Cose serie.

Che io lo so, stanno succedendo cose assurde, in questi giorni. Le leggo sui giornali. Le seguo, spesso. Non ne parlo più tantissimo qui sopra. Anche se su medium l’altro giorno ho fatto un riassunto molto breve di quanto appreso nei primi 15 giorni del mese. 

Poi i primi 15 giorni sono passati. Ed è morto un operaio a Piacenza, messo sotto da un camion. Ora, secondo la questura è stato un incidente. Secondo i sindacati è stato omicidio. Io per me penso che uno che sta protestando legittimamente per le sue condizioni di lavoro fuori dal suo posto di lavoro non può morire investito. È una roba assurda.

Penso anche, ma qui forse la mia è prevenzione, che se fosse stato un operaio italiano, a morire in quel modo, ora ci sarebbero i giornali con questa roba in prima pagina. Invece era un operaio immigrato, addirittura di quelli che arrivano dai paesi islamici. E allora anche chi se ne importa. Però io sono prevenuta, eh. Lo so da me.

C’è stato anche un caso di eutanasia, in Belgio. Un ragazzo di 17 anni malato terminale ha chiesto ai suoi di morire. E i suoi hanno detto sì. La legge in Belgio lo prevede. Perché il Belgio ha un sacco di problemi, eh, ma almeno su questo ti permette di scegliere.

Solo che qui questa cosa non piace. Perché qui siamo intrisi nella cultura che santifica il dolore. La vita qui è sacra anche se è una vita di merda o finirà comunque in tempi brevi. Ma vuoi mettere avere conquistato la santità, il paradiso, l’approvazione dei tuoi vicini di casa perché hai rifiutato l’eutanasia a una persona che stava soffrendo e pure inutilmente, visto che comunque era destinata a morire e a tua volta ti sei caricato della sua sofferenza? Eh, son cose, sai. Bisogna santificare la vita in quanto vita. Pure se fa schifo.

(ve lo dico, io sono per la libertà di scelta e auspico una legge sull’eutanasia in questo Paese il prima possibile. Che sarà sempre troppo tardi, comunque. Quindi per la santificazione del dolore bussate altrove che non è aria)

Poi c’è stato un padre che non ha fatto fare i compiti delle vacanze al figlio e ha scritto una lettera alla maestra per spiegare che gli ha fatto fare un sacco di cose più divertenti, tipo costruire un tavolo. E insomma, qui non mi dilungherei troppo perché secondo me questa roba sta prosciugando abbastanza tutti i miei contatti, è solo che tra un anno magari me ne sarò scordata, e se me lo appunto mi ricorderò che cose cretine succedevano in questo Paese nell’anno 2016.

Poi tre giorni fa è morto Ciampi. E lì mi sono commossa. Perché sono stata abbastanza grande per apprezzarlo come presidente della Repubblica, e perché è stato uno per cui ho discusso con amiche, di persona, non su internet, difendendolo in casi in cui aveva pienamente ragione.

Ho pensato che sono tre, le persone legate alla politica per cui sono stata e sono disposta a litigare con gli amici (con quelli di cui non mi frega un cazzo mica litigo). Uno era Pertini. Uno è Pisapia. Il terzo era Ciampi.

E quando ho saputo la notizia mi è presa una fitta al cuore, e mi sono sentita un po’ orfana. Non scherzo. Quest’anno sono morte fin troppe persone, eh. Alcune mi piacevano più di altre. Ma Ciampi mi ha fatto velare gli occhi, mi son dovuta alzare per andare in bagno a lavarmi la faccia, e mi è passata la voglia di dire cazzate per qualche ora.

Poi vabbé, ho letto Salvini e quel che gli è uscito di bocca, e insomma. Ho smesso di essere triste e mi sono incazzata. Tutto normale.

E niente. Questo mese sta andando un po’ così. Però nel mio piccolo sto facendo cose belle. Magari un giorno ve le racconto. Oggi no. Oggi vi lascio un pezzo di anni ’70 trovati venerdì in Darsena.

