viaggiano gratis, semmai alla metà del biglietto intero.

Come tra l’altro si evince in fase di prenotazione (sì, lo so, non dovevo, ma sapete come siamo fatti noi ex operatori call center di un qualunque numero di prenotazione di biglietti ferroviari, ci ricordiamo le normative e ci viene la fantasia di controllare che le nostre informazioni siano ancora corrette. Io lo faccio ancora pure con quelle INPS, è una brutta malattia. Poi metti che in questo caso davvero i ragazzi a 12 anni viaggiavano gratis, spargevo la voce con tutte le mie amiche mamme. E invece mai una gioia, ma ho sempre ragione).

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Quindi io ve lo chiedo gentilmente. Al fine di risparmiarvi figure di palta qui sul mio blog, invece di reclamare per cose che invece sono corrette, tra l’altro con un tempismo incredibile (ma che davero un rimborso per un biglietto ferroviario per un minore è la vostra prima preoccupazione il giorno che c’è mezza Italia che trema? Uh, questo mi ricorda che devo fare un reclamo al FAI), usate internet con qualcuno che è capace di comprendere il testo, visto che voi non siete in grado, e non mandatemi Reclami Inutili al cubo.

Grazie e passate un buon ponte.

La settimana scorsa ero ottimista.

Venerdì con lo sciopero, durante una pausa, mi sono trovata nella saletta dedicata, quella con il distributore d’acqua, del caffè, di merendine e altre robe a base di olio di palma decisamente ingrassanti (provate i cookies, voi stolti, e poi ditemi che siete a dieta. Non ce la farete mai più) con la mia compagna di merende* e un’altra collega che non conoscevo. E di cui in effetti ancora adesso non conosco il nome.

La collega di cui non conosco il nome, ho scoperto, ha una sorella in coma da sette anni. Secondo i medici anche se si risvegliasse dal coma sarebbe comunque in stato vegetativo. La collega di cui non conosco il nome parlava di come i suoi genitori non si rassegnano. di come sarebbe giusto che questo Paese avesse finalmente una legge sull’eutanasia, perché va bene tutto, va bene che i genitori non vogliono rassegnarsi, e nessuno può dar loro torto, non sono tutti come Beppino Englaro, e probabilmente nemmeno la sorella della collega ha mai detto esplicitamente ‘smettete di curarmi se mi succede qualcosa di brutto’, ma una cosa del genere devasta chi rimane a guardare senza poter fare nient’altro che sperare in un miracolo, e i miracoli sono abbastanza rari, soprattutto se non ci credi.

E insomma, a parlare liberamente di questa cosa, con la compagna di merende che non sa cosa farebbe per sé ma non veniva a parlare di sacralità della vita e di santità del dolore, semplicemente diceva ‘io per me non lo farei’, con parecchi dubbi, comunque, ho pensato sul serio che il mondo forse aveva qualche speranza di farcela, che pure quando non parlo con i miei amici dell’internet (OMMIODDIOH L’INTERNET!) magari ogni tanto trovo barlumi di intelligenza, pure in sala pausa al lavoro, quel posto dove in genere senti parlare sempre e solo di figli, di indagini che non finiscono mai, di quanto sia colpa di Renzi qualunque cosa (nel mondo di fuori i grillini non si possono bloccare, sapevatelo),

Venerdì almeno la pensavo così.

Poi sono arrivate Goro e Gorino

*La compagna di merende è la collega che mi ritrovo sempre di fianco da qualche indagine a questa parte, a cui ieri cercavo di spiegare perché deve andare a mangiare la pizza fritta di Zia Esterina e i panzerotti di Senatore. Io ci tengo che le colleghe imparino cose nuove, che vi credete.