#darsena #anni70 #lottaproletaria

 

 

A proposito di #fertilityday

È un po’ tutto il giorno che la mia bacheca facebook è impestata di discussioni e immagini della campagna promossa dal Ministero della salute con a capo la Ministra Lorenzin (googlate, se non sapete ancora chi è. Non fatemi cercare le sue schifezze, per cortesia) per la promozione di una gestione responsabile della capacità riproduttiva delle donne. Sì, non è proprio così, che recita la campagna, però è quello che ho capito io.

Che di suo non sarebbe stato nemmeno così terribile, non fosse che a leggere l’inizio delle 137 pagine messe a disposizione dal Ministero per questa iniziativa sembra di trovarsi davanti a un testo redatto direttamente da qualche responsabile del MinCulPop di fascista memoria. E non scherzo.

Quando ho letto le prime didascalie ho pensato alla battaglia del grano, ci mancava un Mussolini che invece di mietere il grano in mezzo al campo si preparava a ingravidare una serie di donne felici di donare la propria fertilità per il bene della Patria.

Ecco, questo è un problema, per dire. Non so se incazzarmi o ridere di questa campagna, un po’ mi fa incazzare ma un po’ mi fa venire voglia di percularla in pieno stile Fascisti su Marte.

Epperò non è una cosa su cui scherzare troppo, considerando che a un problema serio come la natalità infantile sempre più bassa e l’età sempre più avanzata delle coppie che riescono a trovarsi in condizioni decenti per pensare di mettere al mondo molto spesso un solo figlio (perché poi l’età che aumenta è quel che è, e lasciando perdere la questione della fertilità il vero problema è che i figli crescono con genitori magari mentalmente giovani, ma con corpi così avanti negli anni da non riuscire a star loro dietro proprio fisicamente. Credetemi, so di cosa parlo. I miei genitori sono di una generazione presessantottina, e sono comunque stati due precursori della procreazione in età non più giovane. Si parla di persone che dovrebbero avviarsi verso il ruolo di nonni comodamente costrette a rimettersi in gioco non tanto da un punto di vista mentale ma fisico come genitori. Non è semplice. Si fa, eh. Tutto si fa. Ma non è semplice. E se non credete a me parlatene con qualche primipara che si trova con figli piccoli dopo i 40. O con uomini che sono diventati padri dopo i 45. Sono contenti di essere genitori, e ci mancherebbe, più voluto di così un figlio non può essere, ma non è una passeggiata di salute. Considerando che non lo sarebbe stata nemmeno venti anni prima, facciamo che ci siamo capiti) il Ministero riesce a rispondere solo con un ennesimo tentativo di pressione sociale esercitato, al solito, sulla donna.

Perché è chiaro che si parla della fertilità femminile. Perché in ogni pagina si sente l’esaltazione nemmeno troppo velata del ruolo di mamma. Perché ci sono di nuovo tentativi di demonizzare la procreazione assistita, roba anche vergognosa. Perché non c’è un cenno che sia uno sulle politiche realmente necessarie per poter parlare in modo serio di possibilità di mettere al mondo figli anche senza aspettare una stabilità economica sempre più distante nel tempo: asili nido accessibili a tutte le fasce economiche e soprattutto diffusi capillarmente sul territorio italiano, reali misure a protezione delle donne lavoratrici che decidono di avere figli, politiche di sostegno previste anche per le tante libere professioniste, ma politiche vere, non solo il sussidio economico o le settimane di maternità obbligatoria che potranno essere accumulate per il calcolo della pensione. E chi la vedrà la pensione, di questo passo?

No, quel che serve è garantire alle future madri una sicurezza, che è quella di poter lasciare i propri figli in luoghi sicuri e raggiungibili soprattutto durante i primi mesi, sapere che c’è qualcuno di fidato che se ne prende cura, così da farle lavorare tranquillamente. Anche pensare a nidi aziendali diffusi poteva essere una buona idea, porca miseria, perché nei tabacchifici del ventennio fascista, dove lavoravano soprattutto donne, erano previsti i nidi e noi non siamo nemmeno in grado di pensare a misure di questo tipo?

Ovviamente queste cose, che sarebbero utili, necessitano di soldi. Che o non ci sono o per qualche motivo non si è disposti a spendere per una cosa del genere che garantirebbe davvero una diminuzione della disparità tra uomo e donna nella società italiana (a proposito, un’altra bella idea sarebbe cominciare a mettere in testa a tutti, madri, padri, figlie e figli, per tacer dei nonni e delle nonne, che i figli si fanno in due e si curano in due, non è che la donna è deputata alla cura amorevole dei figli e quindi è lei che li nutre quando finisce il periodo dell’allattamento al seno, ove presente, che si alza di notte, che è responsabile della loro pulizia, che si occupa di tutto quello che esiste di materiale, incluso stare a casa dal lavoro quando sono malati, ma esistendo anche un padre è bene che ci si divida questo aspetto equamente. sì, lo so che Costanza Miriano non sarà contenta, ma a noi di quel che pensa Costanza Miriano non ci frega un cazzo. Il problema è che siamo sempre in pochi, a non interessarcene. Ma vogliamo mettere la tranquillità psicologica con cui una donna potrebbe pensare di mettere al mondo un figlio anche prima dei 35 anni se avesse anche questo aiuto mentale dalla sua?)

Quindi è più facile organizzare campagne a favore della fertilità, sovraccaricare le donne di una responsabilità che non è più solo individuale ma collettiva, e siamo tutti contenti. Abbiamo il capro espiatorio per eccellenza.

E insomma, io su questa cosa credo che dovrò tornarci, nei prossimi tempi, perché a dirla tutta l’idea che non solo non mi viene ancora riconosciuta una completa autonomia nelle scelte che mi riguardano, ma addirittura qualcuno vorrebbe stabilire che la mia fertilità addirittura è un bene comune su cui chiunque ha voce in capitolo, un po’, mi manda ai matti.

Se avessi 20 anni starei andando a spaccare i vetri alle finestre di Beatrice Lorenzin. E non sto scherzando.

 

Aggiornamento

Qui potete leggere una lettera aperta alla Ministra, scritta da un gruppo di psicologi e psicologhe, che spiega bene il problema della campagna promossa nei termini scelti.

Il problema non è la preghiera

Che io non ami Costanza Miriano è abbastanza risaputo.

La trovo ignorante, supponente, tirannica (nonostante faccia finta di raccontare che la forza delle donne è la sottomissione. Se lei è sottomessa io sono Napoleone, ma tant’è, mi risponderebbe che è una peccatrice, autoassolvendosi nel nome del suo Dio, e quindi pure a farle notare le discrepanze tra ciò che predica e ciò che dimostra nei fatti è scopare il mare, quindi meglio lasciar perdere), e retrograda. È una che ci farebbe tornare a prima dell’eliminazione del delitto d’onore dal codice penale, se solo gliene dessimo la facoltà.

Però.

Nel caso del terremoto che ha colpito la zona tra il Marchigiano e il Reatino non lo stava facendo sbagliato. Aveva cominciato con alcuni post di servizio, che per quelli che la seguono sono comunque importanti. Se pure sei una pessima persona in fatto di diritti ma riesci a dare indicazioni utili ai retrogradi come te, hai una tua utilità e la sfrutti bene.

Pure sulla storia del pregare per le vittime del terremoto, so che sto per dire qualcosa di impopolare tra i miei amici atei, ma la preghiera pubblica non è sciacallaggio. La preghiera è sempre stata parte integrante della vita dei cattolici, anche in altri secoli. Per chi crede (ovvio che chi non crede non se ne fa nulla) è importante affidare le anime a Dio, e non è visto come scandaloso farlo pubblicamente. E sì, anche l’annuncio della preghiera attraverso facebook non è una cosa deprecabile. Sempre per chi ci crede. La chiesa ha sempre usato i mezzi a sua disposizione per arrivare a tutti quelli che potevano essere convertiti, o a cui poteva essere annunciata la buona novella.

A dire il vero una preghiera non fa mai male a nessuno, pure a chi non crede. Non la senti, una preghiera. Non ti leva la pelle. Non ti uccide.

Pure la questione delle indulgenze esiste e continuerà a esistere, soprattutto in presenza di anni santi, e questo grazie o per colpa di Papa Francesco lo è.

Quindi nulla di strano che una cattolica praticante, per quanto antipatica possa starci, voglia chiedere l’indulgenza per le anime dei morti nel terremoto.

Il problema, per quanto mi riguarda, è la personalizzazione che ne sta facendo. Oh, magari è un problema mio, eh. Magari non c’è nulla di male, magari è che mi sta davvero sulle palle lei. Ma trovo davvero sgradevole prendere i nomi delle vittime, uno a uno, e invitare ad autoassegnarsene una ciascuno per chiedere un’indulgenza ad personam.

Voglio dire, non basta la preghiera collettiva? Non basta un rosario? Non puoi organizzarlo senza scomodare i nomi e cognomi, quindi le storie, di persone che non conosci e che per quanto tu possa saperne magari ti avrebbero presa a calci nel fondoschiena se avessi provato a pregare per loro?

A me viene in mente mio nonno, che per anni ha cercato di evitare il prete del paese in cui è nato e in cui negli ultimi anni trascorreva le vacanze come villeggiante, che scappava appena il Don Federico andava a dare la benedizione alle case dei villeggianti, appunto.

Insomma, il nonno scappava dal prete e invece se lo è trovato davanti quando è morto, perché come è ovvio ha avuto un funerale in chiesa. Perché è la tradizione. Perché un funerale non si nega a nessuno.

Ecco, se tra quella gente ci fossero persone che non volevano assolutamente parlare di Dio, ma perché devono essere prese a forza pure dopo morte, una a una, e nominate pubblicamente per ricevere un’indulgenza?

Questo è il problema. Non la preghiera collettiva, o pubblica, che non urta. Non infastidisce. Manco la senti.

Questa richiesta di indulgenza ad personam è troppo ostentata per non avere il sapore dello sciacallaggio. Perché si riesce a essere sciacalli pure nel nome di Dio. Lo sappiamo tutti e lo sappiamo da secoli.

Ed è un peccato.

Perché per una volta lo stava facendo bene. Evidentemente non ce la può fare.

(non la linko e nemmeno la screenshotto, tanto sapete dove trovarla)

I Reclami Inutili – Un Non Reclamo per @InfoAtac

Oggi i Reclamanti mi hanno stupita.

Vabbé. Non tutti. Una. Si tratta in realtà di una Non Reclamante. Al contrario, mi è arrivata, sempre per il solito disguido per cui appena si digita Reclami Atac su google spunta fuori l’indirizzo del mio personalissimo Ufficio Reclami, una mail di solidarietà nei confronti di un autista Atac.

E insomma, poiché è merce rara, io intanto ve la faccio leggere. Siate clementi con gli errori di ortografia. Per una volta non esercitiamo il puntarcazzismo ma dedichiamoci al contenuto.

Un reclamo che non è un reclamo

Secondo me questo momento di solidarietà verso un autista che non ha fatto altro che il suo lavoro non dovrebbe andare sprecato, quindi vi affido un compito. Lo so che è agosto e vi pesa il culo, pesa pure a me, ma sul sito Atac c’è una roba farraginosa per segnalare robe, quindi io vorrei un contatto diretto. Mi basta pure una mail.

Se ce la fate, mi trovate un indirizzo mail a cui inoltrare quella della signora qui sopra?

Io provvedo a twittarlo pure a quelli di @InfoAtac. Ehi, voi, se ci siete, potete contattarmi anche tramite twitter e darmi una mail così vi inoltro tutto?

Ah, per cortesia, NON usate ufficioreclami2@yahoo.it che altrimenti siamo punto e a capo. E NON FATE I BUFFONI CHE VI CONOSCO.

Dio è morto, Marx è morto e io invece no.

Sono qui che continuo a fare gente, vedere cose e scattare foto (questo mese sto facendo un servizio fotografico in bianco e nero a Milano, poi vi spedisco a guardarle tutte sul mio tumblog aperto per l’occasione. Però una cosa alla volta).

Bisticcio pure su internet, anzi, più che bisticciare commento. Oh, non avete idea di quello che circola. Per dire, solo questa settimana ho trovato dei maschilisti schifosi su Radio Globo, gente che durante una trasmissione dà della cagna a una ragazza. E che se le fai notare che non è esattamente una cosa divertente ti insulta in diretta e distorce i tuoi post. A un’ascoltatrice e a Pasionaria è successo questo. Poi siccome Pasionaria non è che sta zitta è successo un casino, è intervenuto pure il Telefono Rosa. Se volete dare un’occhiata alle discussioni che sono sorte intorno alla questione, fatelo con un buon antiacido alla mano.

Poi chi altro ho commentato? Ah, sì. Gramellini. Lui non ve lo linko. Anzi, sì. Insomma, ha scritto una roba che di sicuro avete letto. Chi di noi non ha un amico che ama Gramellini e provvede a leggerlo e a condividerlo? Oppure chi di noi non ha qualcuno che non sopporta Gramellini ma lo legge tutti i giorni e appena trova qualcosa che fa a pugni col cervello scritto da lui lo condivide per farci vomitare tutti insieme? Ecco, io ho gli amici della seconda specie e sono l’amica della seconda specie per molta gente. Ma se soffro io dovete accollarvi un po’ di sofferenza pure voi.

Quindi di sicuro avete letto il suo post in cui invita i fratelli musulmani a dissociarsi dall’Isis (chissà se si devono dissociare pure quelli morti a Kabul ieri) perché ce lo devono, e ha tirato in ballo Guido Rossa che secondo lui è morto per difendere il suo benessere da operaio duramente conquistato per mettersi contro le BR (!). Sempre secondo lui le BR in Italia sono state sconfitte quando i comunisti hanno smesso di chiamarle compagni che sbagliano ma le hanno chiamate terroristi, quindi anche l’Isis evidentemente sarà sconfitto quando i musulmani per bene che conosce lui si metteranno di traverso contro l’Isis prendendo le distanze.

Ora, io i musulmani che prendono le distanze li vedo da tempo. Francamente trovo anche un po’ semplicistico parlare in questo modo del terrorismo rosso, come se davvero per estirparlo bastasse la gente che dice ‘io non ci sto’. Col cazzo. Trovo anche parecchio offensivo far passare l’idea che chi era comunista negli anni ’70 in fondo fosse stato connivente con le BR fino a quando non hanno esagerato (che poi, quand’è che hanno cominciato a esagerare, secondo Gramellini? Al primo rapimento? Con la morte di Moro? Magari secondo lui anche le manifestazioni per la casa promosse da Curcio e compagni erano esagerate? Tipo, Claudio Varalli e Giannino Zibecchi se la sono cercata, la morte di manifestazione? O l’esagerazione è stata quando è morto Guido Chiesa e le BR hanno cominciato a toccare pure gli operai? Quindi chi è stato toccato prima secondo Gramellini era sacrificabile? E secondo lui ai comunisti piaceva vedere gente rapita o ammazzata? Non so, io non c’ero, ma dopo aver letto un po’ di roba su quegli anni e l’opinione che le BR avevano del PCI direi che pure Gramellini o non c’era o dormiva della grossa.

Comunque, siccome a me non frega niente di sentire i fratelli musulmani che si dissociano, perché la gente si dissocia quando qualcuno fa cose mettendola in mezzo, e per me i musulmani non sono automaticamente amici dell’Isis (un po’ come dire che siccome sono italiana io sono sicuramente connivente con la mafia, o con la ‘ndrangheta, visto che in Lombardia abbiamo quella, e ogni quattro secondi mi devo dissociare altrimenti mi considerano connivente), però ho buoni occhi, buone gambe e mi funziona correttamente internet per cercare le notizie su quel che succede nel mondo, so che da anni appena c’è un attentato rivendicato dall’Isis ci sono decine di musulmani che si dissociano.

Partecipano pure alle manifestazioni, eh. Le organizzano. Quindi ho pensato di chiedere a Gramellini, con un commento sul link di facebook al suo scellerato Buongiorno, se per caso la sua connessione internet è sempre guasta, quando i musulmani si dissociano.

Oh. Oggi Gramellini, a cui deve essere bruciato non trovare il plauso popolare dopo che ha detto ai fratelli musulmani che devono dissociarsi dall’Isis (non dall’Islam, perché l’Islam non è l’Isis, e non sarà mai ripetuto abbastanza. Se qualcuno lo pensa scappate a gambe levate perché se va bene è un ignorante e se va male è un razzista. In entrambi i casi, meglio non frequentarlo), ha scritto un altro buongiorno.

Questo ve lo linko, perché sono un po’ orgogliosa. Eh, sì, perché il ‘buon’ Gramellini ha raccolto alcuni commenti sotto la sua pagina. E uno di quelli contro il suo articolo è il mio. 

Siccome sono parecchio orgogliosa, ho pure lo screenshot:

gramellini

E niente, che dire, oggi mi hanno detto che ho vinto l’internet. Pensavo anche di mettere in curriculum che Gramellini mi ha citata in uno dei suoi Buongiorno.

Però non so, metti che qualcuno lo odia follemente, legge il mio CV e lo cestina perché c’è scritto Gramellini.

Vabbè. Son successe altre cose, questa settimana. Ma son robe su Genova, e io non è che ho tanta voglia di parlarne. Magari facciamo un’altra volta. Che a quanto pare c’è ancora bisogno di parlare, di Genova.

Invece se volete leggere qualcuno che ha scritto cose migliori su Gramellini vi faccio leggere un articolo di Sabika Shah Povia* e uno di Leonardo. 

*quello a cui Gramellini risponde nel suo Buongiorno di oggi. Oh, non gli è scappato nemmeno per sbaglio il nome della giornalista e un link al suo articolo, eh. Che grande professionista.

Costanza Miriano e i cattivi musei di Roma

Un piccolo vademecum per la nostra amica Costanza Miriano che non sa che i suoi figli entrano gratis in tutti i musei di Roma statali e comunali, almeno fino ai 18 anni.

Artintasca

Ce l’avete presente, Costanza Miriano?

Se non ce l’avete presente diciamo che non è grave, ma ve la riassumo in breve. Costanza Miriano è una giornalista in forze a Rai Vaticana. È cattolica praticante, ha scritto dei terribili libri in cui spiega alle donne che devono essere sottomesse,  partecipa alle letture delle Sentinelle in Piedi per opporsi ai diritti delle coppie omosessuali e ultimamente alla 194, è amica di Mario Adinolfi e non sa assolutamente nulla della città in cui vive.

Tralasciamo buona parte della presentazione e soffermiamoci sul ‘non sa assolutamente nulla della città in cui vive’. Che poi sarebbe Roma.

Come faccio a dire questa cosa?  Ho una dimostrazione pratica:

Costanza e i musei di roma

Ora. Io ho vissuto parecchio tempo a Roma e ho girato per tutti i musei.

E posso confermare che ciò che dice la signora non ha nulla a che vedere con i musei che dipendono da Comune e…

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